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Gli Stati Uniti vogliono che gli alleati paghino di più i minerali critici

Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha detto che gli alleati devono essere disposti a pagare prezzi più alti per i minerali critici, altrimenti sarà impossibile spezzare la dipendenza dalla Cina. Ecco perché.

Jamieson Greer, il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, ha detto che i paesi alleati devono essere disposti a pagare prezzi più alti di quelli di mercato per i minerali critici che vengono estratti e lavorati all’infuori della Cina. Ha chiamato questo sovrapprezzo “premio di sicurezza nazionale”, riferendosi alla necessità per l’Occidente di costruire delle catene di approvvigionamento indipendenti da Pechino in modo da tutelarsi dagli utilizzi geopolitici delle forniture, come le restrizioni alle vendite.

LA QUESTIONE DEL PREZZO E LA VIA AMERICANA ALL’EMANCIPAZIONE DALLA CINA

Al momento la Cina esercita un’influenza notevolissima sulle filiere della maggior parte dei minerali critici per l’energia, la difesa e la tecnologia, e di conseguenza sui loro prezzi. Il controllo del valore di queste materie prime – ossia la possibilità di farli crescere o calare attraverso una minore o maggiore produzione – permette a Pechino di stroncare, eventualmente, i progetti minerari occidentali, danneggiandone la redditività.

Da anni gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre la loro dipendenza mineraria dalla Cina attraverso lo sviluppo di supply chain alternative – posizionate in paesi alleati, affini o vicini – e di una filiera nazionale. Questa politica ha conosciuto un’accelerazione ulteriore con l’inizio del secondo mandato del presidente Donald Trump: il governo americano è perfino diventato azionista di diverse compagnie minerarie specializzate in elementi critici, come Usa Rare Earth e Mp Materials (terre rare), Trilogy Metals (rame, cobalto, gallio e germanio) e Lithium Americas (litio).

I DUBBI DEGLI ALLEATI AMERICANI

Greer vuole che i partner commerciali degli Stati Uniti, tra cui l’Unione europea, stabiliscano delle soglie minime di prezzo dei minerali critici – il già citato “premio di sicurezza nazionale” – in modo da proteggere i loro investimenti nelle capacità di estrazione e di raffinazione. Vuole anche che vengano imposti dazi o barriere commerciale di altro tipo sulle importazioni di materiali dalla Cina, in modo da impedire a Pechino di manipolare i prezzi internazionali attraverso l’aumento dell’offerta.

Non tutti i paesi alleati degli Stati Uniti sono entusiasti di questa proposta, però: temono che possa portare a un aumento dei costi per le aziende utilizzatrici di minerali critici, o che possa provocare una reazione commerciale da parte della Cina.

LE PAROLE DI GREER SULLA SICUREZZA DEI MINERALI CRITICI

Greer ha criticato queste posizioni. Al Financial Times ha detto infatti che “quando i partner commerciali esprimono preoccupazioni riguardo al costo economico dei prezzi minimi o dei relativi meccanismi, io rispondo semplicemente: quello di cui state parlando, cioè l’efficienza in termini di costi, è esattamente il motivo per cui ci troviamo nella situazione attuale”: si riferisce al fatto che l’Occidente è diventato dipendente dalla Cina per i minerali critici proprio perché ha sempre preferito l’economicità delle forniture rispetto alla loro sicurezza. “Tutti noi”, ha aggiunto, “pagheremo un sovrapprezzo per la sicurezza nazionale per avere una catena di approvvigionamento sicura”.

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