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Venezuela: gli aiuti, le divisioni nel governo e nelle opposizioni, le scelte di Trump

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Entrano i primi aiuti in Venezuela: una svolta nella crisi del paese sudamericano. Mentre incombono le decisioni di Trump. Il Punto di Livio Zanotti

Entrano in Venezuela i primi aiuti internazionali, dopo settimane e mesi di scontri, morti, feriti e violente polemiche. L’ha spuntata il governo o ad avere la meglio è stata l’opposizione? Almeno per questa volta, va constatato che entrambi hanno dovuto sottomettersi a un dato di realtà. Né questa né quella erano e sono in condizioni di soddisfare uno contro l’altra le ormai indilazionabili necessità del popolo venezuelano, ridotto a una crisi senza recenti precedenti. Nessuno parla di accordi, ma i fatti sono più eloquenti di qualsiasi dichiarazione.

Un aereo con medicinali, cibo e gruppi elettrogeni di emergenza è atterrato a Caracas. Un secondo vi è atteso nelle prossime ore. Carichi analoghi hanno varcato in un paio di punti le frontiere con Colombia e Brasile su due colonne di camion, dirette verso diverse centri urbani dell’oriente e del sud venezuelani. I soccorsi verranno distribuiti innanzitutto negli ospedali e nei centri che ospitano anziani e bambini. A distribuirli materialmente dovrebbe essere personale della Croce Rossa venezuelana, garantita dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna.

Ma il governo di Nicólas Maduro non ha preso impegni formali in tal senso. Resta dunque un margine d’incognita. Poiché se il governo commettesse l’errore di voler gestire direttamente gli aiuti, potrebbe causarne invece il blocco. Si dice che in proposito il capo dell’ala ultraradicale del regime, Deodato Cabello, presidente dell’Asamblea Nacional Constituyente (che si oppone a quella dei deputati, controllata dall’opposizione e presieduta dall’autoproclamato capo provvisorio dello stato, Juan Guaidó), sarebbe in questo caso più disponibile dello stesso presidente Maduro all’accordo. Persisterebbe dunque un contrasto interno.

Tutt’altro che compatta appare anche l’opposizione, notoriamente frazionata in una trentina di gruppi che vanno dai socialdemocratici alla destra estrema, della cui ultima Guaidó è espressione ma dalla quale ultimamente tenta di allontanarsi, nel tentativo di estendere e consolidare la sua leadership. Gli altri esponenti, tutti in competizione con lui e con biografie più autorevoli della sua per assumere la guida della lotta al regime chavista, sfumano chi in un senso chi nell’altro le rispettive posizioni per salvaguardare la propria immagine in questo che appare un momento di svolta della drammatica crisi.

Sul suo esito più immediato, peserà forse in misura determinante l’attesa decisione di Donald Trump sull’eventuale ulteriore inasprimento delle sanzioni internazionali al Venezuela. La Casa Bianca deve decidere se prorogare o meno l’esenzione di Russia e Cina dalla proibizione di acquistare petrolio venezuelano, di cui sono gli ultimi grandi importatori. Si tratta di una misura carica di rischi e quindi assai controversa. Poiché stravolgerebbe gli attuali equilibri di mercato, imponendo anche un aumento dei combustibili negli stessi Stati Uniti. Oltre ad approfondire pericolosamente il conflitto con Pechino e Mosca.

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