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Cosa faranno Ue e Australia sui minerali critici

L'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e l'Australia prevede anche una serie di accordi sui minerali critici: si comincia con terre rare, litio e tungsteno. Ecco cosa sappiamo.

L’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e l’Australia, concluso oggi dopo otto anni di negoziati, prevede l’eliminazione dei dazi su quasi tutte le esportazioni australiane di minerali critici, cioè le materie prime essenziali per la difesa, le tecnologie digitali e l’energia pulita.

IL VANTAGGIO DELL’AUSTRALIA

L’Europa è una grande consumatrice di minerali critici. La Cina ne è la produttrice principale, in termini generali, ma Bruxelles la considera una “rivale sistemica” e vorrebbe perciò evitare di sviluppare una dipendenza ancora più profonda, anche per proteggersi dagli usi geopolitici delle forniture.

L’Australia è anch’essa una grande produttrice di materiali critici, con il vantaggio affine all’Europa sul piano politico: “l’Unione europea e l’Australia saranno anche geograficamente distanti, ma non potremmo essere più vicini per quanto riguarda la nostra visione del mondo”, ha dichiarato a questo proposito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

LE PAROLE DI VON DER LEYEN SULLA CINA

Intervenuta al parlamento australiano, von der Leyen ha detto che “sia per l’Europa che per l’Australia, instaurare un rapporto corretto con la Cina è un imperativo strategico, ed è per questo che dare vita al nostro partenariato sui minerali critici sarà fondamentale per il nostro successo. Non possiamo dipendere eccessivamente da un unico fornitore per materie prime così cruciali, ed è proprio per questo che abbiamo bisogno l’una dell’altra”.

I PROGETTI SULLE TERRE RARE, IL LITIO E IL TUNGSTENO

La collaborazione mineraria tra l’Australia e l’Unione europea inizierà con quattro progetti dedicati alle terre rare, al litio e al tungsteno. I dettagli non sono ancora stati rivelati, ma il loro sviluppo su scala industriale potrebbe essere complicato dall’influenza notevolissima che la Cina esercita sulle filiere di tutti i metalli citati, e di conseguenza sui loro prezzi.

L’Australia possiede le quarte maggiori riserve al mondo di terre rare, un gruppo di diciassette elementi –  come il neodimio e lo scandio – fondamentali per i settori dell’elettronica, della difesa e dell’energia. Oltre alla vastità dei depositi, l’Australia può esibire anche il fatto di ospitare l’unica azienda attiva nella raffinazione di terre rare pesanti (un sottogruppo) al di fuori della Cina, ovvero Lynas.

Le riserve australiane di litio – il metallo critico per le batterie che alimentano i veicoli elettrici e immagazzinano l’elettricità rinnovabile – sono le seconde più grandi al mondo. La Cina, però, controlla all’incirca il 60 per cento della capacità globale di raffinazione: è un anello cruciale della filiera, dato che le fabbriche non utilizzano il minerale grezzo bensì il materiale lavorato.

– Leggi anche: Non solo Intel: Trump vuole diventare azionista anche di Lithium Americas

Il tungsteno, infine, viene utilizzato per le munizioni. Il principale produttore è la Cina, con una quota di mercato che si aggira sull’80 per cento. Nel 2023 la società australiana Group 6 Metals ha riaperto la miniera di tungsteno di Dolphin sull’isola della Tasmania, chiusa dal 1992.

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