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Acciaio, ecco come Biden trumpeggia contro la Cina. E l’Europa…

L'Unione europea e gli Stati Uniti si sono accordati per estendere la tregua sull'acciaio e l'alluminio: niente dazi fino a marzo 2025. Ma Washington ha obiettivi più alti: portare Bruxelles dalla sua parte contro la Cina. Tutti i dettagli.

 

Giovedì 28 dicembre gli Stati Uniti hanno annunciato un prolungamento ulteriore della sospensione delle tariffe doganali sull’acciaio e l’alluminio europei fino al 31 dicembre 2025. L’accordo precedente, del 19 dicembre, si fermava a marzo 2025; in cambio, l’Unione europea si impegnava a non imporre misure commerciali di ritorsione.

COME SIAMO ARRIVATI A QUESTO PUNTO

I dazi statunitensi, del 25 per cento sull’acciaio e del 10 per cento sull’alluminio, erano stati imposti nel 2018 dall’allora presidente Donald Trump, che li aveva giustificati con la difesa della sicurezza nazionale; ne era nata una guerra commerciale – l’Unione europea aveva imposto tariffe su una serie di prodotti americani tipici, come il bourbon e le motociclette Harley-Davidson – terminata nel 2021 con una tregua, ma non con una pace vera e propria.

Dal gennaio 2022 gli Stati Uniti, sotto la guida di Joe Biden, hanno sostituito le tariffe con delle quote di importazione. L’estensione della tregua per altri due anni sposta la risoluzione della vicenda ben oltre le elezioni statunitensi ed europee del 2024: significa che al tavolo negoziale potrebbero sedere di nuovo i rappresentanti dell’amministrazione Trump, considerata meno accomodante (quantomeno nei modi, più che nei fatti).

Biden ha dichiarato giovedì di aver stabilito che “determinati volumi di importazione ammissibili di articoli in acciaio dall’UE non rischiano più di compromettere la sicurezza nazionale”.

IL VERO OBIETTIVO DEGLI STATI UNITI: COLPIRE LA CINA

Il sistema di quote applicato dagli Stati Uniti nel 2022 doveva coprire inizialmente un periodo di due anni; Washington e Bruxelles avrebbero cioè dovuto accordarsi su delle misure condivise per gestire il problema della sovraccapacità siderurgica sul mercato entro la fine del 2023; le trattative, però, sono andate in stallo. Dallo scorso ottobre, quando si è tenuto il vertice UE-USA sul partenariato transatlantico, gli Stati Uniti hanno allora cominciato a proporre agli europei un prolungamento della sospensione dei dazi in modo da aumentare il tempo a disposizione per le trattative.

Washington ha un obiettivo ambizioso: non vuole soltanto risolvere la disputa commerciale con Bruxelles, ma intende creare un sistema internazionale per la gestione della sovraccapacità siderurgica e per la promozione della produzione di acciaio “verde”, cioè a basse emissioni. Questo sistema – chiamato Accordo globale sull’acciaio e l’alluminio sostenibili o GASSA, da Global Arrangement on Sustainable Steel and Aluminum – punta in ultima istanza a contrastare la Cina, che è sia il primo paese produttore di acciaio, sia il paese responsabile della maggiore quantità di emissioni di gas serra.

Washington, ma anche Bruxelles, accusano Pechino di saturare i mercati con delle quantità eccessive di acciaio che, dato il loro basso costo, danneggiano le aziende siderurgiche europee e statunitensi. L’America, dunque, sta sfruttando la motivazione ecologica come un’arma per colpire la Cina, restringendo i mercati di sbocco delle sue merci e provando a rallentarne l’ascesa economica, di concerto con gli europei e con gli altri alleati.

COSA PENSANO I PRODUTTORI DI ACCIAIO E ALCOLICI

Al di là delle motivazioni geopolitiche, dal lato commerciale la tregua è stata giudicata positivamente sia dai produttori d’acciaio europei, sia dai produttori statunitensi di alcolici (che erano colpiti dalle ritorsioni europee). In Italia Federacciai ha criticato la Commissione per i piani sulla siderurgia green: il presidente Antonio Gozzi, intervistato da Repubblica, ha detto che “nessuno a Bruxelles ha fatto una minima analisi di costi e benefici per capire se i forti investimenti in decarbonizzazione sarebbero stati economicamente sostenibili per le aziende siderurgiche a ciclo integrale. Per riconvertire 20 milioni di tonnellate, sulle 90 prodotte in Europa, servono 20 miliardi di investimenti. Chi li finanzia? È un paradosso che l’Europa, nata dalla CECA, comunità del carbone e dell’acciaio, non abbia fatto niente per salvare le sue produzioni siderurgiche a ciclo integrato”.

Il sistema di quote messo a punto dagli Stati Uniti permette l’importazione tariff-free di 3,3 milioni di tonnellate di acciaio e 384.000 tonnellate di alluminio europei all’anno; le quantità eccedenti sono soggette a dazi. La Commissione europea pensa che il sistema sia troppo rigido e ineguale, perché nel 2022 la siderurgia europea è stata soggetta a tariffe americane per circa 260 milioni di dollari (le importazioni sono ammontate a 3,8 milioni di tonnellate), mentre l’Unione ha rimosso le sue misure ritorsive.

Per Biden la tutela dell’industria siderurgica nazionale ha un valore anche di politica interna, perché il settore è fondamentale per l’occupazione in stati elettoralmente rilevanti come la Pennsylvania e l’Ohio. Trump ha già promesso che, in caso di vittoria alle presidenziali di novembre 2024, istituirà dei dazi del 10 per cento sulle merci in entrata negli Stati Uniti.

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