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Perché l’Ue continua a importare (tanto) Gnl dalla Russia

Gnl Russia

Nei primi nove mesi del 2022 l’Unione europea ha aumentato le importazioni di Gnl dalla Russia del 46 per cento. Chi sono i principali importatori, qual è il calcolo economico e quali sono i rischi

Anche se le forniture di gas via tubi si sono ridotte moltissimo, la relazione energetica tra l’Europa e la Russia di Vladimir Putin si è tutt’altro che interrotta. Nei primi nove mesi del 2022, anzi, l’Unione europea ha importato il 46 per cento di gas liquefatto (GNL) russo in più su base annua: lo dicono i dati della Commissione.

ACQUISTI NECESSARI, MA…

Benché le forniture di gas siano necessarie – l’offerta di combustibile è scarsa, e oltre all’inverno imminente gli stati membri devono già prepararsi ad affrontare quello successivo -, POLITICO scrive che la prosecuzione dei rapporti di compravendita con Mosca può esporre Bruxelles ad altri ricatti del Cremlino il prossimo anno, quando il continente dovrà lavorare di nuovo al riempimento degli stoccaggi per la stagione fredda 2023-2024.

I DATI SULLE IMPORTAZIONI

Tra gennaio e settembre del 2022 i paesi dell’Unione europea hanno importato 16,5 miliardi di metri cubi di GNL dalla Russia, contro gli 11,3 miliardi dello stesso periodo del 2021. È un aumento contenuto se lo si confronta con il crollo delle importazioni via gasdotto, passate da 105,7 miliardi di metri cubi nei primi nove mesi del 2021 a 54,2 miliardi quest’anno.

CHI IMPORTA DI PIÙ

Stando a un’analisi della società di ricerca energetica Montel, gli stati europei che finora hanno importato più GNL dalla Russia sono la Francia, i Paesi Bassi, la Spagna e il Belgio. Un terzo dei carichi di GNL russo destinati all’Europa si sono diretti in Francia, e quasi un quarto in Spagna.

IL RUOLO DI NOVATEK

La maggior parte del GNL russo che arriva in Europa appartiene alla società energetica russa Novatek, che gestisce il terminale Yamal LNG nella Siberia nordoccidentale (la compagnia petrolifera francese TotalEnergies ne possiede una quota di minoranza).

A differenza della statale Gazprom, che ha il monopolio sulle esportazioni di gas russo attraverso le tubature, Novatek è formalmente un’azienda indipendente. Alcuni suoi azionisti, però, sono vicini al Cremlino, che può dunque “influenzare fortemente le sue operazioni”, stando a uno studio del Center on Global Energy Policy della Columbia University.

CHI HA AZZERATO GLI ACQUISTI

In Europa solo due paesi hanno azzerato completamente le importazioni di GNL russo, la Lituania e il Regno Unito. A tutti gli altri conviene “chiudere un occhio” su questi flussi, ha detto a POLITICO Anne-Sophie Corbeau, ricercatrice alla Columbia.

IL CALCOLO ECONOMICO

Da un punto di vista economico, tuttavia, Corbeau riconosce che per l’Europa “ha senso” continuare a importare gas liquefatto dalla Russia: altrimenti dovrebbe acquistarlo da altri fornitori, causando una diminuzione dell’offerta mondiale (quella di Mosca verrebbe di fatto rimossa dal mercato perché non considerata) e un successivo aumento dei prezzi del GNL, sia in Europa che in Asia.

LA RUSSIA STRUMENTALIZZERÀ ANCHE IL GNL?

La ricercatrice precisa come però il mantenimento dei rapporti energetici esponga i paesi europei a nuovi ricatti del Cremlino, che potrebbe cominciare a usare il GNL come “un’arma geopolitica”, in maniera simile a come fatto con il gas via tubi. Il regime di Putin potrebbe limitare o bloccare le esportazioni verso i paesi considerati ostili (quelli cioè che hanno imposto sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina) in periodi sensibili per le forniture o i prezzi.

– Leggi anche: Vi spiego mire e incognite del piano del governo per l’estrazione di gas

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