Energia

Perché Australia e Qatar gongolano per la mossa della Cina anti shale gas Usa

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Paesi come Australia e Qatar si stanno già fregando le mani per la contromossa della Cina agli Stati Uniti nella guerra commerciale a colpi di dazi e controdazi.

Il tema è quello dello shale gas, su cui si è concentrata la Cina come reazione alla mitragliata di sanzioni decisa dall’amministrazione Trump contro Pechino.

La tariffa imposta sulle importazioni di gas liquefatto è del 10% invece che del 25% minacciato in precedenza.

Una mossa che rischia di innescare reazioni a catena non solo nell’industria petrolifera americana.

Anche l’Europa potrebbe avvertire il contraccolpo, prevede il Sole 24 Ore: “È infatti probabile che le pressioni di Washington per imporre il Gnl americano nel Vecchio continente (a danno soprattutto della Russia) si facciano ancora più intense”.

Non è un problema secondario per gli Stati Uniti: “Se gli Usa sono tra i fornitori di Gnl più promettenti, senza alcun dubbio la Cina è di gran lunga il mercato più appetibile: la Repubblica popolare ha scavalcato in rapida sequenza la Corea del Sud e poi il Giappone, diventando il primo consumatore mondiale del combustibile”.

Nei primi 8 mesi di quest’anno ne ha importate 32,2 milioni di tonnellate (+ 47% rispetto al 2017). Di queste 1,6 milioni venivano dagli Usa, solo il 5 % del totale, ma il 10,7% dell’export americano di Gnl.

I cinesi potrebbero ancora comprare qualche carico spot dagli americani ma con la “tassa” del dazio il gas «made in Usa» perde competitività: “Uno svantaggio che si trasforma in opportunità per i fornitori concorrenti, in primo luogo Australia e Qatar, ma non solo. Proprio nei giorni scorsi, di certo non a caso, Petrochina ha firmato un contratto della durata di 22 anni con Qatargas (società che paradossalmente annovera tra i soci l’americana ExxonMobil) per 3,2 milioni di tonnellate l’anno di Gnl, con avvio immediato”.

Sta dunque cambiando lo scenario che era stato delineato in America?

Ad aprile, come descritto da Start Magazine, per la prima volta da quando il Canale di Panama è stato ampliato, hanno transitato da un oceano all’altro 3 cargo di LNG. Il passaggio segna il potenziale del traffico vera Panama, ovvero della fornitura di gas dagli Usa alla Cina.

Ad incentivare il flusso di GNL nel Canale di Panama, infatti, sono stati finora due fattori importanti e concomitanti: la maggiore disponibilità di Gas da parte degli Usa (grazie allo sfruttamento massiccio delle riserve di shale gas di recente scoperta), e l’aumento della domanda di gas naturale di paesi come la Cina.

Nelle scorse settimane il segretario al Commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross, in una intervista a Bloomberg, aveva sostenuto che il gas naturale liquefatto potrebbe essere la soluzione per ridurre il deficit commerciale della Cina con gli Stati Uniti (pari a 375 miliardi di dollari l’anno scorso).

Ma con la mossa cinese gli scenari degli Stati Uniti nel settore potrebbero cambiare.

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