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Che cosa è successo all’Opec e come andrà il petrolio

Opec Petrolio

Pace fatta nell’Opec tra l’Arabia Saudita e gli Emirati: da agosto l’offerta di petrolio comincerà ad aumentare. I prezzi del greggio calano per i timori sulla diffusione della variante delta. Tutti i dettagli

 

Il conflitto nell’OPEC+, il gruppo che riunisce alcuni dei principali esportatori di petrolio, si è risolto e il valore del greggio ha già iniziato a scendere.

Domenica 18 luglio i ministri dei Paesi membri dell’organizzazione hanno raggiunto un accordo per aumentare la produzione di petrolio e interrompere così la salita dei prezzi, che a inizio mese erano cresciuti oltre i 75 dollari al barile: si temeva che non vi sarebbe stata sufficiente disponibilità di combustibile con cui alimentare la ripresa delle economie dalla crisi pandemica.

COSA PREVEDE L’ACCORDO DELL’OPEC+

L’accordo di ieri prevede che l’OPEC+ aumenti l’offerta complessiva di petrolio sul mercato di 400mila barili al giorno a partire da agosto e fino a dicembre 2021: 2 milioni di barili in tutto, quindi.

Il gruppo ha anche deciso di estendere il sistema di ripartizione delle quote massime di produzione tra i membri fino alla fine del 2022, in modo da garantirsi più spazio di manovra per bilanciare le forniture a seconda dell’andamento della ripresa, che potrebbe rallentare con l’emersione di nuove varianti del virus.

IL LITIGIO ARABIA-EMIRATI

L’anno scorso l’OPEC+ avevano introdotto dei tagli record alla produzione da 10 milioni di barili al giorno, in risposta proprio al crollo della domanda energetica causato dalla pandemia. Da allora ha gradualmente allentato le restrizioni.

Tale sistema ha però fatto nascere dei contrasti tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo e coordinatore del gruppo. Abu Dhabi voleva vedersi riconosciuta la possibilità di produrre di più, attraverso una riformulazione della propria quota sulla base della sua nuova capacità estrattiva, cresciuta molto di recente. Riad era contraria all’idea, anche per non ritrovarsi poi costretta ad accontentare le pretese di altri membri.

Il litigio tra gli Emirati e l’Arabia aveva paralizzato le discussioni dell’OPEC+ e fatto temere per uno stallo prolungato che avrebbe messo a rischio l’accordo per l’aumento dell’offerta di barili da agosto.

TROVATO IL COMPROMESSO

Lo scontro si è però risolto domenica: l’organizzazione ha deciso che fisserà delle nuove quote di produzione dal maggio 2022, accogliendo dunque la richiesta degli Emirati. Che si sono detti – per bocca del ministro dell’Energia Suhail bin Mohammed al-Mazrou – “contenti dell’accordo”.

Dal maggio dell’anno prossimo il paese potrà allora produrre fino a 3,5 milioni di barili al giorno (aveva chiesto un po’ di più: 3,8 milioni), contro i 3,1 milioni attuali.

Le quote di Arabia Saudita e la Russia – i due membri principali dell’alleanza – passeranno entrambe da 11 milioni di barili al giorno a 11,5 milioni. Anche il Kuwait e l’Iraq potranno estrarre e vendere più greggio; forse anche la Nigeria e l’Algeria.

COME VA IL PETROLIO

Stamattina, alla notizia dell’accordo nell’OPEC+, i prezzi del petrolio sono calati di oltre 1 dollaro al barile. Se a inizio mese si temeva per un deficit di offerta di greggio, ora le preoccupazioni sono contrarie: la risalita dei contagi da coronavirus in molti paesi, cioè, fa immaginare l’introduzione di nuove restrizioni, e quindi la possibilità di un eccesso di petrolio sui mercati.

Oggi il greggio Brent (il riferimento per il mercato europeo) è sceso dell’1,5 per cento, arrivando a 72,5 dollari al barile: la settimana scorsa aveva perso il 3 per cento del suo valore. Il West Texas Intermediate (il benchmark americano) è calato invece dell’1,4 per cento, a 70,8 dollari, dopo un calo di quasi il 4 per cento la scorsa settimana.

IL PARERE DI GOLDMAN SACHS

La banca d’affari americana Goldman Sachs pensa che nei prossimi giorni i prezzi del petrolio continueranno a oscillare verso l’alto e verso il basso, a causa della diffusione della variante delta del coronavirus ma anche della ripresa della mobilità in alcuni paesi (negli Stati Uniti, ad esempio).

La banca comunque non ha rivisto al ribasso le sue previsioni sul prezzo del Brent, che – sostiene – supererà a 80 dollari al barile entro l’estate e i 75 dollari di media nel 2022.

Sul tema, leggi gli approfondimenti di Start Magazine:

Perché Emirati e Arabia Saudita litigano sul petrolio. Parla Tabarelli (Nomisma Energia)
Ecco perché i litigi nell’Opec sul petrolio turbano Biden

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