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Mercato Libero

Perché i sindacati attaccano il mercato libero di luce e gas?

Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil attaccano il governo per il passaggio dalla maggior tutela al mercato libero di elettricità e gas. Ma le loro paure sono infondate o esagerate. Tutti i dettagli.

Secondo i segretari di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, il passaggio al mercato libero per le forniture domestiche di gas ed elettricità – da gennaio 2024 nel primo caso, da aprile 2024 nel secondo – è una decisione “folle ed irresponsabile” del governo, che ha deciso di non prorogare il cosiddetto regime di maggior tutela.

Secondo Ilvo Sorrentino (Filctem Cgil), Amedeo Testa (Flaei Cisl) e Marco Pantò (Uiltec Uil), il mercato libero “getterà milioni di famiglie in pasto ad una pletora di venditori senza scrupoli”, in un contesto di “far west che creerà ulteriore confusione e incertezza nei consumatori che si troveranno a doversi districare tra offerte complicate, rischi di errore e, […] vere e proprie truffe”.

COSA SBAGLIANO I SINDACATI SUL MERCATO LIBERO

La realtà, però, è diversa da quella descritta dai tre sindacati. Innanzitutto, il passaggio dalla maggior tutela al mercato libero non sarà obbligatorio per tutti, diversamente da quanto scritto nel comunicato (che parla di “costringere milioni di italiani”). Per gli utenti in situazioni di vulnerabilità – ad esempio i percettori di bonus sociali, le persone con disabilità e gli anziani con più di 75 anni – è previsto infatti il mantenimento di un regime speciale, sia per l’elettricità che per il gas, con prezzi e contratti stabiliti dall’autorità di regolazione, l’Arera.

Per gli utenti domestici non vulnerabili, invece, il passaggio al mercato libero non sarà comunque immediato bensì graduale. A meno che non si scelga espressamente il mercato libero, infatti, gli utenti del gas verranno inseriti in un regime placet, cioè con condizioni standard e “regolate”; gli utenti elettrici che passeranno a un nuovo fornitore tramite aste, similmente, resteranno soggetti a condizioni regolate per ancora qualche anno.

Quanto ai venditori “senza scrupoli” evocati dai sindacati, la verità è che le aziende sul mercato libero – al netto delle possibili truffe – dovranno comunque far riferimento ai prezzi all’ingrosso dell’energia, oltre a dover proporre offerte invitanti per attirare o mantenere i clienti. È vero però che il mercato libero, in generale, può avere prezzi più alti rispetto a quelli nel regime di maggior tutela.

– Leggi anche: Le piroette di Pd, M5s e Lega sulle bollette di luce e gas

LA LIBERALIZZAZIONE DANNEGGIA ENEL?

Sul Foglio l’economista liberalista Carlo Stagnaro ha scritto che “con la fine della maggior tutela i clienti coinvolti non verranno spinti direttamente sul libero mercato, ma saranno serviti da un nuovo fornitore a condizioni molto probabilmente migliorative. La ragione di questo passaggio […] è che il grado di concentrazione del mercato elettrico è oltre i livelli di guardia”. Questo perché l’operatore dominante, Enel, possiede da solo una quota del 60 per cento: più precisamente del 59,1 per cento, tra mercato libero (32,2 per cento) e tutelato (26,9 per cento), stando ai dati del 2022 diffusi dall’Arera.

Nello stesso anno, la quota totale degli altri venditori era ben più bassa: quella di A2A era del 3,6 per cento; quella di Hera del 3,3 per cento; quella di Acea del 3 per cento; quella di Iren del 2,9 per cento; quella di Eni dell’8,4 per cento.

Secondo gli analisti, il passaggio al mercato libero dell’elettricità favorirà le utilies locali, come appunto A2A o Hera. Mentre sfavorirà, almeno parzialmente, Enel: questo perché Enel, data la sua posizione di incumbent – ovvero di azienda ex-monopolista che continua ad avere una posizione dominante in un mercato liberalizzato -, vedrà riassegnati ad altri fornitori una parte dei propri clienti.

I SINDACATI DIFENDONO I CALL CENTER

I sindacati criticano il passaggio al mercato libero anche per l’impatto occupazionale sui call center. “Con il passaggio al mercato libero”, sostengono appunto Sorrentino, Testa e Pantò, “i dipendenti dei call center finiranno per strada, insieme alle loro famiglie, non essendo prevista per loro alcuna forma adeguata di tutela e di garanzia di continuità occupazionale”.

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