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Tamar

Tutto su Tamar, il giacimento di gas fermato da Israele

Israele ha sospeso le operazioni nel giacimento di gas di Tamar, temendo attacchi dalla Striscia di Gaza. Il campo non è importante solo per il fabbisogno israeliano, ma anche per l'Egitto e - di conseguenza - per l'Europa. Tutti i dettagli.

Lunedì, tre giorni dopo l’offensiva di Hamas dalla Striscia di Gaza, Israele ha sospeso le attività all’importante giacimento di gas di Tamar, nel mar Mediterraneo, per ragioni di sicurezza.

L’IMPORTANZA DI TAMAR PER ISRAELE E NON SOLO

Tamar contribuisce in maniera significativa alla domanda elettrica e industriale israeliana: per questo il governo ha specificato che verranno utilizzate fonti alternative di combustibile per soddisfare il fabbisogno energetico interno. Nel 2022 Tamar è valso da solo quasi la metà della produzione gasifera di Israele.

Il giacimento è importante anche per la regione, però, visto che una parte della sua produzione viene esportata in Egitto e in Giordania. A sua volta, una porzione del gas israeliano venduto all’Egitto viene da quest’ultimo esportata in Europa in forma di gas liquefatto (GNL) dai terminali di Damietta e Idku: l’impianto di Damietta è co-gestito da Eni.

UN GIACIMENTO VULNERABILE

Il governo di Benjamin Netanyahu ha dato l’autorizzazione al ministero dell’Energia a dichiarare, in caso di necessità, lo stato di emergenza per il settore energetico, in modo da tutelare i consumi domestici.

Il giacimento di Tamari si trova a una ventina di chilometri al largo di Ashdod, una città posizionata sulla costa meridionale di Israele, affacciata sul Mediterraneo. La piattaforma estrattiva è vulnerabile perché si trova entro la portata di eventuali missili lanciati dalla Striscia di Gaza.

Le attività nel vicino giacimento Leviathan – il più grande, nelle acque israeliane – stanno invece proseguendo normalmente.

I NUMERI DELLA PRODUZIONE

Il sito di Tamar, gestito dalla società petrolifera statunitense Chevron, è formato da sei pozzi, con un output generalmente compreso tra i 7,1 e gli 8,5 milioni di metri cubi al giorno; nel 2022, stando ai dati governativi, il suo output è arrivato a 10,2 miliardi di metri cubi. Da quando è entrato in attività, un decennio fa, Tamar ha contribuito a trasformare Israele in un fornitore di gas per la regione mediterranea.

CHI CONTROLLA TAMAR

Chevron possiede una quota del 25 per cento di Tamar. Le società israeliane Isramco e Tamar Petroleum hanno rispettivamente il 28,7 e il 16,7 per cento, mentre l’emiratina Mubadala Energy ha l’11 per cento.

COSA STA SUCCEDENDO TRA ISRAELE, EGITTO ED EUROPA

Ad agosto Israele aveva annunciato che avrebbe aumentato le esportazioni in Egitto del gas estratto a Tamar, con l’obiettivo sia di migliorare i rapporti con il vicino e sia di rafforzare il suo ruolo di fornitore energetico nella regione. Oggi, tuttavia, stando a Bloomberg, gli invii di gas israeliano all’Egitto si sono ridotti del 20 per cento.

Secondo le informazioni raccolte dall’agenzia, la sospensione di Tamar ha ridotto le importazioni egiziane di gas israeliano a 650 milioni di metri cubi al giorno. Il calo si ripercuoterà sulle attività di liquefazione e di esportazione del GNL all’Europa, ma non è possibile, al momento, dare stime precise: questo perché il GNL venduto dall’Egitto è una miscela di gas israeliano e gas egiziano.

Nel giugno 2022 l’Unione europea, alla ricerca di fornitori di combustibili alternativi alla Russia, aveva firmato un memorandum d’intesa con Israele ed Egitto sull’aumento delle esportazioni di gas verso il Vecchio continente. L’accordo, in breve, prevedeva l’invio del gas israeliano in Egitto attraverso le tubature esistenti; lì sarebbe stato liquefatto e infine ri-esportato in Europa.

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