Energia

Perché i prezzi bassi del petrolio non sono sempre una fortuna

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petrolio bp chevron

Che cosa succede ai prezzi del petrolio e cosa prevedono gli analisti

 

Dopo il tonfo del mese scorso, il prezzo del petrolio sta tornando a salire insieme ad una domanda che dà timidi segni di ripresa.

È quanto segnala Axios, ricordando che il prezzo del Brent si è stabilizzato sui 32 dollari (dopo essere precipitato il mese scorso a quota 20), mentre quello del WTI è raddoppiato in due settimane raggiungendo i 28,62 dollari.

In una nota stilata a commento di questi dati, Barclays osserva che “le forze del mercato hanno spinto i produttori di tutto il mondo ad allinearsi sui fondamentali”, con il risultato che la “domanda sta gradualmente crescendo”.

La tempesta, naturalmente, è tutto fuorché finita, rimarca Barclays sottolineando che “i prezzi rimarranno molto probabilmente sotto pressione nel breve periodo, specialmente alla luce delle significative incertezze che accompagneranno la ripresa dell’economia globale”.

Gli spiragli di ottimismo convivono insomma con la consapevolezza che il tempo dei prezzi record al negativo continueranno per un tempo indefinito, che il cammino della ripresa sarà lungo e faticoso, e che su quest’ultima inoltre grava un’incognita grossa come una casa: la possibilità niente affatto remota di un ritorno di fiamma del virus e di nuovi provvedimenti draconiani del governo volti ad arginarlo.

Così sintetizzava la situazione in una nota l’analista di Rystad Energy Bjørnar Tonhaugen: “Crediamo che gli stock si ridurranno gradualmente nei prossimi dodici mesi circa. Ma questa scommessa dipende dalla possibilità di evitare una seconda ondata del coronavirus”.

È un’analisi che trova concorde un altro analista come Vandana Hari di Vanda Insights, che a Bloomberg ha confidato la propria convinzione che “il sentiment del mercato dalla fine di aprile è diventato cautamente costruttivo, e mi aspetto che rimanga tale a meno che non ci siano (nuovi sviluppi negativi) nei tassi di infezione”.

Nel mentre gli operatori incrociano le dita e ripongono le proprie speranze in un rilancio economico che riporti ossigeno ad un settore praticamente in ginocchio, c’è chi negli Usa ha fatto il conto che l’economia Usa si troverà costretta a pagare a causa della crisi delle compagnie energetiche.

Sono stati gli economisti della Fed di Dallas a evidenziare, in un’analisi pubblicata qualche giorno fa, che se l’economia Usa tende a sperimentare un boom quando il comparto energetico va a gonfie vele – è andata esattamente così nello scorso decennio – è purtroppo vero anche il contrario quando i prezzi del petrolio sono bassi.

“Il declino delle spese in conto capitale delle industrie dell’Oil & Gas rappresenterà un grosso freno per gli investimenti fissi negli Usa nel secondo quadrimestre del 2020”.

“Stimiamo” – è la conclusione dello studio – che il solo calo degli investimenti nel settore energetico porterà ad un calo di 6,1 punti percentuali negli investimenti fissi nel secondo quadrimestre”.

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