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Come farà l’Italia a rimpiazzare il gas del Qatar?

L'Italia è il paese dell'Unione europea più colpito dalla crisi nello stretto di Hormuz perché importa tanto gas dal Qatar. Ma il ministro Pichetto assicura che sono in corso trattative con Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti. Ecco dichiarazioni, numeri e contesto.

Secondo uno studio del Vienna Supply Chain Intelligence Institute citato dal giornale tedesco Der Spiegel, l’Italia è il paese dell’Unione europea più colpito dalla crisi nello stretto di Hormuz: importa infatti beni per 9,8 miliardi di dollari all’anno dagli stati del golfo Persico. Dal Qatar, in particolare, acquista gas liquefatto per 4,4 miliardi e propano per 3,2 miliardi.

L’Italia è il paese europeo che importa più gas dal Qatar, con quasi 5 milioni di tonnellate nel 2025: il combustibile qatariota vale all’incirca il 10 per cento delle importazioni gasifere totali. Più in generale, il nostro paese acquista moltissima energia dall’estero e il mix di generazione dell’elettricità è composto al 43 per cento dal gas.

“STIAMO PARLANDO CON TUTTI”, DICE PICHETTO

Riferendosi proprio allo stato degli approvvigionamenti di gas, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha detto che “stiamo parlando con tutti, direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni”.

Nell’ottobre del 2023 Eni si era aggiudicata una fornitura di 1,5 miliardi di metri cubi all’anno di gas liquefatto dal Qatar, dalla durata di ventisette anni e con consegne a partire dal 2026.

DA DOVE ARRIVA IL GAS IMPORTATO DALL’ITALIA…

Nel 2025 l’Italia ha importato 20 miliardi di metri cubi di gas dall’Algeria, che è il nostro fornitore principale via tubo e che soddisfa quasi il 32 per cento della domanda nazionale. Dall’Azerbaigian, attraverso il Gasdotto Trans-Adriatico (Tap), il nostro paese ha ricevuto invece 10 miliardi di metri cubi, pari a quasi il 16 per cento della domanda.

I flussi provenienti dall’Europa settentrionale sono ammontati a 8,6 miliardi di metri cubi, mentre quelli dalla Libia sono stati inferiori a 1 miliardo.

Le importazioni di gas liquefatto, nel complesso, hanno sfiorato i 21 miliardi di metri cubi: i primi fornitori in questo segmento sono gli Stati Uniti (con una quota del 44 per cento), seguiti a distanza dal Qatar (24 per cento) e dall’Algeria (21 per cento).

… E DA DOVE ARRIVERÀ

Il ministro Pichetto ha detto che l’Italia sta discutendo con Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti per aumentare le forniture di gas. La capacità di trasporto del Tap, però, è praticamente satura; quella del Transmed con l’Algeria, invece, ammonta a 30 miliardi di metri cubi, quindi esiste un margine. Ma i fornitori dalla maggiore flessibilità sono probabilmente gli Stati Uniti: peraltro, ad aprile di un anno fa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, durante un incontro alla Casa Bianca con il presidente Donald Trump, aveva dichiarato che “l’Italia dovrà aumentare le importazione energetiche” dall’America per riequilibrare la bilancia commerciale.

LE NUOVE SCOPERTE IN LIBIA

Pochi giorni fa Eni ha annunciato due scoperte di gas in Libia da oltre 28 miliardi di metri cubi. A detta della società, lo sviluppo di queste risorse sarà “rapido”: una volta estratto – le tempistiche esatte non sono state comunicate -, il combustibile sarà destinato sia al mercato libico che all’esportazione verso l’Italia.

E IL PETROLIO?

Quanto al petrolio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere che l’Italia si sta “attivando attraverso le grandi aziende che ha, l’Eni”, con il Venezuela, con “i canali africani” e con l’Indonesia “per coprire la mancanza che potrebbe arrivare dalla chiusura di Hormuz”.

Lo scorso febbraio Eni è stata una delle cinque società energetiche – assieme Chevron, Bp, Repsol e Shell – ad aver ricevuto dal governo degli Stati Uniti una licenza per tornare a operare in Venezuela. L’amministratore delegato Claudio Descalzi aveva dichiarato che l’azienda “è pronta a investire in Venezuela” e a “unirsi alle compagnie statunitensi per velocizzare lo sviluppo” dell’industria petrolifera locale.

“Il petrolio che arriva a noi da Hormuz”, ha proseguito Crosetto, “è circa il 5 per cento del nostro fabbisogno ed è, tra virgolette, facilmente reperibile. Il problema più grosso è il gas liquido che arriva dal Qatar, che è circa il 20 per cento del nostro fabbisogno: per noi non è tanto un problema di fonti di approvvigionamento, quanto un problema del prezzo”.

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