Il Kuwait, uno dei paesi più ricchi al mondo grazie ai suoi vasti giacimenti petroliferi, ha firmato un accordo da 16 miliardi di dollari con le società finanziarie nordamericane Kkr, Blackstone e Brookfield – le prime due sono statunitensi, l’ultima canadese – sull’utilizzo degli oleodotti per l’esportazione di greggio. Si tratta del più grande investimento diretto estero nella storia del Kuwait, concluso nonostante il paese abbia subìto moltissimi attacchi da parte dell’Iran negli ultimi mesi, che hanno impattato negativamente sulla sua produzione di petrolio.
COSA PREVEDE L’ACCORDO DEL KUWAIT CON I FONDI NORDAMERICANI
L’accordo prevede che Kkr, Blackstone e Brookfield abbiano una quota del 49 per cento di una joint venture con Kuwait Oil (una sussidiaria della compagnia petrolifera statale Kuwait Petroleum) dedicata all’utilizzo delle infrastrutture di trasporto petrolifero. Secondo le stime, l’operazione dovrebbe garantire al Kuwait un ricavo iniziale di 7,8 miliardi di dollari.
Gli oleodotti oggetto dell’accordo sono tredici, di cui Kuwait Oil manterrà i diritti di gestione e di manutenzione per venti anni e mezzo in cambio di una tariffa basata sui volumi.
I PIANI DEL KUWAIT SUL PETROLIO
I ricavi dell’operazione verranno utilizzati da Kuwait Petroleum per finanziare un programma di investimento volto ad accrescere la capacità produttiva di greggio a 4 milioni di barili al giorno entro il 2035. Attualmente – cioè in condizioni di normalità, prima che i suoi impianti venissero danneggiati dagli attacchi iraniani e che la navigazione nello stretto di Hormuz venisse ostacolata – il paese produce circa 2,5 milioni di barili al giorno.
COSA FANNO GLI ALTRI PAESI DEL GOLFO
Oltre al Kuwait, anche altri paesi del golfo Persico – i cui bilanci statali, similmente, dipendono dalle rendite petrolifere – hanno stipulato accordi simili per valorizzare le loro infrastrutture oil & gas e raccogliere fondi, pur senza perdere il controllo degli impianti.
Per esempio, nel 2019 la compagnia petrolifera statale degli Emirati Arabi Uniti, Adnoc, ha ceduto una quota del 40 per cento della sua rete di oleodotti a Kkr e a BlackRock (quota che è stata però riacquistata successivamente da un’altra entità emiratina). Un consorzio guidato da BlackRock ha anche acquistato una quota del 49 per cento della società saudita di infrastrutture gasifere Aramco Gas Pipelines.
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COSA FANNO KKR, BLACKSTONE E BROOKFIELD IN MEDIORIENTE
Negli ultimi anni Kkr, Blackstone e Brookfield hanno tutte ingrandito la loro presenza in Medioriente. Per esempio, Kkr – che possiede uffici a Dubai dal 2009 e a Riad dal 2013 – ha nominato l’ex-direttore della Cia David Petraeus alla presidenza delle sue operazioni mediorientali; inoltre, ha istituito un team dedicato agli investimenti nella regione e ha aperto una sede ad Abu Dhabi.
Brookfield gestisce proprietà in Medioriente per un valore di circa 16 miliardi di dollari e ha proseguito con le acquisizioni nonostante la guerra. Quanto a Blackstone, ha annunciato recentemente alcune collaborazioni nel golfo Persico su settori come l’intelligenza artificiale, la logistica e le tecnologie finanziarie.



