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Expo. La Corporate Social Responsibility di Eni per l’Africa

Si conferma l’impegno di Corporate Social Responsability di Eni in Africa, continente in cui gli obiettivi di natura economica-finanziaria della compagnia energetica si coniugano a quelli di sostenibilità sociale e ambientale.

Martedì 20 ottobre Eni, che è official partner for sustainability initiatives in African Countries di Expo Milano 2015, ha presentato nella cornice di Casa Corriere, all’interno dell’Esposizione, due progetti di csr che riguardano la Repubblica del Congo: il progetto integrato Hinda, già realizzato per l’80%, e il progetto stufe migliorate attualmente in fase di studio.

Alla tavola rotonda, moderata da Mara Gergolet della redazione Esteri del Corriere della Sera, erano presenti Carlo Vito Russo, executive vice president Direzione central and south Europe di Eni, Giampiero Silvestri, segretario generale della Fondazione AVSI, Fabio Inzoli, head of dipartment of Energy del Politecnico di Milano e Jerome Ndam Mungwe, assistant research manager della Catholic University of Cameroon e PhD fellow al Politecnico di Milano.

Siamo presenti in Africa dal 1953 e da allora operiamo nell’ottica del “dual flag”: la nostra bandiera e quella della nazione in cui siamo presenti sventolano insieme non soltanto negli stabilimenti ma anche nei villaggi dove vengono realizzati progetti di formazione e sviluppo delle comunità locali”, ha dichiarato Carlo Vito Russo di Eni. In Africa vive il 13 % della popolazione mondiale che è responsabile del 4 % della domanda energetica.

“L’accesso all’energia per le popolazione locali è un impegno primario di Eni. In Congo, in particolare, abbiamo realizzato due centrali elettriche che servono un bacino di oltre 500 mila persone e rappresentano il 60% della produzione elettrica del Paese. In Nigeria, la nostra centrale elettrica copre il 15% del fabbisogno nazionale”, ha precisato Russo.

In quest’ottica si inserisce il progetto integrato Hinda che mira a migliorare le condizioni di vita di 25 mila persone che abitano intorno al campo onshore di M’Boundi nel Distretto di Hinda.

Eni sta sviluppando diversi interventi in settori chiave per lo sviluppo, quali la salute, l’agricoltura, l’accesso all’acqua e all’energia, l’educazione affiancati da attività di formazione e animazione sociale. Sono già stati realizzati 21 pozzi di cui 9 nel 2014 e installati i relativi sistemi di approvvigionamento energetico. Sono state inoltre costruite 9 scuole e 3 centri per la salute, e 17.871 persone hanno potuto vaccinarsi (soprattutto donne e neonati).

Il progetto delle stufe migliorate è invece stato promosso da Eni e avviato dalla Cattedra Unesco “Energia per lo Sviluppo Sostenibile” del Politecnico di Milano e si inserisce nel tema della biomassa utilizzata per scopi domestici e mira a proporre, in un contesto rurale dell’africa sub-sahariana, una alternativa agli attuali sistemi di cottura.

L’obiettivo è di sostituire il sistema di cottura su pietra, ancora diffuso nei villaggi, con stufe in grado di ridurre del 75% l’emissione di monossido di carbonio, tagliare del 40% la produzione di particolato e tagliare del 25% le emissioni di CO2.

Vantaggi ambientali e per la salute, ma anche impegno sociale: Eni vorrebbe creare una rete di microimprese africane in grado di produrre e commercializzare le stufe migliorate in loco, dando quindi un impulso all’imprenditoria locale.

Expo

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