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Kazakistan

Non solo uranio: tutti gli interessi di Macron in Kazakistan

Il viaggio di Macron in Kazakistan e Uzbekistan vuole garantire più uranio alla Francia e nuove opportunità all'industria nazionale. Tutti i dettagli.

Il viaggio del presidente francese Emmanuel Macron in Kazakistan e in Uzbekistan – due paesi dell’Asia centrale, regione ricca di risorse e considerata parte della “sfera di influenza” della Russia – è certamente motivato da ragioni energetiche. Sia il Kazakistan che l’Uzbekistan, infatti, sono grandi produttori di uranio, il metallo che funge da base per il combustibile che alimenta le centrali nucleari francesi, il perno della politica energetica del paese.

L’OBIETTIVO DEL VIAGGIO: LA SICUREZZA ENERGETICA

Stando alle fonti di Bloomberg, il viaggio di Macron è volto proprio a rafforzare la sicurezza energetica della Francia ed è coerente con i propositi dell’Unione europea per ridurre la dipendenza dalla Russia dai combustibili fossili e dal materiale nucleare.

CHI CORTEGGIA L’ASIA CENTRALE

La visita ha un secondo obiettivo, in realtà: Macron vorrebbe indurre il Kazakistan e l’Uzbekistan, due repubbliche ex-sovietiche, a guardare oltre alla loro relazione con Mosca.

Oltre alla Russia, l’Asia centrale – viste le sue importanti riserve di petrolio, gas naturale e minerali – sta ricevendo le attenzioni anche della Cina, degli Stati Uniti e dell’Unione europea: Pechino si è garantita una presenza nella regione grazie al progetto infrastrutturale della Nuova via della seta; Washington dice di voler accrescere la propria statura politica nella regione; Bruxelles vorrebbe far confluire quest’area in un corridoio commerciale-energetico passante per il Caucaso e alternativo alla Russia (il cosiddetto “Middle Corridor”).

Il mese scorso i ministri degli Esteri di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan si sono riuniti per la prima volta con i ministri degli Esteri dei ventisette stati membri dell’Unione europea. A settembre il presidente americano Joe Biden ha avuto un incontro con i leader dei paesi centroasiatici ai margini dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

GLI INTERESSI INDUSTRIALI FRANCESI IN KAZAKISTAN

Parigi è già presente in Asia centrale. La società nucleare Orano, per esempio, è attiva nello sfruttamento dei depositi di uranio kazaki e uzbeki. Non a caso, il suo presidente, Claude Imauven, fa parte della delegazione di industriali francesi che affianca Macron nel suo viaggio.

Nella delegazione ci sono anche i dirigenti della società elettrica EDF e di Assystem, che offre servizi ingegneristici per la costruzione di reattori. Le aziende francesi sono interessati a ottenere una commessa per l’eventuale costruzione di una centrale nucleare: il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha intenzione di indire un referendum per lo sviluppo dell’energia atomica, che ridurrebbe la dipendenza nazionale dai combustibili fossili.

Intanto, Alstom – gruppo specializzato in carrozze e infrastrutture ferroviarie – ha firmato un’intesa con il governo di Astana sul possibile sviluppo di treni elettrici.

L’URANIO DEL KAZAKISTAN (E IL PROBLEMA DEL NIGER)

Il Kazakistan è nettamente il maggiore paese produttore di uranio al mondo, con oltre 21.000 tonnellate estratte nel 2022. È seguito dal Canada (7400 tonnellate), dalla Namibia (5600 tonnellate), dall’Australia (4600 tonnellate), dall’Uzbekistan (3300 tonnellate) e dalla Russia (2500 tonnellate). Leggermente inferiori a quelli russi sono i volumi produttivi del Niger (2000 tonnellate), che vale il 24 per cento dell’uranio importato dall’Unione europea nel 2021; lo scorso luglio in Niger c’è stato un colpo di stato, con manifestazioni anti-francesi e pro-russe.

Il 10-15 per cento circa dell’uranio utilizzato nelle centrali nucleari francesi proviene dal Niger. La società, però, ha dovuto interrompere le attività di lavorazione del minerale grezzo nel paese per via delle sanzioni internazionali imposte contro la giunta militare che ha preso il potere. Anche per questo, la Francia ha bisogno di garantirsi un maggiore accesso all’uranio kazako.

URANIO, PETROLIO E TERRE RARE

L’anno scorso, peraltro, il Kazakistan non è stato solo il principale fornitore di uranio della Francia (al terzo posto c’è l’Uzbekistan), ma anche il suo secondo maggiore fornitore di petrolio greggio.

Il Kazakistan ha intenzione di iniziare, l’anno prossimo, ad estrarre terre rare, un gruppo di elementi necessari alla transizione ecologica (turbine eoliche, veicoli elettrici), alla transizione digitale (smartphone, computer) e al comparto della difesa (caccia, missili). La Francia e l’Unione europea vorrebbero ridurre la dipendenza dalla Cina, che domina l’estrazione, la raffinazione e la trasformazione in magneti delle terre rare.

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