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Auto elettriche, una riserva di litio alle porte di Roma?

Litio Roma Materie Prime

Come mai un’azienda mineraria australiana è tanto interessata al sottosuolo laziale? Parliamo di Vulcan Energy, con sede a Perth, in Australia, appunto, ma parecchio attiva nel Vecchio continente. Soprattutto da quando più o meno tutti i governi occidentali hanno deciso di imprimere una accelerazione risolutiva nella transizione, nell’automotive, dai vecchi motori endotermici a quelli elettrici. Nemmeno a dirlo, gli australiani sono in cerca di tutti quei minerali essenziali per costruire le batterie e alle porte di Roma potrebbe giacere un giacimento di litio finora indisturbato.

COSA SAPPIAMO DELLA POSSIBILE MINIERA DI LITIO “SOTTO” ROMA

L’azienda mineraria australiana ha ottenuto un permesso di ricerca per esplorare un pozzo scoperto da Enel nel 1974 a circa 1.390 metri di profondità. Si tratta di una regione di 11,5 chilometri quadrati a Cesano, a 20 chilometri da Roma, geologicamente molto promettente per via dell’attività del sottosuolo, visto che risiede all’interno della regione vulcanica dei Monti Sabatini, proprio al confine meridionale della caldera di Baccano. Da quanto si apprende, le analisi preliminari hanno individuato nel 1975 campioni di “salamoia calda” con un elevato contenuto di litio, stimato tra 350 e 380 milligrammi per litro. Una vera e propria miniera d’oro nel sottosuolo laziale, dato che per produrre le auto del futuro serviranno immense quantità di litio.

La stessa Vulcan, dopo aver esaminato i risultati storici, sostiene che potremmo trovarci per le mani (o meglio, sotto i piedi), uno dei gradi di litio più elevati a livello mondiale mai registrati in un ambiente geotermico con falda acquifera confinata. E sarebbe stata proprio l’attività geotermica nel sottosuolo di Cesano a permettere una produzione in grande quantità di litio, proprio alle porte di Roma. Tant’è che Vulcan parla già di risultati “molto incoraggianti” anche per le condizioni favorevoli del luogo che permetterebbero il recupero del minerale “senza alcun trattamento preventivo” e a “velocità di recupero molto elevate”.

LE ATTIVITA’ DI VULCAN IN EUROPA

Localizzata dall’altra parte del mondo, perfino in un altro emisfero, Vulcan guarda da tempo all’Europa. In Germania ha avviato il progetto “Zero Carbon Lithium” incentrato sullo sfruttamento di brine geotermiche nell’Alta Valle del Reno. Si tratta di un modo di rinvenimento del litio che promette di essere più “green” rispetto a quello tradizionale, volto a a generare energia geotermica e produrre idrossido di litio con sistemi di estrazione e raffinazione sostenibili. Inoltre, proprio recentemente, Vulcan ha siglato accordi di fornitura con diversi costruttori localizzati nel Vecchio continente, come Renault, Stellantis e Mercedes-Benz, che hanno iniziato la loro corsa verso le motorizzazioni elettriche e sono alla ricerca di nuovi fornitori.

 

L’ALTRA FACCIA DELL’ESTRAZIONE DEL LITIO

Resta da chiarire l’eventuale impatto sull’ambiente e sulla salute di una simile attività mineraria. Proprio pochi giorni fa, la Serbia ha annullato, seppur a malincuore, tutti i decreti, le disposizioni, gli atti, i permessi e ogni altra decisione – compreso il piano territoriale – che avrebbero permesso al gruppo Rio Tinto di procedere con l’estrazione del preziosissimo minerale nell’ovest del Paese balcanico.

LA QUERELLE TRA SERBIA E RIO TINTO

Secondo il governo serbo, da Rio Tinto “non sono giunte sufficienti informazioni sul progetto e sulle garanzie per l’ambiente, né al governo né ai cittadini della regione interessata dalla miniera.” È pur vero che la Serbia il 3 Aprile andrà al voto e probabilmente l’esecutivo temeva ripercussioni, dato che le miniere stanno creando parecchio malumore, tra l’opposizione e le associazioni ambientaliste. La premier, Ana Brnabic, ha accusato apertamente gli Usa, la Fondazione Rockfeller, organizzazioni britanniche e tedesche di aver sostenuto e finanziato negli ultimi mesi le proteste dei gruppi ecologisti.

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