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Perché Francia, Spagna e Portogallo puntano solo sull’idrogeno

Barmar

Per avere più possibilità di accesso ai fondi europei, Francia, Spagna e Portogallo hanno rivisto il progetto del BarMar: il gasdotto trasporterà solo idrogeno. Tutti i dettagli su costi, tempi e difficoltà tecniche

Spagna e Francia hanno modificato i piani di utilizzo del BarMar, il progetto di gasdotto sottomarino tra i due paesi definito lo scorso ottobre: la tubatura non verrà più destinata anche al trasporto di gas naturale, ma esclusivamente a quello di idrogeno, un combustibile a zero emissioni.

IL MOTIVO DELLA SCELTA

Come riporta il Financial Times, l’esclusione dell’idrocarburo è volta a ottenere il “massimo” sostegno finanziario possibile alla costruzione dell’infrastruttura da parte dell’Unione europea.

Bruxelles, infatti, sta puntando molto sull’idrogeno – in particolare sulla variante “verde”, prodotta dall’elettricità rinnovabile ma parecchio costosa – per decarbonizzare le industrie e i trasporti pesanti, come la siderurgia e l’aviazione, responsabili di grandi quantità di emissioni e difficili da elettrificare. L’Unione punta a ridurre i propri livelli di gas serra di almeno il 55 per cento (rispetto al 1990) entro il 2030.

CHE COS’È IL BARMAR, IN BREVE

Il BarMar è un progetto di gasdotto sottomarino tra Barcellona e Marsiglia, che non coinvolge solo Francia e Spagna ma anche, per una frazione, il Portogallo.

La penisola iberica possiede una grande capacità di importazione di gas liquefatto (GNL), che però non riesce a riversare nel resto del continente europeo per mancanza di connessioni. Sia la Spagna che il Portogallo, inoltre, vogliono diventare dei grossi poli di produzione e rivendita di idrogeno dall’eolico e dal fotovoltaico.

Stando ai piani iniziali, il BarMar avrebbe dovuto trasportare non soltanto idrogeno e biometano (prodotto dagli scarti organici dell’industria agroalimentare e zootecnica) ma anche, inizialmente, una “quantità limitata” di gas naturale fossile.

LE RIUNIONI AL VERTICE EUROMED

Oggi ad Alicante, in Spagna, si terrà il vertice Euromediterraneo tra i capi di stato e di governo dei nove paesi europei (inclusa l’Italia) che si affacciano sul mar Mediterraneo.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, quello portoghese António Costa e il presidente francese Emmanuel Macron si riuniranno per parlare del BarMar. Successivamente si incontreranno con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per discutere dei fondi comunitari al progetto: le iniziative che rientrano tra gli Importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) possono ricevere una copertura dei costi fino al 50 per cento del totale.

COSA COMPORTA L’ESCLUSIONE DEL GAS

Una fonte governativa spagnola ha detto però al Financial Times che, date le politiche molto restrittive di Bruxelles sul finanziamento di nuove infrastrutture per i combustibili fossili, l’unico modo per il BarMar di accedere agli aiuti europei prevede la focalizzazione esclusiva sul trasporto di idrogeno, rinunciando al gas.

Secondo il funzionario spagnolo, il BarMar non è comunque “un’infrastruttura destinata a risolvere la crisi attuale” delle forniture di gas, perché non entrerebbe in funzione nel giro di poco tempo; piuttosto, dice, riguarda “la transizione ecologica nel futuro”.

TEMPI E COSTI

Né i tempi di realizzazione né i costi del BarMar – rinominato H2Med proprio per mettere in risalto l’idrogeno – sono ancora noti ufficialmente.

Viste le difficoltà tecniche del trasporto dell’idrogeno, che ha molecole più piccole di quelle del gas naturale (quindi è maggiormente complicato da contenere) e che può intaccare la tenuta dei tubi, la Spagna stima un periodo di costruzione di almeno cinque anni.

Quanto ai costi, la fonte spagnola del Financial Times ha dichiarato che “non è un gasdotto economico”. Reuters, in esclusiva, ha scritto che l’H2Med costerà intorno ai 2 miliardi di euro; se si aggiungono anche i costi di connessione della tubatura alle infrastrutture sulla terraferma, la spesa per il progetto sale a 3 miliardi di euro.

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