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Perché anche la Germania si gaserà in Africa

Scholz

Tutte le recenti mosse del governo tedesco in Africa per cercare di sostituire in parte il gas della Russia

Dopo Draghi, anche il cancelliere Olaf Scholz si è recato in Africa per assicurare alla Germania nuove forniture di gas, con l’obiettivo di cancellare, almeno in parte, la forte dipendenza tedesca dal gas russo. Non solo. In Senegal, Scholz ha annunciato che la Germania intende fare di alcuni paesi africani, governati da democrazie, i partner preferiti per la produzione di idrogeno verde, attività favorita in Africa dal sole e dalla vastità dei territori disponibili, poiché l’idrogeno verde è considerato la fonte di energia del futuro. Il piano Scholz ha diversi punti in comune con quello del governo Draghi ed è in linea con il programma Ue per la decarbonizzazione e l’idrogeno verde, annunciato da Franz Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue, pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Resta tuttavia da vedere chi riuscirà a passare dalle parole ai fatti.

Lo shopping energetico di Scholz è iniziato domenica scorsa in Senegal, paese che detiene attualmente la presidenza dell’Unione africana e dispone di vaste riserve di gas naturale, in proprietà congiunta con il governo della Mauritania.

La maggiore di queste riserve è il giacimento Greater Tortue Ahmeyim, stimato pari a 420 miliardi di metri cubi di gas, gestito dalla Bp britannica, che vi ha investito 4,8 mld $. La sua produzione avrà inizio nei primi mesi dell’anno prossimo, con una capacità di export pari a 3,5 mld mc, destinati in gran parte all’Europa. Secondo le prime stime, il gas del Senegal potrebbe sostituire il 7% delle importazioni di gas russo della Germania.

Può sembrare poco, ma è solo l’inizio di un processo destinato a crescere. Il Senegal è al terzo posto, dietro Nigeria e Algeria, nella classifica dei paesi africani che detengono le maggiori riserve di gas naturale, e supera di gran lunga le riserve di Mozambico, Tanzania, Egitto, Libia, Angola e Congo. Tutti paesi ai quali l’Europa sta facendo la corte, compresa l’Italia, per uscire dalla dipendenza dal gas russo. Nella conferenza stampa tenuta dopo gli accordi commerciali, Scholz ha invitato il presidente del Senegal, Macky Sall, al G7 che sarà ospitato in giugno dalla Germania, come primo passo di una stretta cooperazione tra i due paesi nel campo dell’energia. L’acquisto del gas naturale, ha spiegato Scholz, è solo un primo passo, al quale seguiranno quelli necessari per favorire l’alleanza tra le aziende tedesche e quelle senegalesi per la produzione di idrogeno verde, progetto a cui il Senegal è molto interessato. Come lo sono altri paesi africani, dove abbondano il sole e gli ampi spazi necessari per l’installazione dei pannelli solari necessari per produrre idrogeno verde.

Tra questi, Scholz ha indicato il Sudafrica, invitando il presidente Cyril Ramaphosa al G7 di giugno. Lo scopo, ha precisato, è di aiutare l’economia sudafricana a diventare un player nell’idrogeno verde: un cambio epocale se si considera che oggi il 70% dell’energia elettrica del Sudafrica è generato da centrali a carbone, fonte fossile di cui quel paese è tra i maggiori esportatori al mondo. Nel 2021, ricorda Euractiv, al Sudafrica sono stati promessi 8,5 mld $ da Usa, Uk, Germania e Francia come contributo di «un partenariato per una transizione energetica giusta», ovvero per la graduale eliminazione del carbone entro il 2040. «La Germania ha esperienza sul come si può passare dai combustibili fossili all’idrogeno verde, e noi vogliamo diventare partecipi di questo know-how», ha detto il ministro sudafricano Naledi Pandor.

Inutile dire che questo entusiasmo per l’idrogeno verde da produrre in Africa è stato rafforzato dall’aggressione di Putin contro l’Ucraina. Infatti, quando Timmermans lanciò il piano Ue per fare dell’Africa «un campione mondiale nella produzione ed esportazione di idrogeno verde» era il 14 febbraio, giorno in cui si tenne a Bruxelles il settimo Business Forum Ue-Africa. Allora sembrò solo uno dei tanti progetti europei, altisonanti a parole, ma sempre lenti nell’attuazione, per non dire inconcludenti. Un tran-tran che la guerra in Ucraina ha trasformato in una ricorsa dei leader europei a chi fa prima nello stringere accordi con i paesi africani per acquistare gas subito, e idrogeno verde domani.

In questo, l’Italia è stata la più lesta. All’inizio di aprile Draghi ha firmato un accordo con l’Algeria per avere 9 mld mc di gas in più a partire dall’anno prossimo. Oggi l’Algeria, con il 31%, è il nostro secondo fornitore di gas, dopo la Russia (43%). Altri 6,5 mld mc sono stati poi negoziati dai ministri Di Maio e Cingolani con Congo (5 mld) e Angola (1,5 mld), che si aggiungono ai 3 mld ottenuti dall’Egitto.

Altre forniture sono attese da Mozambico e Azerbaigian. L’obiettivo è di aumentare le forniture sia attraverso i gasdotti, sia per nave con il Gnl, potenziando i terminali. Tutto ciò, ha spiegato Draghi, sta ridisegnando le interconnessioni oggi per il gas, domani per l’idrogeno verde: «C’è la concreta possibilità che i paesi del Mediterraneo possano diventare hub di energia per l’intera Europa. Stiamo entrando in una fase strategica delle politiche energetiche completamente diversa dal passato».

Le incognite perché ciò si avveri, tuttavia, non sono poche. Alcuni esperti sostengono che Germania e Italia non riusciranno a rendersi indipendenti dal gas russo entro la fine del 2024, se non in parte.

Previsione per nulla azzardata. La Germania dipende dal gas russo (53%) più dell’Italia, e non mostra alcuna fretta di privarsene, cosa che farebbe crollare l’apparato industriale tedesco. Anche se non lo dice apertamente, sotto sotto l’Italia è dello stesso avviso. E l’Ue non riesce ad approvare neppure l’embargo sul petrolio russo, facendosi scudo con il no della piccola Ungheria, ipocrisia che fa comodo a molti. E che l’Ue possa imporre l’embargo sul gas russo, come chiede l’Ucraina, non lo crede nessuno: i più sperano che la guerra finisca prima che Bruxelles riesca a decidere qualcosa.
 

Articolo pubblicato su italiaoggi.it

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