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Ecco come zampillano indagini su Saras in Sardegna

Saras

La Guardia di finanza acquisisce documentazione su Saras nell’ambito di un’indagine per possibile contrabbando di petrolio

 

Saras – la società di raffinazione petrolifera presieduta da Massimo Moratti e controllata dalla sua famiglia al 40 per cento attraverso tre società – ha fatto sapere oggi che la Guardia di finanza ha acquisito della documentazione relativa al proprio modello organizzativo e ai verbali dell’organismo di vigilanza nella sede di Sarroch, nella città metropolitana di Cagliari.

L’acquisizione è avvenuta su mandato della Procura distrettuale di Cagliari, nell’ambito delle indagini relative all’acquisto di petrolio greggio di origine curda, su cui Saras stessa si era già espressa lo scorso ottobre.

LA VICENDA

L’indagine – come scrive il quotidiano L’Unione Sarda, dando conto della ricostruzione dei pubblici ministeri Danilo Tronci e Guido Pani – riguarda il presunto acquisto irregolare dall’Iraq, tra il 2015 e il 2017, di barili di greggio non commercializzabili (non venduti, cioè, attraverso un canale regolare), che potrebbero aver favorito le milizie dello Stato islamico (in quegli anni in Iraq era in corso una guerra civile).

Il carico – secondo le ipotesi dei pm – sarebbe arrivato a Sarroch su consegna della società britannica Petraco Oil Company, che lo avrebbe comprato da una società nelle Isole Vergini – territorio oltremare britannico, nei Caraibi -, che a sua volta avrebbe effettuato l’acquisto in Turchia: il greggio era giunto qui dall’Iraq.

L’Unione Sarda scrive che parte del denaro che Saras avrebbe consegnato a Petraco sarebbe arrivato al governo del Kurdistan iracheno – una zona dell’Iraq che gode di una certa autonomia -, anche se i pozzi petroliferi dell’area erano finiti sotto il controllo dello Stato islamico.

In sostanza, come sintetizza Domani, “l’ipotesi della procura di Cagliari è che quel petrolio sia contrabbandato dal Kurdistan iracheno, senza passare dalla società petrolifera nazionale, e che nel traffico possano essere state coinvolte anche le milizie dello stato islamico, che per un periodo hanno occupato quel territorio. Questo spiegherebbe i prezzi estremamente bassi [del petrolio acquistato da Saras, ndr], le documentazioni false e irregolari, ma anche le anomale operazioni finanziarie in uscita”.

Stando a RepubblicaSaras avrebbe “frodato il fisco” per circa 130 milioni di euro.

LA RISPOSTA DI SARAS

Saras aveva fatto sapere di respingere ogni “associazione” del proprio nome al contrabbando di petrolio e derivati, perché “priva di fondamento”.

COME VA SARAS IN BORSA

Alla notizia dell’operazione della Guardia di finanza, il titolo di Saras – la società è quotata alla Borsa Italiana – è sceso dello 0,5 per cento a 0,751 euro, riporta Milano Finanza.

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