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Petrolio, come è nata la piattaforma Goliat

Petrolio Goliat

Costruita in corea, la piattaforma Goliat ha attraversato l’oceano indiano per approdare in Norvegia ed estrarre petrolio, dopo non poche perplessità del Paese scandinavo

Famosa con il nome di Goliat, la piattaforma Sevan 1000 è diversa dalle altre. Di colore rosso intenso e soprattutto rotonda, Goliat è stata pensata e progettata per resistere alle tempeste artiche: è  un mix di strategia Eni, cantieristica coreana, attenzione all’ambiente scandinava. La produzione di questo gigante da 64 mila tonnellate, 107 metri di diametro, 14 linee di ancoraggio e 100mila barili al giorno di capacità produttiva, è cominciata nel weekend del 12-13 marzo. Eni ha il 65% del progetto, la parte restante è della norvegese Statoil.

La piattaforma Goliat per estrarre petrolio nei mari norvegesi è stata realizzata in Corea e trainata da  Ulsan dalla nave semisommergibile “Dockwise Vanguard” fino in Norvegia. Sessantatrè giorni di navigazione e 15mila miglia nautiche attraverso l’Oceano Indiano, doppiando il Capo di Buona Speranza per poi puntare a nord attraverso l’Atlantico, fino alle isole britanniche e raggiungere Hammerfest, dove il 17 aprile si sono concluse le operazioni di “float off”, il rilascio della piattaforma in acqua in una situazione di galleggiamento.

La scoperta del Petrolio in Norvegia

Se è vero che oggi la Norvegia è il  più grande esportatore di petrolio d’Europa, è anche vero che la scoperta dell’immenso giacimento è recente e si deve ad un ragazzo Iracheno,  Farouk al-Kasim.

Il giovane Al-Kasim, studente di geologia petrolifera a Londra dove incontra una ragazza alla pari norvegese con cui si sposerà, ad un certo punto della carriera si trova a lavorare per il ministero dell’industria norvegese, che a quel tempo stava valutando una serie di test di perforazione effettuati nel Mare del Nord.

petrolio

Al-Kasim passò tre mesi a interpretare i risultati di tredici pozzi di esplorazione “arrivando all’inattesa conclusione che al largo delle coste norvegesi ci fosse un sacco di petrolio.” Quasi nessuno gli diede retta. “Le autorità erano estremamente scettiche e quasi tutte le società petrolifere stavano lasciando il paese.”   Poi, nel dicembre 1969, l’americana Phillips Petroleum, la più tenace, trovò per la prima volta il petrolio nell’area di Ekofisk, che dopo qualche giorno venne dichiarata uno dei più grandi giacimenti offshore del mondo.

La scoperta lasciò perplesso l’intero Paese ambientalista, che si chiedeva cosa fare. Sapevano che lasciare il campo libero alle multinazionali non avrebbe funzionato ma neppure metterle fuori legge. Ci pensò un’altra volta al-Kasim e il suo team. Su incarico del governo norvegese scrissero un progetto per risolvere la questione di come gestire tutta quella manna. “La loro idea fu di creare una società controllata dallo stato, Statoil, in modo da dare lavoro ai norvegesi e sviluppare competenze locali nel settore; e creare allo stesso tempo un organismo di controllo totalmente indipendente, il Direttorato Petrolifero Norvegese.

Le società straniere avrebbero potuto continuare a sfruttare il petrolio norvegese ma le attività del settore sarebbero state regolate dal Direttorato, con attenzione particolare alle conseguenze ambientali.” Ed ecco Goliat.

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