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Cosa studia la Francia sui metalli per le batterie elettriche

Metalli Batterie

Il piano degli esperti per il governo francese sui metalli per le batterie. Ecco i dettagli

 

Entro il 2030, l’Europa non produrrà più del 30% del suo fabbisogno di minerali strategici per le batterie elettriche nella transizione energetica, come litio, cobalto o nichel, che sarà quindi costretta a importare ampiamente, afferma un rapporto presentato al governo francese lunedì.

“In generale, i tassi di dipendenza rimarranno elevati anche entro il 2030 in tutta Europa: solo il 20-30% del fabbisogno di “nichel, litio o cobalto” per batterie e impianti elettrici “potrebbe essere prodotto da fornitori europei”, ha detto alla stampa il finanziere e manager francese Philippe Varin, autore di questo rapporto su come “garantire l’approvvigionamento di materie prime. Philippe Varin, ex presidente di France Industrie, l’organizzazione che riunisce tutti i rami dell’industria francese, è stato infatti incaricato dal Macron di redigere un report dettagliato sulle necessità da attuare in tempi programmati

“L’Unione europea è chiaramente in ritardo rispetto alla Cina, che ha assunto un vantaggio di 20 anni” nel controllare l’intera catena di approvvigionamento di minerali e metalli strategici al fine di uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili, ha detto Philippe Varin in una conferenza telefonica con la stampa.

Di fronte ai progetti annunciati per costruire 38 mega fabbriche di batterie elettriche in tutta l’Unione europea, il rischio di carenza di materiali critici per alimentarle è quindi considerato “preoccupante” dall’autore del rapporto.

Tuttavia, per l’UE, la mobilità elettrica, che sostituisce i motori a combustione interna, è cruciale, “perché i trasporti emettono il 30% dei gas serra” dei 27 paesi, ha spiegato.

Sulla scia di ciò, il governo francese ha annunciato “un finanziamento di un miliardo di euro”, 500 milioni in aiuti di Stato, sovvenzioni e anticipi rimborsabili e 500 milioni per istituire un fondo di investimento, destinato a “rafforzare la resilienza del tessuto industriale sulle catene di approvvigionamento dei metalli”.

Tre raccomandazioni sono state fatte da parte di Philippe Varin. Vediamoli in breve:

  1. Istituire un fondo di investimento pubblico-privato per garantire la fornitura di metalli critici alle tre megafabbriche di batterie previste fino ad oggi sul suolo francese (che dovrebbero consentire la produzione dell’equivalente di 200 GWh di energia). Questo fondo sarà in grado di assumere posizioni di minoranza con società minerarie esperte.
  2. Installare due piattaforme industriali in Francia, una a Dunkerque (nord) per i metalli, l’altra a Lacq (sud-ovest) per magneti, raffinazione, produzione di precursori di batterie (catodi, anodi), formazione e riciclaggio.
  3. Stabilire una “road map” tra industriali e ricercatori, in particolare il CNRS e il Commissariat à l’Energie atomique (CEA). Ma soprattutto concentrare la propria attenzione sul litio, che rimane un materiale assolutamente strategico. Proprio su questo argomento centrale per l’Europa il programma Presa Diretta di Riccardo Iacona ha sottolineato l’esistenza di numerose criticità.

Naturalmente la Francia potrà porre in essere questo suo ambizioso progetto solo nella misura in cui sarà in grado di ottimizzare le proprie risorse minerarie presenti non soltanto in Francia ma soprattutto presenti nelle sue ex colonie africane (pensiamo a ruolo cruciale che riveste l’uranio per le centrali nucleari francesi e al Niger in particolare)

Un altro problema – per certi versi paradossale, tipico d’altronde della transizione energetica – consiste nel fatto che per costruire questa rivoluzione sarà necessario fare ricorso a imponenti infrastrutture minerarie che hanno un impatto ambientale enorme.

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