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Laurent Fabius: dalla COP21 un soccorso al pianeta

Laurent Fabius

Intervista al Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, presidente della COP21, di Jean-Marie Colombani. Anteprima in esclusiva dal numero 30 di Oil 

 

Le recenti e tragiche azioni terroristiche che hanno sconvolto il cuore di Parigi e l’intera comunità internazionale hanno scompaginato l’agenda politica mondiale, collocando la lotta all’Isis come priorità assoluta per ripristinare un ordine mondiale che sembra, in questo momento, subordinato alla follia di un fanatismo omicida. Ciò, comunque, non ha sottratto forza e mordente al dibattito sul cambiamento climatico che proprio a Parigi, nonostante l’incremento di tutte le misure di sicurezza, culminerà nello svolgimento della COP21. Lo conferma, in questa intervista, Laurent Fabius, nella doppia veste di Ministro degli Esteri francese e presidente della Conferenza sul Clima. Fabius, come è naturale che sia, non può evitare di svolgere una riflessione sulle misure intraprese per fronteggiare la minaccia dell’Isis, ma conferma quanto l’equilibrio mondiale, oltre che dallo sradicamento del terrorismo, passa anche attraverso l’auspicio di un accordo “forte” che accompagni il pianeta verso l’affrancamento definitivo dalle conseguenze delle emissioni di gas serra.

Signor Ministro, lei ha dichiarato a Pretoria che le due grandi minacce che incombono sul pianeta sono il terrorismo e il riscaldamento climatico. Iniziamo dalla prima: quale probabilità di successo ha, secondo lei, l’iniziativa francese volta a creare una grande coalizione?

Contro l’Isis bisogna ingaggiare una lotta senza quartiere. Attualmente, sono in corso discussioni con i presidenti Obama e Putin, la cancelliera tedesca Merkel, il primo ministro britannico Cameron, il presidente del consiglio italiano Renzi e i vertici di altri paesi. Per sradicare lo Stato Islamico si sta delineando una vasta unione internazionale. Allo stesso tempo, è necessario trovare una soluzione politica al conflitto siriano, che ha conseguenze non solo sulla regione ma su tutto il mondo. Il piano adottato di recente a Vienna, in vista di una transizione politica in Siria, costituisce un primo barlume di speranza.

Come si può interpretare la risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e votata all’unanimità?

La misura votata al Palazzo di Vetro era quanto auspicato dal presidente francese Hollande nel discorso tenuto di fronte ai parlamentari francesi riuniti in Congresso a Versailles pochi giorni dopo gli attentati del 13 novembre. La celerità e l’unanimità del consenso espresso dal Consiglio di Sicurezza rappresentano un gesto forte: la comunità internazionale ha dimostrato la propria determinazione nel voler sconfiggere il terrorismo e intensificare la lotta contro l’Isis e i gruppi legati ad Al-Qaida. Ora, tutti gli Stati devono impegnarsi concretamente in questa lotta, in termini di azione militare, ricerca di soluzioni politiche o contrasto al finanziamento al terrorismo, che rappresenta un punto chiave. La solidarietà nella commozione deve tradursi in collaborazione nell’azione.

Per quanto riguarda la questione della Siria, c’è un avvicinamento delle posizioni francesi e americane a quella di Vladimir Putin o si tratta piuttosto di un passo in avanti del presidente russo nei confronti di Parigi e Washington?

Quando, a inizio settembre, il presidente russo Putin ha proposto una grande coalizione internazionale contro il terrorismo, la Francia ha accolto positivamente l’idea, ma a patto che i bombardamenti russi si concentrassero sull’Isis. Io stesso avevo presentato questo messaggio al Consiglio di Sicurezza in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. All’inizio avevamo notato che i bombardamenti russi in Siria miravano principalmente ai moderati che si oppongono a Bashar al-Assad. In seguito agli attentati del Sinai e di Parigi, sembra che l’atteggiamento della Russia sia cambiato e che i bombardamenti siano concentrati sull’Isis. Per costruire una grande coalizione contro l’Isis, dobbiamo agire all’unisono per centrare l’obiettivo.

Il governo francese ha deciso di non annullare la COP21, che era passata un po’ in secondo piano. Avete fiducia in un esito positivo della Conferenza?

La ragionevole costernazione provocata dagli attentati di Parigi non deve farci perdere di vista la COP21, dato che la posta in gioco per il pianeta è molto alta. La Conferenza si apre il 30 novembre con un vertice che riunirà all’incirca 140 capi di Stato e di governo provenienti da tutto il mondo allo scopo di trasmettere un impulso alla lotta ai cambiamenti climatici al più alto livello. C’è una diffusa e convinta volontà politica di raggiungere un accordo ambizioso. L’impegno non solo degli Stati, ma anche delle comunità locali, delle aziende, degli investitori, della totalità della società civile, non è mai stato così profondo. C’è ancora del lavoro da fare a Parigi per mettere d’accordo le 196 parti, ma il successo è indispensabile.

Questa Conferenza sarà davvero capace di modificare i nostri modelli di crescita?

L’intesa che vogliamo raggiungere a Parigi non è una semplice dichiarazione di buoni propositi: dovrà contenere disposizioni vincolanti a livello giuridico, che avranno conseguenze concrete sui nostri modelli di sviluppo e sugli stili di vita. Certo, la COP21 di Parigi non potrà risolvere di punto in bianco tutti i problemi, ma ha comunque l’obbligo di segnare una svolta storica.

La Conferenza deve creare le condizioni per un passaggio graduale da un’economia mondiale basata sul carbonio a un’economia senza carbonio.

Cosa si aspetta dal rapporto con l’Italia nel fronteggiare le due minacce di cui abbiamo parlato?

Con l’Italia condividiamo la stessa analisi delle minacce che incombono sull’Europa. L’Italia dà il proprio sostegno alle azioni anti-Isis della Coalizione internazionale in Iraq, in cui è coinvolta anche la Francia. Roma riveste inoltre un ruolo essenziale per la creazione di un governo di unità nazionale in Libia. Per quanto riguarda la lotta contro il riscaldamento climatico, l’Italia è un partner chiave: quando ha rivestito il ruolo di presidente del Consiglio dell’Unione europea nel 2014, ha contribuito a definire alcuni degli obiettivi ambiziosi dell’Unione in termini di negoziazione internazionale in vista della COP21. Oggi, la stessa Italia è attivamente impegnata per permettere una rapida implementazione degli impegni presi. Messe di fronte alle grandi sfide del XXI secolo, la Francia e l’Italia rappresentano quindi due alleati attivi e solidali.

Qui la versione in inglese dell’intervista a Laurent Fabius

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