Energia

Petrolio, ecco come la Russia con Rosneft favorisce Maduro in Venezuela

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epa05664418 (FILE) A file photo dated 17 July 2014 showing the logo of the 'Rosneft' petroleum company on the wall of its headquarters in Moscow, Russia. Media reports on 07 December 2016 citing Kremlin state Russia has completed the privatization for 19,5 per cent of Rosneft. EPA/YURI KOCHETKOV

Lo stratagemma ideato per aggirare le sanzioni Usa, il ruolo dei russi di Rosneft e delle banche. Tutti i dettagli sull’inchiesta della Reuters

Rischiano di rivelarsi poco efficaci le sanzioni statunitensi nei confronti del Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro sta ricorrendo a uno stratagemma per eludere i controlli americani e al tempo stesso incanalare nelle casse pubbliche i proventi delle vendite di petrolio all’estero. E lo sta attuando attraverso il colosso energetico russo Rosneft. Almeno stando a una serie di documenti esaminati da Reuters.

LEGAMI “STORICI” CON LA RUSSIA DI PUTIN

Lo scoop di Reuters evidenzia ancora di più la crescente dipendenza del governo venezuelano dalla Russia malgrado “il cappio” economico creato dagli Stati Uniti, che bolla il leader sudamericano come un dittatore. Non si tratta, tuttavia, di un legame recente: il Paese viene già da anni di recessione e di forte calo della produzione petrolifera (rappresenta oltre il 90% delle esportazioni), ben prima che Washington imponesse severe restrizioni alla compagnia petrolifera statale PDVSA a gennaio. E già da gennaio, l’amministrazione di Maduro era in trattative con gli alleati a Mosca sui modi per aggirare il divieto per i clienti che pagano PDVSA in dollari, riferiscono le fonti di Reuters. D’altronde Mosca ha più volte ribadito pubblicamente come le sanzioni americane siano illegali.

COME FUNZIONA IL SISTEMA PER AGGIRARE LE SANZIONI

Lo schema scoperto da Reuters funziona così: la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA “passa” le fatture delle sue vendite di petrolio a Rosneft. Il gigante russo dell’energia paga immediatamente la PDVSA con uno sconto sul prezzo di vendita – evitando i soliti 30-90 giorni di tempo per completare le transazioni petrolifere – e raccoglie l’intero importo dal compratore. Importanti aziende energetiche globali, come la indiana Reliance Industries – il più grande cliente della PDVSA che paga in contanti – sono state invitate a partecipare al sistema pagando Rosneft per il petrolio venezuelano, come dimostrano i documenti in possesso all’agenzia.

IL RUOLO DELLA BANCA RUSSO-VENEZUELANA EVROFINANCE MOSNARBANK

“Il contante finisce nelle banche russe o viene utilizzato per regolare i pagamenti in sospeso, come i servizi marittimi o il trasporto merci, in modo che le esportazioni di petrolio non vengano interrotte”, hanno riferito le fonti, aggiungendo che parte del denaro scorre attraverso la banca russo-venezuelana Evrofinance Mosnarbank, che è stata posta sotto le sanzioni statunitensi il mese scorso. Anche se portavoce della Evrofinance ha negato che tali transazioni siano passate attraverso l’istituto. Non è invece certo il quantitativo di export dei circa 900.000 barili al giorno prodotti dal Venezuela pagati per l’utilizzo della vendita dei crediti della PDVSA, anche perché gli accordi sono stati organizzati caso per caso, hanno detto le fonti.

IL RUOLO DELLA RELIANCE

Un documento interno della PDVSA esaminato da Reuters, tuttavia, ha indicato che le spedizioni di aprile a Reliance – proprietario del più grande complesso di raffinazione del mondo – sarebbero state regolate tramite Rosneft. La Reliance ha importato 390.500 barili al giorno di greggio venezuelano a marzo, pari a quasi il 40% delle esportazioni venezuelane del mese, secondo i dati di spedizione ottenuti da Reuters. Il documento interno mostra che PDVSA e Reliance avrebbero pagato una commissione pari a circa il 3% del prezzo di vendita, diviso tra loro. Le tasse di Rosneft sono negoziate caso per caso, secondo le fonti. Srikanth Venkatachari, direttore finanziario di Reliance, ha detto ai giornalisti giovedì scorso che l’azienda acquista petrolio venezuelano tramite società russe e anche cinesi, senza fornire ulteriori dettagli. “Siamo in dialogo attivo con il Dipartimento di Stato americano sui nostri rapporti riguardanti il petrolio venezuelano per rimanere conformi alle sanzioni statunitensi”, ha detto.

LA TRANSAZIONE CON LA BB ENERGY

In un’altra transazione, esaminata da Reuters, un dirigente Rosneft dell’unità di Ginevra ha offerto una fattura PDVSA in pagamento dalla società commerciale BB Energy per l’acquisto di 525.000 barili di olio combustibile a gennaio. Rosneft ha pagato una parte della fattura da 26 milioni di dollari direttamente a PDVSA e ha iniziato i colloqui con BB Energy per raccogliere il pagamento in contanti o per ricevere in cambio un carico di petrolio, secondo la lettera e una fonte PDVSA.

UNA FONTE DI PDVSA: DOBBIAMO SEMPRE DEL DENARO A ROSNEFT

La Russia ha prestato al Venezuela quasi 16 miliardi di dollari dal 2006, che vengono ripagati in spedizioni petrolifere, e ha anche raccolto partecipazioni significative in progetti petroliferi, il che significa che già controlla una grande fetta della produzione del paese sudamericano. Anche se la cosa non piace particolarmente ai venezuelani: una fonte interna a PSDV ha infatti detto a Reuters: “Rosneft sta comprando il nostro petrolio a buon mercato e vendendoci in cambio un combustibile molto costoso. Gli dobbiamo sempre del denaro”. Naturalmente tutto ciò finisce per vanificare le sanzioni Usa

NON DIMENTICARE UN ALTRO “AMICO” DI VECCHIA DATA: LA CINA

Il Venezuela ha anche un altro grande amico nel mondo: la Cina. Il legame tra Pechino e Caracas, infatti, negli ultimi cinque anni si è trasformato in un rapporto di dipendenza strategica unico, una dipendenza che è soprattutto quella del Venezuela nei confronti della Cina. Come ricorda un articolo de Il Foglio “la verità è che la Cina ha sempre sostenuto il Venezuela di Nicolás Maduro. Già nel 2017, con l’inizio delle proteste a Caracas, la Cina aveva appoggiato il presidente venezuelano”. Ma Pechino “era andata oltre, boicottando ogni azione intrapresa a livello internazionale: quando gli Stati Uniti provarono a riunire un Consiglio di Sicurezza dell’Onu informale sulla situazione, l’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite – insieme con quelli di Russia, Bolivia ed Egitto – era apparso accanto al suo omologo venezuelano che parlava di una ‘grave interferenza e un atto ostile da parte degli Stati Uniti’. Più recentemente, il 2014 è stato l’anno della prima visita di stato del presidente Xi Jinping a Caracas. “In quell’occasione la Cina ha iniziato a prestare soldi al Venezuela in cambio di petrolio. Tanti soldi. Talmente tanti che nel 2017 il Venezuela ha deciso di iniziare a pubblicare il prezzo del petrolio non più in dollari, ma in yuan cinesi contro ‘la tirannia’ del dollaro – scrive il Foglio -. A metà settembre dello scorso anno, poi, c’è stato il viaggio del presidente venezuelano Nicolas Maduro a Pechino, che ha consacrato la stretta relazione del Venezuela con la Cina”.

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