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Perché il freddo invernale non incendierà i prezzi del gas

L'inverno è arrivato in Europa, ma difficilmente il calo delle temperature farà impennare i prezzi del gas. Il clima mite ha salvato ancora il Vecchio continente dalla morsa di Putin, ma le industrie soffrono. Tutti i dettagli.

Il freddo invernale è arrivato, con grande ritardo, in Europa: a Berlino, in Germania, le temperature sono scese sotto i 10 gradi Celsius, mentre a Oslo, in Norvegia, si sono toccati i -25 °C; anche in Italia le condizioni atmosferiche dovrebbero irrigidirsi nei prossimi giorni. Il calo delle temperature, tuttavia, probabilmente non causerà un forte innalzamento dei prezzi del gas naturale, il principale combustibile per il riscaldamento nel continente: come spiega Bloomberg, per il mercato energetico l’inverno è praticamente già finito. Quasi metà della stagione fredda è passata, e il clima mite registrato fino a questo punto ha lasciato gli stoccaggi su livelli alti: i depositi di gas garantiscono la disponibilità di combustibile in caso di picchi della domanda e svolgono di conseguenza anche una funzione di “assicurazione” contro gli aumenti dei prezzi.

IL CALDO HA SALVATO (ANCORA) L’EUROPA DALLA MORSA DI PUTIN

“Anche se il freddo dovesse durare per il resto della stagione”, scrive appunto Bloomberg, “l’Europa consumerebbe comunque molto meno gas naturale per il riscaldamento rispetto a un inverno normale. Con la domanda in calo” per via del relativo caldo, “gli stoccaggi di gas della regione non si stanno esaurendo così rapidamente come ci si aspettava, o come si temeva. Questo comporta una riduzione dei prezzi”, che rispetto a un anno fa sono del 45 per cento più bassi.

L’inverno straordinariamente mite che l’Europa ha vissuto finora ha permesso, ancora una volta, di mitigare la crisi inflazionistica legata ai prezzi alti dell’energia. A uscirne sconfitta è la Russia di Vladimir Putin, che prima dell’invasione dell’Ucraina era la prima fornitrice di gas del continente: Mosca utilizza le esportazioni energetiche sia come arma di pressione politica sugli acquirenti, sia come strumento di finanziamento dell’invasione.

IL CONFRONTO CON GLI ULTIMI TRENT’ANNI

Secondo i calcoli di Bloomberg, nella stagione 2023-2024 l’Europa nordoccidentale ha finora vissuto il 6 per cento di gradi-giorno di riscaldamento (heating degree days, una misura del freddo in una certa località che serve a calcolare l’energia necessaria per il riscaldamento) rispetto allo stesso periodo precedente: anche l’inverno 2022-2023, peraltro, era stato molto mite. Rispetto alla media degli ultimi trent’anni, finora i gradi-giorno di riscaldamento nel 2023-2024 sono stati inferiori del 19,8 per cento.

Se anche nel resto di gennaio, a febbraio e a marzo le temperature dovessero scendere ai livelli medi degli ultimi trent’anni, i gradi-giorno di riscaldamento nel 2023-2024 sarebbero comunque del 10 per cento inferiori.

I CONSUMI DI GAS SONO BASSI ANCHE PER LA DISTRUZIONE DELLA DOMANDA INDUSTRIALE

Il clima mite ha permesso una drastica riduzione dei consumi di gas per il riscaldamento domestico, che si aggiunge alla più corposa – ma anche più grave – riduzione della domanda da parte delle industrie energivore, che stanno producendo di meno. In Germania, la maggiore economia d’Europa, la produzione delle aziende energivore – come le acciaierie e gli stabilimenti chimici, per esempio – è calata del 20 per cento rispetto al periodo precedente all’invasione russa dell’Ucraina, che ha aggravato notevolmente la crisi dei prezzi dell’energia nel Vecchio continente.

STOCCAGGI BEN RIEMPITI

I minori consumi di gas, comunque, hanno permesso agli stoccaggi di rimanere su livelli ben superiori di quelli tipici per questo periodo dell’anno: sono all’incirca all’85 per cento, ben al di sopra del valore medio decennale per l’inizio gennaio, ossia il 75 per cento. Le previsioni dicono che, quando arriverà la primavera, gli stoccaggi dei paesi europei saranno ancora pieni per oltre la metà anziché al 35 per cento, la media degli ultimi dieci anni.

IL RUOLO DI RINNOVABILI, NUCLEARE E CARBONE

Oltre alle temperature insolitamente elevate (e quindi ai minori consumi domestici) e alla distruzione della domanda industriale, al calo dell’utilizzo di gas hanno contribuito anche la crescita della capacità da fonti rinnovabili, la ripresa della generazione nucleare in Francia e il maggiore utilizzo di carbone (un combustibile fossile molto più emissivo, però) in Germania.

COME VANNO I PREZZI EUROPEI DEL GAS

La prima settimana di gennaio i prezzi del gas in Europa sono scesi sotto i 35 euro al megawattora, il 55 per cento in meno rispetto a ottobre. Nonostante la forte diminuzione rispetto ai valori del 2023 e del 2022 (nell’agosto di quell’anno superarono i 300 euro al MWh), i prezzi europei del gas rimangono comunque ben al di sopra della media 2010-2020 di 20,1 euro al MWh.

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Prezzi così alti incidono notevolmente sulle spese di produzione dei comparti energivori (così chiamati perché consumano grandi quantità di energia), costringendoli a ridurre le attività, vista l’impossibilità di scaricare l’interezza dei nuovi costi sui consumatori.

“La combinazione di clima mite e sacrifici economici ha salvato la situazione in Europa. Entro il prossimo inverno”, conclude Bloomberg, “dovrebbe essere disponibile più gas naturale liquefatto, riducendo la necessità di un inverno caldo”.

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