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Benzina

La Russia ha un problema con la benzina?

La richiesta della Russia al Kazakistan di fornire 100mila tonnellate di benzina in caso di necessità segna un punto critico nell'approvvigionamento energetico di Mosca. L'articolo di Giuseppe Gagliano.

La richiesta della Russia al Kazakistan di fornire 100.000 tonnellate di benzina in caso di necessità segna un punto critico nell’approvvigionamento energetico russo, messo a dura prova dagli attacchi dei droni ucraini che hanno colpito significativamente le capacità di raffinazione del petrolio del paese.

Il fatto che la Bielorussia abbia accettato di supportare la Russia nella fornitura di benzina evidenzia una continuità nell’alleanza tra questi Paesi, nonostante il contesto geopolitico complesso e le pressioni internazionali.

L’affermazione del consigliere del ministro dell’Energia del Kazakistan, Shyngys Ilyasov, che smentisce la ricezione di tale richiesta da parte russa, aggiunge un ulteriore livello di incertezza e potrebbe riflettere una diplomazia cauta o disaccordi interni tra gli alleati.

IL DIVIETO RUSSO ALL’EXPORT DI BENZINA

La decisione russa di imporre un divieto di esportazione di benzina per sei mesi, con alcune eccezioni per i Paesi dell’unione economica eurasiatica e altri con specifici accordi, riflette la gravità della situazione interna e il bisogno di preservare le risorse per il mercato domestico. Questa mossa, insieme alle limitazioni imposte dal Kazakistan sulle esportazioni di carburante, sottolinea le sfide di approvvigionamento energetico nella regione.

LE CONSEGUENZE DEGLI ATTACCHI UCRAINI

Le conseguenze degli attacchi dei droni ucraini, insieme a fattori come le inondazioni che hanno colpito anche il Kazakistan, complicano ulteriormente il quadro dell’energia in questa zona geografica. La Russia, tradizionalmente un esportatore netto di carburante, si trova ora in una posizione vulnerabile, dove deve importare per compensare le interruzioni delle raffinerie.

Questo scenario altera la dinamica energetica regionale e potrebbe avere implicazioni a lungo termine per la sicurezza energetica e la geopolitica dell’area. La riduzione pianificata delle esportazioni di diesel dalla Russia è un altro indicatore della pressione esercitata sulle sue infrastrutture energetiche, influenzando non solo il mercato interno ma anche quello globale. Questi sviluppi sottolineano l’importanza della resilienza e della diversificazione delle fonti energetiche per i Paesi coinvolti, oltre a riflettere su come le tensioni militari possono avere impatti diretti e indiretti su settori critici come quello energetico.

In conclusione, la richiesta di aiuto della Russia al Kazakistan per la fornitura di benzina, nel contesto degli attacchi dei droni ucraini e delle sfide logistiche interne, segna un momento significativo nelle dinamiche energetiche regionali. Essa illustra come il conflitto in Ucraina stia influenzando non solo gli aspetti militari e politici ma anche l’economia e la sicurezza energetica di un’intera regione.

IL LEGAME TRA RUSSIA E KAZAKISTAN

Ma riteniamo sia opportuno fare un’altra osservazione che dimostra lo stretto legame tra la Russia e il Kazakistan.

Nonostante le speranze di alcuni osservatori che il conflitto avrebbe potuto spingere Astana verso un allineamento più occidentale, i legami economici e politici tra il Kazakistan e la Russia si sono, in realtà, intensificati. Il Kazakistan, condividendo un vasto confine con la Russia e avendo economie fortemente interconnesse, si trova in una situazione delicata. Gli eventi citati, come la visita del presidente kazako Tokayev in Russia e le sue dichiarazioni, riflettono una strategia bilaterale complessa, che mira a mantenere un equilibrio tra indipendenza e cooperazione con Mosca.

Tokayev, il cui potere è stato consolidato con l’aiuto della Russia durante i disordini interni del gennaio 2022, appare intrappolato tra la necessità di preservare questa alleanza e il desiderio di mantenere una certa autonomia politica ed economica.

L’influenza russa in Kazakistan è evidente in vari settori, dal controllo russo sul principale percorso di esportazione del petrolio kazako, alla partecipazione russa nella produzione di uranio del Kazakistan, fino alla costruzione di impianti energetici da parte di compagnie russe. Questi fattori, insieme alla crescente interdipendenza energetica, rivelano il grado di influenza economica e strategica che la Russia ha consolidato sul Kazakistan.

Nonostante la dichiarazione di Tokayev di voler creare un “Nuovo Kazakistan”, le promesse di riforme significative sembrano non aver cambiato in modo sostanziale la struttura di potere del paese, rimanendo in gran parte in linea con l’ordine autoritario e centralizzato instaurato dal suo predecessore, Nazarbayev. La situazione dei diritti umani è in peggioramento, e le elezioni presidenziali del novembre 2022 non hanno visto una vera opposizione, segnalando una continuità piuttosto che una rottura con il passato.il Kazakistan, pur cercando di mantenere una posizione neutrale nella guerra in Ucraina e di bilanciare i suoi rapporti internazionali, rimane profondamente legato alla Russia per ragioni economiche, strategiche e storiche. L’Occidente, pur essendo un importante investitore in Kazakistan, sembra avere un’influenza in calo, complicata dalla strategia incerta della regione seguita alla ritirata dall’Afghanistan nel 2021.

In sintesi, la posizione geopolitica del Kazakistan riflette le sfide di navigare tra le aspirazioni di autonomia e le realtà dell’influenza russa, in un contesto internazionale in cui le dinamiche di potere si stanno rapidamente evolvendo. La capacità di Tokayev di mantenere un equilibrio tra queste forze sarà cruciale per il futuro del Kazakistan, in un periodo caratterizzato da notevoli tensioni geopolitiche e incertezze

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