I mercati petroliferi dominano i titoli dei giornali mentre il conflitto in Iran interrompe il traffico nello Stretto di Hormuz. Eppure, per l’Europa, la storia più rilevante non riguarda il greggio, ma il gas naturale liquefatto (GNL).
Dopo che la Russia ha tagliato la maggior parte dei flussi di gas verso l’Europa nel 2022, l’Unione ha virato verso le tecnologie pulite e le importazioni di GNL da Stati Uniti, Norvegia e Qatar. Questa strategia ha in larga parte funzionato: il GNL rappresenta oggi quasi la metà delle importazioni di gas dell’Ue, in aumento rispetto al 20% del 2021. Prima dell’inizio della guerra in Iran, Bruxelles prevedeva che nuove forniture di GNL in arrivo entro la fine dell’anno e nel 2027 avrebbero consentito al blocco di affrancarsi definitivamente dagli idrocarburi russi.
I danni al complesso di Ras Laffan in Qatar, il più grande impianto di GNL al mondo, mettono ora seriamente a rischio questa strategia. Situato sulla costa settentrionale del Qatar, Ras Laffan ha richiesto tre decenni per essere costruito e copre un’area pari a circa tre volte quella di Parigi. Il sito esporta abitualmente circa un quinto delle forniture globali di GNL. A metà marzo, missili iraniani hanno distrutto due delle sue 14 linee di liquefazione e una delle due unità gas-to-liquids, cancellando il 17% della capacità produttiva del sito e il 3% dell’offerta globale di GNL.
Non esiste una soluzione rapida per riprendere le spedizioni: la liquefazione richiede trattamenti criogenici a -162°C in infrastrutture che richiederanno anni per essere ricostruite.
Le ricadute di Ras Laffan saranno ingenti per l’Europa. QatarEnergy, che gestisce l’impianto, ha invocato la forza maggiore sospendendo alcune consegne. In combinazione con le interruzioni presso altri produttori del Golfo, l’offerta globale di GNL è ora inferiore di circa il 20% su base annua.
Mentre aziende europee, sudcoreane e giapponesi competono per assicurarsi carichi limitati, i prezzi spot hanno raggiunto i livelli più alti dalla crisi energetica del 2022-23.
L’impatto economico sarà disomogeneo all’interno dell’Ue, con Italia e Germania tra i paesi più colpiti. L’italiana Edison è tra le aziende i cui contratti con QatarEnergy sono stati sospesi. La Germania non dipende direttamente dal GNL qatariota, ma è esposta allo shock dei prezzi, dato che il gas rappresenta quasi il 30% del suo mix energetico.
Il quadro di lungo periodo è ancora più cupo. Prima della guerra, una nuova ondata di progetti — soprattutto in Qatar e negli Stati Uniti — sembrava destinata ad aumentare l’offerta globale di GNL del 20% nel 2026 e nel 2027.
L’arrivo simultaneo di così tanti progetti faceva temere agli operatori un eccesso di offerta. Ora, uno scenario di surplus appare altamente improbabile.
L’International Energy Agency prevede che le forniture globali di GNL nel periodo 2026-2030 saranno inferiori di circa il 15% rispetto alle stime prebelliche, con la maggior parte del deficit concentrata nel 2026-2027.
“QatarEnergy stima che le riparazioni a Ras Laffan richiederanno dai tre ai cinque anni, impegnando capacità ingegneristiche scarse e ritardando progetti greenfield a livello globale.”
Oltre al colpo inferto al Qatar, la limitata capacità ingegneristica e i dazi statunitensi rappresentano ulteriori colli di bottiglia. Solo poche aziende — Bechtel, Chiyoda Corporation, JGC Holdings e Technip Energies — combinano competenze tecniche, track record e solidità finanziaria per realizzare progetti che possono costare decine di miliardi di dollari.
QatarEnergy stima che le riparazioni a Ras Laffan richiederanno dai tre ai cinque anni, impegnando risorse ingegneristiche già scarse e ritardando nuovi progetti in tutto il mondo.
Nel frattempo, i progetti statunitensi affrontano un ostacolo autoindotto: i dazi americani sull’importazione di componenti specializzati, come l’acciaio al nichel al 9% per uso criogenico, stanno facendo aumentare i costi dei nuovi impianti di GNL. Nel complesso, queste pressioni indicano tempi più lunghi e costi più elevati per le forniture di GNL su cui l’Europa contava.
L’Ue dovrà fare i conti con l’impatto delle interruzioni del GNL per anni, con effetti a catena in almeno tre ambiti.
Primo, la dipendenza dal GNL americano aumenterà: solo le aziende statunitensi possono colmare il vuoto lasciato dal Qatar con la rapidità di cui l’Europa ha bisogno, e già oggi forniscono quasi il 60% delle importazioni europee di GNL.
Gli ottimisti potrebbero vedere un’opportunità per distendere i rapporti con la Casa Bianca impegnandosi ad acquistare più GNL americano, visto che questi acquisti sono comunque destinati a crescere.
Una lettura più realistica è che il presidente statunitense Donald Trump utilizzerà la dipendenza europea dal GNL americano per ottenere concessioni dal blocco.
Il secondo ambito riguarda la Russia. Con mercati del gas più tesi, le richieste di revocare le sanzioni sugli idrocarburi russi potrebbero farsi più insistenti. Nell’ambito del piano RePowerEU, le importazioni di GNL russo devono essere eliminate gradualmente: un divieto sui contratti a breve termine è entrato in vigore il 25 aprile e le consegne basate su contratti a lungo termine saranno vietate da gennaio 2027. Il conflitto in Iran potrebbe complicare questo percorso.
La Slovacchia chiede da tempo di rinviare queste scadenze, e le pressioni del settore industriale potrebbero spingere Italia e Germania nella stessa direzione. Il rischio di frammentazione dell’Ue è elevato, poiché altri grandi Stati membri come Francia (grazie al nucleare) e Spagna (grazie alle rinnovabili) sono in gran parte protetti dall’aumento dei prezzi del gas.
Il terzo ambito riguarda le prospettive industriali europee. Un rapporto del 2024 dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha indicato gli alti costi dell’energia come una sfida cruciale per l’industria europea.
Due dati aiutano a comprendere la portata del problema: le imprese industriali europee pagano da quattro a cinque volte più dei concorrenti americani per il gas; i prezzi dell’elettricità per i settori ad alta intensità energetica sono in media doppi rispetto agli Stati Uniti e del 50% superiori rispetto a Cina e India.
Lo shock sul GNL è destinato ad ampliare ulteriormente il divario, soprattutto per settori energivori come chimica, fertilizzanti o acciaio, lasciando l’industria europea in una posizione ancora più svantaggiata rispetto ai concorrenti americani e cinesi.
Quando lo Stretto di Hormuz riaprirà, i titoli passeranno oltre. Il problema del GNL europeo no.
La strategia elaborata da Bruxelles nel 2022 per uscire dalla dipendenza dal gas russo è ora bloccata nella coda delle riparazioni di Ras Laffan. Questo offrirà a Washington e Mosca nuove leve sull’Europa, aggravando ulteriormente prospettive industriali già deboli.
Nel medio-lungo periodo, l’opzione più evidente per il blocco sarà intensificare la riduzione della domanda, espandere le rinnovabili e accelerare l’integrazione delle reti. Nel breve termine, però, gli europei non hanno vie d’uscita semplici dalla stretta sul GNL.
(Estratto da Appunti)




