Energia

Recovery Fund e Italia green fra annunci, realtà e attese

di

investimento sostenibile

Davvero con il Recovery Fund ci sarà un’Italia più green? Fatti, commenti e scenari

Con i soldi del Recovery Fund riformeremo l’Italia in ottica di green economy, dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Da crederci? Lo Stato vuole sul serio procedere sulla transizione energetica? A patto che, ribattono gli industriali elettrici, si metta subito mano alla burocrazia. Partendo dalle Regioni dove le pratiche per nuovi impianti sostenibili restano bloccate o camminano a passo lentissimo. Di tutte le norme sulla semplificazione e delle speranze che il recente decreto ha acceso nel settore energia, non sapremo che farcene se i territori non sono collaborativi. Le società di produzione elettrica alzano, dunque, il livello e puntano i territori.

Il governo ha il suo dire sulla semplificazione amministrativa, ma dall’Associazione Elettricità Futura arrivano precise richieste. È importantissimo che le Regioni migliorino la fluidità dei processi autorizzativi, hanno scritto in un documento destinato ad accompagnare molti Presidenti uscenti fino alle prossime elezioni di settembre. Di destra o di sinistra, di cosa sono colpevoli? Del rispetto dei termini dei procedimenti e, nel caso di motivati ritardi, che i ritardi non superino al massimo i 15 giorni, in primo luogo. In ballo ci sono tanti soldi che nessuno dovrebbe avere interesse a tenere fermi. Se i leader regionali vogliono avere un ruolo nella transizione energetica, allora mettano in campo meccanismi di silenzio assenso quando si chiede di costruire nuovi impianti. Si preveda anche la sostituzione dei funzionari complici. I loro ritardi causano danni alle imprese, per cui basta farla franca, si preveda il risarcimento del danno causato dall’inosservanza dei termini.

Bastano 120 giorni per ogni Regione per dire dove si può investire in green economy?

Al puzzle nazionale di norme che hanno “meravigliato” i leader europei nella trattativa sul Recovery Fund si può rispondere con una mappatura delle aree regionali e dei vincoli alla realizzazione degli impianti. Nulla di trascendentale: sapere per tempo cosa e dove poterlo fare. In pratica quali siano le aree nelle quali i vincoli sono tali da precludere completamente la realizzazione di interventi, quelle adatte allo sviluppo di nuovi impianti, i criteri di selezione delle aree. E quando si negano i permessi, perché non comunicare subito il diniego, con una trasparenza che oggi non si vede da nessuna parte?

Il decreto semplificazioni qualche passo avanti lo ha fatto, ma è in campo, sui territori, che bisogna misurarne l’efficacia. Se le riforme si devono fare per prendere i soldi dell’Europa, la politica deve sapere rendere meno complicata la scommessa più impegnativa verso una nuova organizzazione sociale che tuteli le persone da fenomeni che legano salute e ambiente. Dentro il governo i Cinquestelle devono fare ammenda di tante posizioni contrarie a nuove infrastrutture.

La cronica carenza di strumenti e procedure digitalizzate negli enti locali lascia intravedere un percorso ancora più difficile. Ma l’ottimismo del governo dopo l’accordo sul Recovery Fund può sostanziarsi nel sostegno alle proposte delle imprese green verso le Regioni. Sarebbe un primo cambio di passo dopo il Covid 19 percepito anche a Bruxelles. Poco conta che si è già in piena campagna elettorale per le regionali di settembre.

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