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Tutti i movimenti di gas tra Israele, Egitto, Turchia e Ue

Israele Egitto

Israele vuole contare di più nel mercato europeo del gas collaborando con l’Egitto. E anche la Turchia vuole ritagliarsi un ruolo, con un progetto alternativo all’EastMed (e meno costoso). Tutti i dettagli

 

La ministra dell’Energia di Israele, Karine Elharrar, ha detto che il paese “vede un’opportunità” nel distacco dell’Unione europea dalle forniture di gas naturale russo, “e ne trarrà il massimo vantaggio”.

Ha aggiunto anche che “il mercato europeo dell’energia sta affrontando una carenza sostanziale dopo la crisi della Russia”, che rappresenta la sua prima fornitrice di gas con una quota del 40 per cento circa (oltre 150 miliardi di metri cubi all’anno).

20 MILIARDI DI METRI CUBI

Il Jerusalem Post scrive che Israele non è in grado di sostituire per intero i volumi di gas che la Russia invia all’Europa – oltre 150 miliardi di metri cubi all’anno -, ma i paesi del Mediterraneo orientale potranno fornire circa 20 miliardi di metri cubi. È una cifra vicina a quella garantita dagli Stati Uniti e dai loro partner, mentre altri 20-30 miliardi dovrebbero arrivare dal Qatar.

Una fonte israeliana ha detto al Jerusalem Post che Israele non è può rimpiazzare il gas russo, però “abbiamo una buona quantità che possiamo esportare”. Ma il vero punto della questione, sottolinea, “è quale sia il metodo più rapido ed efficiente in termini di costi, e quello che è più vantaggioso per tutte le parti coinvolte”.

IL TRIANGOLO ISRAELE-EGITTO-EUROPA

Karine Elharrar e Kadri Simson, la commissaria europea per l’Energia, hanno istituito un gruppo di lavoro sull’energia al quale dovrebbe unirsi anche l’Egitto. Il piano, ancora in fase di definizione, prevede che il gas naturale israeliano arrivi in Egitto, dove verrà liquefatto e infine esportato in Europa.

Una fonte diplomatica egiziana ha detto al Jerusalem Post che ci sono “discussioni in corso” sull’aumento dei flussi di gas tra Israele, Egitto e Unione europea. Ha aggiunto che l’energia è un “tema importante, non solo tra Egitto e Israele ma per l’intera regione” del Mediterraneo.

IL RITORNO DELL’EASTMED?

La cooperazione sul gas tra Tel Aviv e Il Cairo ha iniziato a prendere forma durante un incontro tra il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid e il suo omologo egiziano Sameh Shoukry. Inizierà, nel concreto, una volta che sarà avviata la produzione nel giacimento offshore di Karish-Tanin, forse a settembre.

La ministra Elharrar ha detto che Israele sta esaminando varie opzioni, tra cui la produzione di gas liquefatto e la realizzazione di nuove condotte. Una di queste opzioni è l’EastMed, la condotta che collegherebbe i giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale alla Grecia, permettendogli poi di raggiungere – attraverso le tubature già esistenti – l’Italia e il resto del continente europeo.

Israele, Cipro e Grecia hanno firmato degli accordi per lo sviluppo dell’infrastruttura, ma il problema è attirare i finanziamenti necessari: il costo del progetto è stimato sui 6 miliardi di euro. In un contesto di transizione energetica, che dovrebbe far contrarre i consumi di gas nel lungo periodo, peraltro, solo le forniture meno costose riusciranno a rimanere sul mercato. Più che sull’EastMed, l’Unione europea potrebbe direttamente puntare sul gas liquefatto egiziano: l’opzione potrebbe soddisfare l’Italia, visto che l’impianto nella città di Damietta è di proprietà, in parte, di Eni.

COSA VUOLE LA TURCHIA

Contraria a EastMed è la Turchia, perché il progetto ridurrebbe il suo ruolo di intermediario energetico tra l’Europa e il Medioriente. Ciononostante, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso interesse nella collaborazione energetica con Israele. La ministra Elharrar si è però mantenuta cauta, facendo notare di non avere in programma un incontro con il ministero dell’Energia turco né un piano di lavoro a cui fare riferimento.

Il progetto israelo-turco dovrebbe prevedere la costruzione di un gasdotto sottomarino tra la Turchia e il più grande giacimento offshore israeliano, Leviathan: è gestito dalla società americana Chevron e dalle israeliane NewMed e Ratio Oil. Il gas lì estratto arriverebbe in Turchia, e poi in Europa meridionale.

Leviathan già rifornisce Israele, la Giordania e l’Egitto; la sua capacità produttiva dovrebbe venire ampliata dagli attuali 12 a 21 miliardi di metri cubi. Stando a NewMed, gran parte dell’output aggiuntivo verrà liquefatto ed esportato via nave in Europa o in Medioriente.

Il gasdotto sottomarino Israele-Turchia, lungo circa 500 chilometri, avrebbe un costo di 1,5 miliardi, molto meno dell’EastMed. La costruzione dell’infrastruttura è però complicata dalla politica, perché il tubo dovrebbe passare per le acque di Cipro, ma Ankara ne contesta i confini marittimi.

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