Energia

Eni, Total, Noc. Ecco i conti del petrolio in Libia (con le vere tensioni Sarraj-Haftar)

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Il ruolo della compagnia libica Noc e la presenza di Eni e Total in Libia. I dati aggiornati su petrolio e gas. Ma i proventi energetici vanno alla Banca centrale libica che Haftar non controlla. Ecco perché Noc e Banca centrale libica sono i veri nodi del dissidio fra il premier Sarraj e il capo della Cirenaica che ora punta su Tripoli

La Libia si trova di fronte alla prospettiva di una guerra civile divisa tra il generale Khalifa Haftar che controlla buona parte del paese e anche il 90% delle risorse energetiche libiche e Fayez al-Sarraj alla guida del governo di Tripoli, legittimamente riconosciuto dall’Onu. Ma la vera posta in gioco rimangono le ricchezze del suo sottosuolo, il petrolio in primis ma anche il gas.

FATTURATO MEDIO DI OLTRE 24 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2018 DALLE RISERVE DEL PAESE

La Libia ha le none riserve petrolifere più grandi del mondo, circa 48 miliardi di barili, secondo le stime dell’US Energy Information Administration. I dati 2018 della Noc, la National Oil Corporation che controlla tutte le riserve del paese, hanno registrato una produzione media di 1,107 milioni di barili al giorno nel 2018 e un fatturato medio di 24,4 miliardi di dollari con un aumento del 78% su base annua, secondo quanto riporta una nota della stessa compagnia. Si tratta del massimo livello di produzione e entrate dal 2013, come ricordato dal presidente della Noc Mustafa Sanalla.

AUMENTI DELLE ENTRATE DOVUTI ALL’AUMENTO DEI PREZZI DEL GREGGIO

Secondo il settimanale francese di settore Petrostrategies, che cita dati forniti dalla Banca centrale della Libia, l’aumento dell’upstream libico lo scorso anno rispetto a quello precedente – 14,2 miliardi le entrate 2017 – sono dovute principalmente a prezzi del greggio più alti, poiché la produzione libica è salita solo del 17%. Mentre il deficit del bilancio libico è calato a 2,1 miliardi nel 2018, comparato con i 7,6 miliardi del 2017.

ENTRATE IN CALO SECONDO NOC: COLPA DELLA DIFFICILE SITUAZIONE DEL PAESE

La complessa situazione libica si sta comunque riflettendo anche sulle entrate. A gennaio, secondo quanto riporta il sito ufficiale della Noc, le entrate generali derivanti dalla vendita di petrolio e derivati, oltre a tasse e canoni ricevuti dalle concessioni, è stato di poco superiore a 1,6 miliardi di dollari, in calo di oltre 680 milioni rispetto al mese precedente (-30%). Stesso discorso a febbraio, per il momento l’ultimo mese disponibile: in questa caso le entrate sono state pari a 1,26 miliardi di dollari, oltre 330 milioni in meno nel confronto mese su mese (-21%). “Il calo delle entrate petrolifere è attribuito a condizioni meteorologiche avverse che hanno colpito le esportazioni dal porto di Es Sider, oltre al recente blocco delle milizie armate e allo stato di forza maggiore a Sharara fino al 4 marzo 2019”, ammette Noc evidenziando, tramite le parole del presidente Sanalla, la possibilità di aumentare quest’anno la produzione “fino a 1,4 milioni di barili” nel caso di una stabilizzazione della situazione. La Libia, naturalmente produce e fornisce anche gas naturale (4,3 miliardi di metri cubi) all’Europa attraverso il gasdotto Greenstream che approda a Gela in Sicilia.

NOC: AL MOMENTO PRODUZIONE GREGGIO A 1,2 MILIONI DI BARILI AL GIORNO

E in effetti, secondo quanto riporta l’agenzia Nova, la produzione di greggio in Libia sarebbe “salita ad aprile a 1,2 milioni di barili al giorno”. Ad annunciarlo lo stesso presidente Sanallah. “Quest’ultimo ha rilevato come l’aumento di produzione sia legato alla ripresa delle attività del complesso di al Sharara, nel sud della Libia, che si è attestato a 280 mila barili di petrolio al giorno”, scrive Nova.

