Energia

Trump stoppa le trivellazioni offshore?

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Le elezioni 2020, i governatori contrari alle trivellazioni lungo le loro coste e una sentenza di un tribunale dell’Alaska contro le ricerche nei mari artici hanno fatto tornare sui suoi passi il presidente Usa, Donald Trump. Che cosa ha scritto Bloomberg

L’amministrazione Trump ha deciso di procedere con i piedi di piombo sulle nuove trivellazioni offshore davanti alle coste degli Stati Uniti. Troppo vicine le elezioni – si terranno nel novembre 2020 – per rischiare di minare gli esiti delle urne per il Tycoon statunitense che per questo ha deciso di fermarsi. Almeno per il momento.

SI TEME UNA PERDITA DI VOTI IN VISTA DELLE ELEZIONI 2020

A raccontare la decisione della Casa Bianca, secondo quanto raccolto da una serie di fonti interne, è stata Bloomberg spiegando che di trivellazioni offshore se ne riparlerà dopo il 2020. “I funzionari dell’amministrazione sono preoccupati che il presidente ed i leader repubblicani nel sud-est degli Stati Uniti possano perdere voti se spingessero in avanti con il programma per vendere i nuovi diritti di perforazione negli oceani dell’Atlantico, dell’Artico e del Pacifico”, ha rivelato la fonte. A questi aspetti si aggiungono dei “passi mancanti” a livello procedurale e “una sentenza della corte che mette in pericolo nuove opportunità di perforazione petrolifera nelle acque artiche”.

LA VICENDA

Il mese scorso il segretario dell’interno David Bernhardt ha annunciato ai senatori che l’amministrazione è tornata “all’inizio” del lungo processo di scrittura di un nuovo piano quinquennale per la vendita di zone offshore per la ricerca di petrolio e gas, riporta sempre Bloomberg. “L’osservazione di Bernhardt è stata una sconfitta per le compagnie petrolifere desiderose di nuove superfici e rappresenta l’ultimo intoppo dell’amministrazione Trump per espandere le zone costiere disponibili per la perforazione”.

Nel 2017 il presidente aveva ordinato al Dipartimento degli Interni “di prendere in considerazione la pianificazione di nuove vendite di diritti di perforazione lungo le coste degli Stati Uniti, con un occhio alle aste annuali nel Golfo del Messico occidentale e centrale, nei mari Chukchi e Beaufort a nord dell’Alaska e nell’Atlantico centrale e meridionale. L’agenzia rispose nel gennaio 2018 con un piano che aprì le porte alla vendita dei diritti di perforazione in oltre il 90% delle acque costiere degli Stati Uniti”.

LA SENTENZA CHE HA BLOCCATO TUTTO

Tuttavia, in una sentenza del tribunale del 29 marzo, un giudice dall’Alaska ha puntato il dito contro Trump, reo a suo dire, di aver “superato la sua autorità nel tentativo di riprendere” la vendita di aree per la perforazione di petrolio e gas in più di 125 milioni di acri (50,6 milioni di ettari) degli oceani artici e atlantici che l’ex presidente Barack Obama aveva cercato di proteggere. “I ricorsi legali potrebbero protrarsi almeno fino al 2020, interferendo con l’offerta iniziale del Dipartimento dell’Interno di vendere quest’anno i diritti di perforazione nel Mare di Beaufort”, ha sottolineato il quotidiano. “Data la recente decisione del tribunale, il dipartimento sta semplicemente valutando tutte le opzioni per determinare il percorso migliore per portare a termine la missione affidatagli dal presidente”, ha detto il portavoce interno Molly Block via e-mail a Bloomberg.

I RICORSI MA SOPRATTUTTO LA POLITICA HANNO FATTO DIRE STOP A TRUMP

In un’intervista di giovedì scorso con il Wall Street Journal, Bernhardt aveva già affermato che il Dipartimento degli Interni avrebbe potuto essere stato costretto ad aspettare il lungo iter della giustizia e in particolare i possibili ricorsi prima di poter prendere una decisione finale sul piano petrolifero offshore. In ogni caso, ha osservato Bloomberg, “anche prima della sentenza del tribunale, il dipartimento aveva faticato a fare il passo successivo” e cioè lanciare il piano offshore fino ad almeno il 2024. “Lo sforzo è stato complicato da preoccupazioni politiche, dopo che l’ex Segretario degli Interni Ryan Zinke ha assicurato pubblicamente all’allora governatore della Florida, il senatore repubblicano Rick Scott, che stava ‘rimuovendo la Florida dalla considerazione per qualsiasi nuova piattaforma petrolifera e di gas’”. Notizia che ha scatenato tutti i governatori delle zone costiere che hanno approvato risoluzioni per scongiurare qualsiasi perforazione vicino alle loro coste.

PESANO ANCHE IL BOOM DELLO SHALE ONSHORE E I PREZZI BASSI DELLE MATERIE PRIME

A ciò si aggiunge un’altra considerazione, formulata da Ben German di Axios: “I mercati non stanno aiutando Trump. Il boom degli shale bituminosi onshore dell’ultimo decennio e i prezzi bassi hanno ridotto l’urgenza di ampliare le perforazioni offshore, specialmente nell’Artico”. “Si ipotizza che i mari artici contengano enormi giacimenti di idrocarburi, ma sarebbero complessi e costosi” da trivellare. “E le imprese hanno ancora molte opportunità al di sotto del 48esimo parallelo”, ha ammesso German.

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