Energia

Rifiuti, che cosa propongono associazioni e sindacati al governo

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gestione rifiuti coronavirus

Il punto di Nunzio Ingiusto sull’emergenza rifiuti

 

Al governo, che promuove l’economia circolare, ricordiamo che senza una nuova legge sui rifiuti il cerchio non potrà mai chiudersi.

A tenere alta l’attenzione su un settore centrale del Sistema Italia c’è una nutrita schiera di associazioni di categoria, imprenditori, sindacati.

Dopo la lettera sui termovalorizzatori del presidente della Federazione delle imprese ambientale, Fise-Assoambiente, Chicco Testa, al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, arriva anche un “Memorandum-Avviso comune”. Un appello stilato da Utilitalia, Fise-Assoambiente, Confindustria Cisambiente, Legacoop produzione e servizi, Agci servizi, Confcooperative lavoro e servizi, e le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Fiadel. Tutti disponibili ad affrontare, più di quanto non si stia facendo nelle commissioni parlamentari, una nuova legge sul ciclo rifiuti. Un tassello fondamentale anche per il sistema energetico, laddove dai rifiuti si ricava energia non inquinante.

Se il governo lo avesse dimenticato, il Memorandum ricorda che l’Italia deve centrare nuovi obiettivi proposti da ben quattro direttive europee sull’economia circolare. Il Paese ha ancora un sistema fragile aggravato dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Queste settimane hanno messo in evidenza un deficit di stoccaggio, nonché quello impiantistico e le conseguenze sulla continuità del servizio, scrivono le organizzazioni.

In Calabria, in questi giorni, è esplosa l’ennesima emergenza rifiuti. Ci vuole un importante lavoro sia da parte delle aziende di gestione sia da parte delle istituzioni per arrivare ad una regolazione indipendente e sostenere gli investimenti e la gestione virtuosa. Perché non utilizzare i soldi che in varie forme arriveranno dall’Unione europea? Ma quanti investimenti occorrono?

Il fabbisogno per raggiungere gli indicatori delle direttive europee è di 10 miliardi al 2035. Una bella cifra per impianti di digestione anaerobica per i rifiuti organici, piattaforme per il riciclo di carta, vetro, plastiche, metalli, recupero dei fanghi, per gli auspicati termovalorizzatori per rifiuti urbani non riciclabili e scarti del riciclo.

Una lista di cose da fare che non si vede nei roboanti decreti post-Covid, mentre Costa in Campania ha detto che certe decisioni ambientali e di bonifica spettano soltanto alle Regioni. “L’economia circolare, indicata come un pilastro del Green Deal a livello europeo, non emerge con altrettanto rilievo nelle proposte di misure italiane – ha scritto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed ex Ministro dell’Ambiente –  Tant’è che il quadro è piuttosto limitato. Il credito d’imposta previsto dal Piano transizione 4.0 a sostegno dei finanziamenti per la transizione all’economia circolare – per citare la misura di maggior rilievo – è infatti fissato a un livello basso, del 10% dell’investimento. In sostanza una sfilza di azioni annunciate che chissà quando e come diventeranno realtà. E che nemmeno la cabina di regia proposta nel “Memorandum-Avviso comune” forse riuscirà a sbloccare. Il nodo da sciogliere è una certa idea di futuro, delle infrastrutture utili, di riforme concertate e serie. Un nodo che lega sinistra di governo, ministri visionari e interessi elettorali. Purtroppo.

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