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Ecco come la Turchia si gaserà in Libia

Turchia Libia

Turchia e Libia firmano un accordo per l’esplorazione di idrocarburi, dando seguito all’accordo marittimo del 2019. Egitto e Grecia, però, si oppongono. Tutti i dettagli

 

Lunedì il governo libico di Tripoli ha firmato un accordo preliminare per l’esplorazione energetica con la Turchia.

Non è chiaro quali e quanti progetti verranno sviluppati nel concreto, e soprattutto se ci saranno delle estrazioni di idrocarburi nella “zona economica esclusiva” definita a fine 2019 da Ankara e Tripoli, allora guidata da Fayez al-Sarraj.

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Mappa di Laura Canali, via Limes.

L’IMPORTANZA ENERGETICA DEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Per “zona economica esclusiva”, o ZEE, si intende l’area marittima sulla quale una nazione possiede i diritti di esplorazione e di sfruttamento delle risorse contenutevi. Il mar Mediterraneo orientale è da tempo interessata da forti tensioni per il controllo e lo sfruttamento delle riserve di gas contenutevi.

– Leggi anche: Tutti i limiti dell’accordo tra Ue, Israele ed Egitto sul gas

CHI ATTACCA L’ACCORDO

L’accordo fra Turchia e Libia di lunedì è stato criticato dalla Grecia e dall’Egitto, che contestano le rivendicazioni di Ankara sulle porzioni contese di Mediterraneo orientale, ma anche dal parlamento di Tobruk, nell’est della Libia, che sostiene un governo diverso da quello di Tripoli.

LA RISPOSTA DELLA TURCHIA

Nel corso di una cerimonia a Tripoli, dove si è riunito con l’omologa libica Najla El Mangoush, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha detto che “i paesi terzi non hanno diritto di interferire” negli accordi fra Turchia e Libia e che “non importa cosa pensano” del memorandum sull’energia.

L’ANNUNCIO DELLA GRECIA

Il ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Dendias, ha detto che il suo paese possiede dei diritti sovrani nell’area interessata dall’accordo turco-libico, e che pertanto ha intenzione di difenderli “con tutti i mezzi legali, nel pieno rispetto del diritto internazionale del mare”.

Dendias ha menzionato un accordo, siglato nel 2020, tra la Grecia e l’Egitto per la designazione delle rispettive zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale. A detta di Atene, quell’intesa ha reso nullo il patto tra Ankara e Tripoli (le rivendicazioni marittime turche si sovrappongono infatti a quelle greche).

“Qualsiasi menzione o azione che applichi il suddetto ‘memorandum’ sarà di fatto illegittima”, ha dichiarato il ministero degli Esteri greco, “e, a seconda del suo peso, ci sarà una reazione a livello bilaterale e nell’Unione europea e nella NATO”. Sia la Grecia che la Turchia fanno parte dell’alleanza atlantica.

IL RUOLO DELL’EGITTO

Lunedì il ministero degli Esteri dell’Egitto ha fatto sapere che il ministro Sameh Shoukry ha avuto una conversazione telefonica con Dendias in merito agli sviluppo in Libia.

Secondo Il Cairo, “l’uscente ‘governo di unità’ di Tripoli non ha l’autorità per concludere alcun accordo internazionale o memorandum d’intesa”. Atene, similmente, ha contestato “la legittimità del governo di unità nazionale libico a firmare il suddetto memorandum d’intesa”.

Il governo di Tripoli, attualmente guidato dal primo ministro Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, è invece sostenuto dalla Turchia. Aguila Saleh, capo della Camera dei rappresentanti di Tobruk e alleato dell’Egitto, ha definito illegale il memorandum d’intesa con Ankara perché sottoscritto da un governo sprovvisto di mandato.

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