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La Russia lascerà la Germania senza gas?

Bilderberg

La Russia ha tagliato pesantemente i flussi di gas che passano per il Nord Stream 1, e la Germania teme di restare senza combustibile per le case e le imprese. Ecco dati, previsioni e confronti con l’Italia

 

La settimana scorsa la Russia ha ridotto del 60 per cento le forniture di gas naturale che passano per il Nord Stream 1: è il gasdotto che arriva in Germania dal mar Baltico nonché una delle infrastrutture energetiche più importanti per l’Europa, che dipende da Mosca per la maggior parte delle importazioni di questo combustibile.

La dipendenza è molto alta proprio in Germania, l’economia più grande dell’Unione. Giovedì scorso, infatti, il governo tedesco ha attivato la fase due (di tre) del piano d’emergenza per prepararsi alla possibilità di un blocco totale dei flussi dalla Russia, che avrebbe conseguenze molto negative per l’attività industriale.

COSA RISCHIA LA GERMANIA

Gli esperti dell’amministrazione del cancelliere Olaf Scholz – riporta Bloomberg – hanno elaborato vari scenari di rischio, e in nessuno di questi il paese disporrà di gas a sufficienza per i mesi invernali. Klaus Mueller, a capo del BNetzA, l’autorità di regolazione della rete del gas tedesca, ha detto che “se avremo un inverno molto, molto freddo, se saremo negligenti e troppo generosi con il gas, allora non sarà bello”.

Nel concreto, la Germania rischia di non poter garantire il riscaldamento alla sua popolazione, di dover imporre la chiusura delle fabbriche per mancanza di energia e, più in generale, rischia la recessione economica. La crisi può essere mitigata facendo ricorso a combustibili diversi dal gas ma più inquinanti – ovvero il carbone -, mentre la transizione verso le fonti rinnovabili richiederà anni per diventare realtà.

ESODO DELLA MANIFATTURA?

Le aziende cosiddette energivore – quelle che consumano grandi quantità di energia, come quelle dell’acciaio o della carta – potrebbero vedersi costrette a ridurre la produzione o a sospenderla del tutto. In questo modo il riscaldamento domestico verrebbe forse garantito con più facilità, ma il quadro economico generale ne soffrirebbe. Anche perché alcuni impianti hanno bisogno di essere alimentati costantemente, o rischiano di rompersi.

In prospettiva, inoltre, la mancanza di energia abbondante e a basso costo – come era il gas russo – potrebbe indurre le imprese manifatturiere a lasciare la Germania per trasferirsi altrove.

LA QUESTIONE DEGLI STOCCAGGI

Il governo tedesco vuole riempire al 90 per cento le riserve di gas entro novembre. Secondo le ultime previsioni, avrà bisogno di almeno 115 giorni per raggiungere l’obiettivo, ammesso che i flussi di gas restino sui volumi attuali. Non sembra tuttavia probabile, perché il Cremlino sta assumendo una postura sempre più aggressiva nei confronti dell’Europa e potrebbe limitare ulteriormente le forniture energetiche come ritorsione per le sanzioni imposte dopo l’invasione dell’Ucraina. A luglio il Nord Stream 1, peraltro, verrà chiuso per dei lavori di manutenzione: il governo tedesco teme che la Russia possa decidere di non riattivarlo.

germania gas
Il livello degli stoccaggi di gas in Europa al 22 giugno scorso. L’Italia è al 55,4 per cento. Grafico via Bloomberg.

Se la situazione dovesse peggiorare, la Germania potrebbe attivare la fase tre del suo piano di emergenza e cominciare a razionare il gas. L’azienda energetica Uniper, principale importatrice di gas russo nel paese, ha già detto che potrebbe avere difficoltà a rispettare i contratti di fornitura con i suoi clienti (società elettriche e imprese manifatturiere) nel caso in cui Mosca dovesse continuare a portare avanti i tagli alle esportazioni di gas.

LE STIME DELLA BUNDESBANK

Secondo le stime della Bundesbank, la banca centrale tedesca, nel 2023 l’economia della Germania si contrarrà di oltre il 3 per cento se la Russia azzererà i flussi di gas.

Alcune aziende si stanno già attrezzando per affrontare la crisi delle forniture e dei prezzi dell’energia: la compagnia chimica BASF potrebbe diminuire i livelli produttivi, mentre la casa automobilistica BMW potrebbe alimentare i suoi edifici non con il gas ma con l’elettricità. La divisione tedesca del gruppo farmaceutico Roche Holding ha detto invece che potrebbe rimpiazzare parte del gas con il petrolio, benché sia un combustibile molto meno efficiente. I cittadini potrebbero invece ritrovarsi a pagare bollette molto più care.

COSA DICE IL BOLLETTINO DELLA BCE

Nell’ultimo Bollettino economico della Banca centrale europea si legge che “tra i maggiori paesi dell’area dell’euro, la Germania e l’Italia presentano il più elevato livello di dipendenza dal gas russo”, entrambe con quote superiori al 40 per cento rispetto al totale delle importazioni.

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QUANTO RISCHIA L’ITALIA

Stando a una recente indagine del Centro Studi Confindustria, “l’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione per l’economia italiana si stima possa raggiungere l’8,8% nel 2022, più del doppio del corrispondente dato francese (3,9%) e quasi un terzo in più di quello tedesco (6,8%)”. Il rischio è che aumenti “il divario di competitività di costo dell’Italia dai principali partner europei”.

Il rincaro del prezzo dell’energia si traduce, per l’Italia, “in una crescita della bolletta energetica stimata tra i 5,7 e i 6,8 miliardi su base mensile”. Per la Germania, invece, l’aumento “è stimato tra 7,7 e 8,0 miliardi mensili per il totale economia […] mentre per la Francia le stime sono comprese tra 1,7 e 1,8 miliardi mensili (20,2 – 21,8 annui) per il totale economia”.

La vulnerabilità italiana è dovuta al fatto che il gas è molto utilizzato non soltanto come fonte di produzione dell’energia elettrica, ma anche come combustibile nei processi produttivi. Il suo rincaro è pertanto la ragione principale del maggiore impatto della crisi energetica sui costi di produzione rispetto a Francia e Germania.

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