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Chi sono le società fallite per il caro gas

Shock Energetico

Il forte aumento dei prezzi del gas naturale ha messo in difficoltà gli operatori energetici in molti Paesi europei, portando decine di società al fallimento. Tutti i dettagli

 

La crisi internazionale dei prezzi dell’energia si è abbattuta sulle società di vendita e commercializzazione di gas ed elettricità: alcune di queste stanno operando in perdita, mentre altre sono già fallite. Sta succedendo – come riporta Bloomberg – in tanti paesi, principalmente europei ma non solo: Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Repubblica ceca, Singapore. È un problema anche per i consumatori, che vedono ridursi le opzioni di scelta, e per i governi, che in molti casi sono dovuti intervenire.

Ma è un problema soprattutto per quei fornitori che vendono energia a prezzi fissi, che in gran parte non sono stati in grado di trasferire gli aumenti dei prezzi all’ingrosso perché di solito i vari enti di regolazione nazionale limitano gli importi che tali società possono addebitare.

LA FINE DI ENSTROGA

I fornitori energetici falliti sono finora più di quaranta: tra questi c’è Enstroga, che ha sede nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. A settembre annunciò l’interruzione delle attività in territorio britannico, e sei settimane dopo anche in quello olandese. L’amministratore delegato della società, Jens Müller-Bennerscheidt, ha dichiarato che “tutti gli approcci di liberalizzazione dei regolatori che hanno cercato di aprire il mercato sono stati inutili” perché “alla fine i consumatori pagheranno prezzi più alti che mai”.

LE CAUSE DELLA CRISI

I prezzi del gas e dell’elettricità in Europa sono stati estremamente volatili negli ultimi mesi per una combinazione di tanti fattori: domanda energetica sostenuta, scorte su livelli bassi, interruzioni delle centrali nucleari e forniture limitate di gas proveniente dalla Russia, dalla quale l’Europa dipende per il soddisfacimento del suo fabbisogno energetico.

COME VA IN GERMANIA

In Germania, maggiore economia dell’Unione europea e primo mercato elettrico, i prezzi dell’energia elettrica sono aumentati di oltre il 400 per cento quest’anno, riporta Bloomberg. I prezzi record hanno accelerato la competizione tra gli operatori. Alcuni – come Neckermann Strom, che forniva luce e gas a 13mila clienti nel paese – però hanno dichiarato fallimento.

COME VA NEL REGNO UNITO

Dall’inizio di agosto nel Regno Unito sono falliti ventiquattro fornitori energetici, anche a causa delle politiche di OFGEM (l’autorità britannica di regolazione dell’energia) che ha limitato gli aumenti dei prezzi e impedito alle aziende di trasferire l’aumento del costo della materia prima sui consumatori.

La speranza delle società energetiche britanniche è che OFGEM alzi il tetto massimo ai prezzi il prossimo aprile, permettendogli così di operare con profitto. Tony Jordan, esperto di energia e consulente per le industrie, ha detto però a Bloomberg che è improbabile che i prezzi dell’energia all’ingrosso scendano abbastanza per quando verrà il momento del rialzo del tetto dei prezzi. Il mercato conoscerà allora una fase di stagnazione, perché i clienti non avranno molte scelte a disposizione per cambiare fornitore.

GLI ALTRI FALLIMENTI IN EUROPA

Altre cinque società energetiche sono fallite nei Paesi Bassi e nella Repubblica, tre in Germania, una in Belgio e una in Finlandia. È un problema per i governi e per i contribuenti, perché le regole di mercato impongono una redistribuzione dei costi e gli stati sono chiamati a intervenire per sussidiare le bollette. Nel Regno Unito il caso più grosso è stato quello di Bulb Energy, che il governo di Boris Johnson ha deciso di nazionalizzare per un costo di 1,7 miliardi di sterline. La spesa sarà recuperata attraverso l’aumento delle bollette domestiche.

I TIMORI IN ITALIA

In Italia a essere particolarmente preoccupate per i prezzi alti dell’energia sono le industrie pesanti (acciaio, chimica…), che ne consumano in grandi quantità.

A ottobre Alessandro Banzato, presidente di Federacciai, la federazione delle imprese siderurgiche italiane, aveva detto per esempio che “se la crescita delle quotazioni [del gas, ndr] continuerà come in questo ultimo periodo, è una questione di giorni valutare se e come fermare gli impianti per il livello eccessivo dei costi di produzione”. Ha poi invitato a prestare attenzione, “perché le recenti impennate dei costi del gas e dell’energia elettrica potrebbero frenare, se non compromettere, il trend positivo dell’economia italiana, così come quella europea”.

Secondo Giovanni Pasini, amministratore delegato di Feralpi, azienda lombarda specializzata nell’acciaio per l’edilizia, “siamo arrivati al punto in cui non sono da escludere blocchi della produzione nelle fasce orarie della giornata in cui i prezzi dell’energia sono più alti”.

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