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Ecco come Eni e Total si gaseranno col Gnl del Qatar

Qatar

Diverse società petrolifere occidentali, come Total ed Eni, collaboreranno a un grande progetto sul Gnl in Qatar. Negli Stati Uniti, intanto, l’Fbi indaga su un ex-generale accusato di lobbying per conto di Doha. Tutti i dettagli

Domenica 12 giugno la compagnia energetica statale qatariota QatarEnergy ha firmato un accordo di collaborazione con la francese TotalEnergies per l’espansione di North Field, il più grande progetto sul gas naturale liquefatto (GNL) al mondo.

LE ALTRE AZIENDE COINVOLTE (C’È ANCHE ENI)

Saad al-Kaabi, amministratore delegato di QatarEnergy e ministro dell’Energia del Qatar, ha fatto sapere che nei prossimi giorni verranno annunciati i nomi delle altre aziende partner nel progetto. Stando a fonti di Reuters, si tratta delle società petrolifere Eni, ExxonMobil, ConocoPhillips e Shell (anche Startmag ne aveva scritto, una settimana fa). Nessuna di loro, comunque, avrà una quota più alta di quella di TotalEnergies, come specificato dallo stesso Kaabi.

L’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, ha detto che la società avrà una quota del 25 per cento in uno dei “treni” di liquefazione e purificazione (è il nome tecnico di questi impianti) di North Field.

NUMERI E DETTAGLI DEL PROGETTO NORTH FIELD

La prima fase di espansione del progetto North Field è anche la più vasta, dal valore di quasi 30 miliardi di dollari. I treni di liquefazione saranno sei in tutto – quattro nella prima fase, chiamata North Field East, e due nella seconda, chiamata North Field South – e permetteranno l’aumento della capacità di liquefazione del Qatar da 77 a 126 milioni di tonnellate all’anno entro il 2027.

Considerato che i quattro treni di liquefazione di North Field East vengono considerati una sola unità, la quota del 25 per cento di TotalEnergies in uno degli impianti è equivalente al 6,2 per cento del totale.

QUANTO CONTA IL QATAR PER TOTALENERGIES

Pouyanné ha dichiarato che “questo progetto in Qatar è importante per noi”, perché TotalEnergies ha annunciato che non investirà più in Russia: era coinvolta nel progetto Arctic LNG 2 sul gas liquefatto, che riguardava anche l’italiana Saipem (controllata da Eni e Cassa depositi e prestiti).

A CHI ANDRÀ IL GNL

Una volta che gli investimenti nel progetto verranno ultimati, la metà del volume di GNL prodotto da North Field andrà all’Asia, e l’altra metà all’Europa (che ha fretta di distaccarsi dagli idrocarburi russi): la domanda di questo combustibile è forte in entrambi i mercati.

Il Qatar è uno dei maggiori esportatori di GNL al mondo, assieme agli Stati Uniti.

IL “CASO ALLEN” TRA QATAR E STATI UNITI

La settimana scorsa l’FBI, la polizia federale degli Stati Uniti, ha sequestrato i dati elettronici dell’ex-generale americano John R. Allen – comandante dei Marines e della missione NATO in Afghanistan, nonché presidente dell’importante think tank Brookings Institution -, accusato di aver rilasciato false dichiarazioni e di aver nascosto documenti “incriminanti” sul suo ruolo in una campagna illegale di lobbying per conto del Qatar.

Stando all’accusa, nel 2017 Allen ha aiutato il Qatar a influenzare la politica estera statunitense nel golfo Persico, senza però rivelare i suoi accordi multimilionari con Doha. Allen nega questa ricostruzione, sostenendo di aver agito per impedire l’inizio di una guerra nel Golfo che avrebbe messo a rischio le truppe americane.

LA CRISI NEL GOLFO PERSICO DEL 2017, IN BREVE

Nel giugno del 2017 era scoppiata una grossa crisi tra il Qatar e diversi paesi a maggioranza o a guida sunnita (una corrente dell’Islam): l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrein avevano interrotto i rapporti diplomatici con il governo qatariota, accusato di sostegno al terrorismo e di vicinanza all’Iran (sciita e avversario regionale di Riad), imponendo anche un embargo economico nei suoi confronti.

Inizialmente gli Stati Uniti – allora guidati da Donald Trump – si erano schierati contro il Qatar; successivamente, però, avevano adottato una postura meno dura e più conciliante. Dietro a questo mutamento dei toni, secondo le autorità americane, ci sarebbero le pressioni di Allen sull’allora consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, H.R. McMaster.

Il Qatar è uno dei maggiori finanziatori di Brookings Institution.

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