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Acciaio, cosa prevede il nuovo sistema di dazi e quote dell’Unione europea

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno trovato un accordo per limitare le importazioni di acciaio e aumentare i dazi: l'obiettivo è proteggere l'industria siderurgica comunitaria, in gravi difficoltà. Ecco cosa prevedono le nuove misure.

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno trovato un accordo per limitare la quantità di acciaio che può essere importata nel territorio comunitario e per aumentare i dazi sui volumi eccedenti. L’obiettivo di queste misure è il contrasto della cosiddetta “sovrapproduzione”, cioè l’eccesso di offerta di acciaio a livello internazionale rispetto alla domanda, che sta facendo scendere i prezzi di vendita della lega e abbattendo la redditività dell’industria siderurgica europea.

In particolare, le acciaierie europee non riescono a competere con i prezzi dell’acciaio cinese – Pechino è la maggiore esportatrice siderurgica al mondo e sussidia i produttori – perché hanno costi di produzione molto più alti, legati anche ai prezzi elevati dell’energia e al rispetto delle normative sulle emissioni inquinanti. Dal 2008 l’industria siderurgica europea ha perso centomila posti di lavoro.

COSA PREVEDONO LE MISURE EUROPEE SULL’ACCIAIO

Il Parlamento e il Consiglio hanno accettato le misure proposte lo scorso ottobre dalla Commissione europea: la quantità di acciaio che sarà possibile importare liberamente nell’Unione europea verrà quasi dimezzata, scendendo a 18,3 milioni di tonnellate all’anno (il 47 per cento in meno rispetto al 2024, per la precisione); i dazi sui volumi eccedenti saranno raddoppiati e portati al 50 per cento.

Al momento, le acciaierie europee stanno operando in media al 65 per cento della loro capacità: c’entra l’aumento delle importazioni, che a sua volta è una conseguenza delle barriere tariffarie alzate dagli Stati Uniti, che hanno provocato un riorientamento dei flussi commerciali. Bruxelles conta che, grazie alle nuove misure, questi stabilimenti potranno arrivare a utilizzare l’80 per cento della loro capacità.

DA DOVE ARRIVA L’ACCIAIO IMPORTATO NELL’UNIONE EUROPEA

Nel 2025 l’acciaio importato nell’Unione europea proveniva principalmente dalla Turchia, dalla Corea del sud, dall’Indonesia, dalla Cina, dall’India, dall’Ucraina e da Taiwan.

Le nuove misure restrittive – che devono ancora essere approvate formalmente dal Parlamento e dal Consiglio – obbligano gli importatori a dimostrare la provenienza dell’acciaio, in modo da tracciare il paese in cui è avvenuta la fusione e la colatura ed evitare l’aggiramento delle norme.

IL DISTACCO DALLA RUSSIA

Le autorità europee hanno anche confermato l’obiettivo di azzerare gli acquisti di acciaio dalla Russia, possibilmente entro il settembre del 2028. Nel 2025 l’Unione europea ha importato oltre 3,5 milioni di tonnellate di lastre d’acciaio russo.

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