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Perché Italia, Francia, Grecia e Cipro condurranno esercitazioni militari nel mar Mediterraneo orientale

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Grecia Turchia

L’esercitazione militare Eunomia coinvolge Grecia, Cipro, Francia e Italia: il contesto nel Mediterraneo orientale, la reazione della Turchia, il ruolo della Francia e la posizione dell’Italia. Fatti e analisi

Da ieri e fino al 28 agosto Italia, Francia, Grecia e Cipro condurranno delle esercitazioni militari nel mar Mediterraneo orientale.

UN RAPIDO RIASSUNTO

L’area è da tempo interessata da forti tensioni per il controllo e lo sfruttamento delle riserve di gas contenutevi. Da un lato c’è la Turchia con le sue rivendicazioni territoriali. Dall’altro ci sono innanzitutto Grecia e Cipro – i due paesi direttamente coinvolti nelle dispute con Ankara – più tutta una serie di stati che hanno interesse a frenare le pretese turche. Come la Francia e (meno convintamente) l’Italia, appunto.

PERCHÉ EUNOMIA

L’esercitazione aerea e marittima che impegnerà Atene, Nicosia, Parigi e Roma fino a venerdì si chiama “Eunomia” e si svolgerà nelle acque a sud di Cipro.

Il nome dell’esercitazione è significativo. Nella mitologia dell’antica Grecia, Eunomia era una divinità che personificava la legalità e il buon governo. Nella Grecia odierna, invece, l’esecutivo di Kyriakos Mitsotakis ricorre spesso al concetto di legalità quando condanna le mosse della Turchia nel Mediterraneo orientale.

Ad esempio, commentando la firma del recente accordo con l’Egitto sulle zone economiche esclusive, Mitsotakis disse che l’intesa “ristabiliva la legalità nella regione” dopo il memorandum “illegale” tra Turchia e Libia sui confini marittimi.

Nelle parole del ministero della Difesa greco, l’esercitazione Eunomia “mira a dimostrare l’impegno per la legalità dei quattro paesi mediterranei come parte della politica di allentamento delle tensioni”.

COSA STA SUCCEDENDO

L’iniziativa Eunomia arriva ad una decina di giorni di distanza dallo scontro tra una nave da guerra greca e una turca nel Mediterraneo orientale: la Grecia l’ha definito un incidente, mentre per la Turchia si è trattato di una provocazione.

Il fatto è rilevante anche perché è avvenuto in un’area di mare rivendicata sia da Atene che da Ankara. La nave turca, poi, era lì per scortare un’altra imbarcazione, la Oruc Reis, progettata per l’esplorazione petrolifera. In altre parole, la Oruc Reis era alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas per possibili trivellazioni future.

La Grecia e Cipro hanno accusato la Turchia di aver violato le proprie zone economiche esclusive; Ankara invece sostiene che la nave si trovi all’interno della piattaforma continentale turca.

Martedì scorso – ha scritto il quotidiano cipriota Cyprus Mail – la Oruc Reis si trovava nelle acque tra Cipro e l’isola greca di Creta.

COSA HA DETTO ERDOGAN

La Turchia non mostra intenzione di rinunciare alle proprie ambizioni energetiche e marittime. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che “la Turchia prenderà ciò che è suo di diritto nel Mediterraneo, nell’Egeo e nel mar Nero” e che “non scenderà a compromessi su ciò che le appartiene. Siamo determinati a fare tutto il necessario in termini politici, economici e militari”.

Erdogan ha insomma risposto con parole dure al tentativo di mediazione diplomatica portato avanti dalla Germania, che sta provando a far abbassare la tensione tra Grecia e Turchia.

COSA FA LA GRECIA

Anche la Grecia dice di essere favorevole al dialogo, ma solo quando Ankara sospenderà le ricerche di idrocarburi.

Intanto, Atene porta avanti una linea dura. Il primo ministro Mitsotakis ha detto ieri di avere intenzione di espandere le acque territoriali greche nel mar Ionio dalle 6 alle 12 miglia nautiche.

L’espansione nello Ionio non ha niente a che vedere con l’area interessata dalle tensioni con la Turchia. Ma quello di Atene è comunque un messaggio rivolto ad Ankara, dato che Mitsotakis ha detto che il paese si riserva il diritto di fare lo stesso in altre zone marittime, in futuro. La Grecia si richiama alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, che la Turchia non ha ratificato.

E L’ITALIA?

Mentre la Francia si contrappone con una certa decisione alle mosse della Turchia – Parigi ha interesse a mantenere e ad accrescere la sua influenza nel Mediterraneo (si pensi alla Libia e al Libano) –, non è chiara invece la posizione dell’Italia.

Come ha notato l’analista Cinzia Bianco, a distanza di un giorno l’Italia ha partecipato all’operazione Mediterranean Shield assieme alla Turchia, per poi prendere parte all’esercitazione Eunomia con Grecia, Cipro e Francia.

L’Italia rifiuta insomma di alimentare la polarizzazione nel Mediterraneo orientale, anche se – evidenzia Bianco – la partecipazione all’esercitazione militare greca riveste un peso ben maggiore.

(Estratto di un articolo pubblicato su Energia Oltre)

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