Energia

Libia: la guerra civile e gli scontri per il controllo dei pozzi di petrolio

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Libia

In Libia si combatte per il controllo dei pozzi di petrolio: dal greggio e dal gas arrivano il 95% delle entrate statali

Ancora guerra in Libia. E ancora scontri per il controllo dei pozzi petroliferi: le forze del generale libico Khalifa Haftar hanno conquistato quattro  principali porti petroliferi del Paese, Ras Lanuf , es Sider (Sidra), Zueitina, Brega. Si tratta di una notizia importante: lo sfruttamento e la vendita del petrolio, infatti, rappresenta il 95% delle entrate statali. Immediata la reazione del governo di unità nazionale, sostenuto dall’Onu, il presidente del Consiglio presidenziale libico, Fayez al Serraj, ha annunciato la controffensiva. Ma facciamo un passo indietro e proviamo a capire cosa sta accadendo in Libia.

La guerra civile in Libia: cosa sta succedendo

Fayez Serraj

Fayez Serraj

In Libia è in corso una guerra civile: più forze e governi si scontrano per il controllo del territorio Mezza Luna. Da fine marzo, a ovest del Paese si è insediato il governo di unità nazionale, con sede e Tripoli, appoggiato dall’ONU e guidato dal primo ministro Fayez Serraj.  Idea contrastata dallo Stato islamico, che da diversi mesi combatte per conquistare le città più importanti del Paese, da altre decine di milizie, e dai soldati del generale Khalifa Haftar, a capo del secondo governo libico, con sede a Tobruch (Libia orientale).

Fino ad oggi il generale Khalifa Haftar si è rifiutato di trovare un accordo con Serraj che riconosca la presenza di un unico governo in tutta la Libia. Gli scontri di domenica 11 settembre, come scrive il Wall Street Journal, sono stati il “primo conflitto armato” tra il governo della Libia orientale, quello che appoggia Haftar, appunto, e il governo di unità nazionale. Alla guida degli attacchi vi era il maggiore Miftah Shaqluf.

La lotta per il controllo dei pozzi di petrolio tra Tripoli e Tobruch

Khalifa Haftar

Khalifa Haftar

Come dicevamo, le milizie del generale Khalifa Haftar hanno conquistato quattro  principali porti petroliferi: Ras Lanuf, es Sider (Sidra), Zueitina, Brega, strappandoli al controllo del comandante Ibrahim Jadran, che a luglio aveva trovato un accordo con il governo di unità nazionale appoggiato dall’Occidente.

L’attacco del generale Haftar è la dimostrazione, evidente, che non vi è alcuna intenzione di scenderea patti con il governo e che il piano di riconciliazione tra il Governo di Tripoli, riconosciuto anche dall’Italia, e le forze di Haftar, pensato dall’Onu, è fallito.

Un attacco al cuore dell’economia

Controllare i pozzi petroliferi significa controllare l’economia del Paese: come detto prima, infatti, la vendita e lo sfruttamento del petrolio rappresenta il 95% delle entrate statali.

C’è da dire, che la guerra civile ha rallentato l’industria del greggio. Oggi la produzione è ferma a circa 200 mila barili di greggio al giorno. Si tratta di una quantità di molto inferiore agli 1,6 milioni di barili prodotti nel 2011, quando a capo della Libia vi era Muammar Gheddafi. Il pozzo di Zueitina, per esempio, dopo un anno di inattività, aveva ripreso a esportare petrolio solo ad agosto.

 

Immagine libia 1

Quello che succederà nei prossimi mesi sarà decisivo per il futuro del Paese, per salvare l’economia libica serve iniziare a produrre petrolio come in passato, e anche per le sorti dell’Italia. Ricordiamo che l’Italia ha un radicato legame storico, geopolitico ed economico con la Libia. La situazione del territorio della Mezza Luna è vista dall’Italia anche con occhio critico per via dei flussi di immigrazione clandestina, che da anni hanno creato tensioni con Bruxelles, e per via della questione energetica.   Al Bel Paese è destinato oltre il 30% delle esportazioni libiche di petrolio: l’Italia è il primo importatore di greggio libico, seguita da Germania e Francia.

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