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Perché l’Italia è così vulnerabile alla crisi del gas? Report Cdp

Italia Gas

L’Italia importa quasi tutto il gas che consuma e lo utilizza per produrre gran parte dell’energia elettrica: è uno dei paesi europei maggiormente esposti alla crisi dei prezzi. Ecco numeri e rischi nel report dell’ufficio studi di Cassa depositi e prestiti

 

L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente vulnerabili ai rincari dei prezzi del gas naturale, che pur essendo diminuiti rispetto ai massimi dello scorso agosto restano comunque superiori alla media degli ultimi anni.

IL CONFRONTO TRA EUROPA, GIAPPONE E STATI UNITI

A settembre il prezzo del gas in Europa era di circa 100 dollari al megawattora, contro i 74 dollari in Giappone (un grandissimo importatore di gas liquefatto) e i circa 26,5 dollari negli Stati Uniti (i maggiori produttori di gas al mondo).

LE PERCENTUALI DI CONSUMO DI GAS IN ITALIA

L’Italia importa praticamente tutto il gas che consuma (il 95 per cento, nel 2021) e lo utilizza come fonte primaria per la produzione di energia elettrica: la quota è del 44,6 per cento nel 2020, rispetto alla media del 18 per cento nell’Unione europea. Relativamente ai consumi diretti di gas da parte di cittadini e imprese, il gas importato vale il 29 per cento, contro il 16 per cento europeo.

– Leggi anche: Perché il gas italiano non basta all’Italia. Report Cdp

SITUAZIONE MIGLIORE PER GERMANIA, FRANCIA E SPAGNA

In un rapporto di Cassa depositi e prestiti intitolato Il sistema energetico italiano alla prova dell’inverno si legge che la situazione di Germania, Francia e Spagna è “decisamente migliore” di quella italiana, “soprattutto per effetto di una dipendenza dal gas nella generazione di energia elettrica significativamente più contenuta. Nel caso tedesco, ciò è possibile grazie a un massiccio ricorso al carbone oltre che alle fonti rinnovabili, nei casi francese e spagnolo soprattutto grazie al nucleare”.

I RISCHI GENERALI, SECONDO CDP

Stando al rapporto di CDP, la crisi delle forniture e dei prezzi dell’energia rappresenta un rischio sia per i bilanci di aziende e consumatori, e sia per la sicurezza energetica, vista la possibile necessità di dover ricorrere agli stoccaggi per il soddisfacimento della domanda.

LE CONSEGUENZE SUGLI OPERATORI ENERGETICI

Gli alti costi di approvvigionamento del gas potrebbero causare perdite fino al 45 per cento degli operatori energetici nel 2022. Le aziende del settore potrebbero anche accusare l’impatto dell’aumento della morosità da parte degli utenti finali, vista la crescita delle bollette. Sui grandi operatori in particolare, poi, gravano le richieste di garanzie in contanti a copertura dei contratti stipulati sulla borsa europea del gas.

La conseguenza di queste difficoltà potrebbe essere, per gli operatori più piccoli, il default; per quelli più grandi e strutturati, invece, il ridimensionamento dei piani d’investimento.

LO SVUOTAMENTO DEGLI STOCCAGGI

Un’altra criticità è rappresentata dal rischio di svuotamento degli stoccaggi di gas, in caso di un azzeramento dei flussi provenienti dalla Russia (fino al 2021 il maggiore fornitore sia italiano che europeo, con una quota del 40 per cento circa).

In Italia i siti di stoccaggio sono quindici, gestiti in regime di concessione da operatori privati, per una capacità complessiva di 18 miliardi di metri cubi: l’Italia è il secondo paese dell’Unione europea per capacità di stoccaggio, dopo la Germania.

COSA FARE

Secondo CDP, “per far fronte a queste criticità, occorrerebbe: da un lato, affiancare le soluzioni di emergenza già approvate a Bruxelles con un intervento coordinato su un tetto al prezzo del gas importato; dall’altro, perseguire strategie più strutturali per la sicurezza del sistema energetico, quali la diversificazione degli approvvigionamenti di gas e la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili”.

LA SITUAZIONE DEL MERCATO ENERGETICO ITALIANO

Il mercato tutelato rappresenta ancora oggi una quota significativa, seppure in riduzione, dei contratti domestici di elettricità e gas, nota CDP: “il 39,3 per cento dei volumi di elettricità forniti alle famiglie italiane e il 24,9 per cento di quelli di gas è ancora soggetto a regime di prezzo regolamentato”.

Tutte le utenze in regime di tutela sono esposte direttamente agli aumenti di prezzo di gas ed elettricità, dato che le tariffe sono aggiornate periodicamente dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) per riflettere l’andamento del costo di approvvigionamento sui mercati all’ingrosso.

Per le utenze sul mercato libero la situazione è diversa. “Tra le forniture destinate alle famiglie”, si legge nello studio, “la quota maggioritaria prevede una tariffa fissa (almeno fino alla eventuale rinegoziazione unilaterale da parte dell’operatore): l’81,4 per cento per le utenze elettriche, il 72,7 per cento per quelle del gas. Le forniture destinate alle imprese, di contro, vedono una maggiore diffusione dei contratti a tariffa variabile, direttamente o indirettamente legata alle oscillazioni del prezzo del gas”.

Data la situazione, più della metà delle famiglie e delle imprese italiane risulta contrattualmente esposta agli
incrementi nel prezzo del gas. Nei casi rimanenti, invece, l’aumento dei costi di approvvigionamento ricade sugli operatori sul mercato a dettaglio.

QUANTO AUMENTERANNO LE BOLLETTE NEL 2022?

Il costo della bolletta elettrica per una famiglia-tipo nel 2022 è previsto essere di 1322 euro, il doppio rispetto al 2021 (632 euro).

Si stima inoltre che sette condomini su dieci siano a rischio morosità, visto l’aumento dei consumi nel periodo invernale.

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