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La guerra tra Cina, Usa e Ue per le batterie delle auto elettriche

Batterie Auto

L’analisi di Giuseppe Gagliano sulla corsa per investire nella produzione di batterie alla base delle auto elettriche

 

Dal Protocollo di Kyoto del 1995 e dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015, entrambi volti a mantenere il riscaldamento globale a un livello “ben al di sotto dei 2° C” nel lungo periodo, la transizione energetica ed ecologica è in movimento e sconvolge strategie e rapporti di potere.

Oggi sempre più veicoli funzionano con batterie elettriche ricaricabili. Ma quali sono le vere questioni economiche e ambientali alla base di questo vero cambio di paradigma tecnologico?

La corsa per investire nella produzione di batterie in tutto il mondo è in pieno svolgimento e la Cina è diversi passi avanti.

La Cina è entrata nella battaglia per le batterie per auto con l’ambizione di dominare il mondo. Il controllo a monte sui minerali necessari alla loro fabbricazione, e più in particolare l’approvvigionamento di cobalto e litio, materie prime essenziali per la fabbricazione di accumulatori, costituisce un vantaggio competitivo e fa parte della sua strategia. La guerra economica per queste batterie infuria dietro il boom delle auto elettriche.

Secondo l’US Geological Survey, la Cina domina questo mercato per materiali e metalli rari, i componenti principali per la produzione di batterie ricaricabili, un mercato redditizio. Controlla quasi tutto questo mercato. Delle 170.000 tonnellate prodotte lo scorso anno, il 71% (120.000 tonnellate) sono state prodotte da quest’ultima. Gli altri produttori: Australia (20.000 tonnellate) e Stati Uniti (15.000 tonnellate) sono molto indietro.

Questa situazione di quasi monopolio della Cina sulle terre rare sembra prendere una svolta pericolosa nella spietata guerra commerciale ed economica tra le due principali potenze mondiali: gli Stati Uniti e la Cina. Non a caso la Cina ha proposto un progetto per regolamentare la produzione e l’esportazione di 17 minerali delle terre rare in Cina.

Ma accanto agli Usa un altro competitore è l’Ue.

Non a caso Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, ha esortato i governi dell’Ue a essere più attivi nella definizione di standard globali per le batterie al litio metallico ultraleggere, chiave per molte industrie strategiche e auto elettriche, per non dare un vantaggio tecnologico alla Cina. L’influenza sulle regole e sugli standard internazionali, cioè sulle regole del gioco economico, è una componente essenziale, anche se poco visibile, della competitività delle imprese e degli Stati.

Mentre la Cina ha beneficiato della generosità o dell’ingenuità degli occidentali per entrare a far parte dell’OMC, ora Pechino vuole influenzare la redazione di standard internazionali sul litio per favorire le sue aziende sui mercati internazionali.

Non dimentichiamoci che mentre l’Unione europea attualmente produce solo l’1% delle batterie agli ioni di litio nel mondo, i suoi concorrenti asiatici catturano i tre quarti dell’offerta mondiale. Il podio dei costruttori è composto da: la Chinese Contemporary Amperex Technology (CATL), la giapponese Panasonic e la sudcoreana LG-Chem, seguite dall’americana Tesla.

Di fronte a questa egemonia asiatica e, in misura minore, americana, l’Europa vuole rompere questa morsa americano-asiatica sulla produzione di batterie.

Guidata da Germania e Francia, l’Ue ha lanciato le “Airbus Batteries” nell’autunno 2017, accompagnate da un’autorizzazione per gli aiuti di Stato di 3,2 miliardi di euro. Quindi, il 26 gennaio 2021, la Commissione europea ha autorizzato il pagamento di 2,9 miliardi di euro di aiuti pubblici per un progetto comune a dodici Stati membri con l’obiettivo di raggiungere una quota di mercato del 25% della produzione di batterie a livello globale entro il 2030.

La Germania, a capo della presidenza di turno dell’Unione europea da luglio a fine dicembre 2020, è riuscita pochi giorni prima della fine della sua missione a strappare il trattato di investimento tra Cina e Ue. In qualità di principale partner commerciale della Cina in Europa, ha avuto un prezioso vantaggio economico nel garantire l’accordo. In tal modo, ha dimostrato una grande intelligenza economica. Il suo potere di influenza in Europa e nel mondo le consentirà di attrarre i più grandi produttori di batterie del mondo sul suo suolo: la cinese Contemporary Amperex Technology Co. Limited (CATL) sta attualmente costruendo la sua prima fabbrica in Europa a ERFURT, la SVOLT Energy Technology, una società cinese inizierà la costruzione di un impianto di produzione di batterie a Überherrn (provincia di Saar). Psa, tramite la sua controllata tedesca Opel, ha unito le forze con il gruppo Saft, una filiale della compagnia petrolifera Total, per avviare una fabbrica di celle batteria a Kaiserslautern, nella Germania orientale.

La transizione energetica implica una crescita molto forte del fabbisogno di batterie. La loro produzione è un passo importante per il raggiungimento degli obiettivi climatici entro il 2030, un percorso disseminato di insidie, poiché la guerra dell’informazione gioca un ruolo importante nel loro impatto sull’ambiente.

Negli anni ’90, General Motors (GM), al fine di soddisfare le nuove leggi sui veicoli a emissioni zero della California, iniziò a produrre la EV1, la prima auto elettrica di produzione dell’era moderna. Fu un grande successo commerciale, ma una campagna di disinformazione orchestrata dalle lobby petrolifere, sostenute dall’allora amministrazione Bush, costrinse GM ad abbandonare il suo programma di produzione EV1 nel 2001.

Quello che è successo con l’EV1 potrebbe accadere di nuovo con le auto elettriche che solcano sempre più le nostre strade.

Mentre diversi studi scientifici evidenziano il vantaggio ecologico delle batterie agli ioni di litio, le voci si alzano e parlano della “grande truffa” intorno alle auto elettriche.

Nei media e sui social network difensori e detrattori si scontrano con fake news.

Il dibattito sulle terre rare e sui metalli per la produzione di batterie sta raggiungendo il suo apice.

Il litio, alla base delle batterie, è una risorsa difficile da estrarre e la sua produzione ha impatti molto forti sull’ambiente. Il giornalista Guillaume Pitron, autore di “The War of Rare Metals” sottolinea le enormi quantità di acqua e sostanze chimiche necessarie per l’estrazione e la raffinazione di questi metalli. D’altronde diverse inchieste giornalistiche hanno denunciato lo sfruttamento dei bambini impiegati nelle miniere di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo.

Infine, in Finlandia, il grande sviluppo delle batterie per auto elettriche preoccupa gli ambientalisti.

Insomma, la transizione energetica non ha un percorso lineare ma è caratterizzata da continui conflitti in ambito giuridico, politico ed economico.

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