NESSUN BLOCCO ALL’EXPORT

A conferma che l’export procede a ritmo più o meno normale, è il The North Africa Journal secondo cui “nonostante tutte le violenze e il caos che hanno scosso la Libia negli ultimi giorni, settimane e mesi” non c’è stato “alcun arresto nelle esportazioni petrolifere libiche”. Tanto che “il 9 aprile, una petroliera Suezmax della compagnia britannica, Energy Triumph è partita da Mellitah, 100 km a ovest di Tripoli, trasportando un milione di barili di greggio verso la Cina”. Ciò malgrado “l’Eni, che gestisce la Mellitah Oil and Gas Company” abbia “annunciato il ritiro del proprio personale italiano dai giacimenti petroliferi di Al-Wafa e El-Feel (controllati da Haftar) e Tripoli”.

GLI OBIETTIVI DEL GENERALE HAFTAR: A CHI VANNO I PROVENTI DEGLI IDROCARBURI LIBICI

“Il generale Haftar ha tre obiettivi – ha scritto Alberto Negri, già inviato speciale di esteri del Sole 24 Ore – Il primo è conquistare il potere facendo fuori gli islamisti. Il secondo impadronirsi delle entrate petrolifere: lui controlla infatti i pozzi del Sud e i terminali dell’Est ma non può esportare il greggio per un embargo internazionale e i soldi dell’oro nero li incassa ancora Tripoli con la banca centrale libica. Aveva infatti chiesto recentemente di aumentare del 40% la sua quota di entrate”.

LA BANCA CENTRALE E LA NOC: IL VERO MOTIVO PER CUI HAFTAR PUNTA TRIPOLI

Dario Cristiani, analista per la “Jamestown Foundation” di Washington e Visiting Fellow all’International Centre for Policing and Security dell’Università del Galles del sud, in un articolo su AnsaMed, ha sottolineato che Haftar potrebbe “creare problemi a quelle istituzioni fondamentali che al momento ‘può influenzare’ ma ‘non controllare’. Il riferimento è ad esempio alla Compagnia Petrolifera Nazionale (Noc) e alla Banca Centrale Libica, ‘il cui controllo resta un obiettivo di vecchia data di Haftar’”. Motivo per cui punta da tempo a prendere il controllo di Tripoli.

TUTTE LE MIRE DI HAFTAR SUL PETROLIO E LO SCENARIO DI UNA SECESSIONE ENERGETICA

Comunque, ha sottolineato l’analista del Cesi, Lorenzo Marinone – Qualora Haftar non giudicasse soddisfacenti i risultati ottenuti con l’offensiva, non può essere escluso che tenti di compiere
alcuni passi determinanti e propedeutici ad una secessione effettiva come, ad esempio, la commercializzazione in autonomia del greggio libico, già paventata nel 2018″.

PERCHE’ È IMPORTANTE LA BANCA CENTRALE. L’APPROFONDIMENTO DEL FOGLIO

“La Banca centrale della Libia – ha scritto Alberto Brambilla sul Foglio lo scorso febbraio – è un istituto nevralgico perché è dove vengono depositati i proventi derivanti dalla vendita del petrolio della Noc e dove viene erogato il denaro al governo per redistribuirlo. La Noc è fedele al governo legittimo di Serraj, con sede nella capitale Tripoli, ma ha buone relazioni con Haftar, a Bengasi, soprattutto da quando il generale aveva sequestrato campi petroliferi orientali nella regione sotto il suo totale controllo”. Non solo. La Banca centrale libica “è divisa in quella riconosciuta con sede a Tripoli – e che riceve i pagamenti della società petrolifera Noc – e in quella con sede a Al-Bayda sotto il controllo di Haftar. La posizione di forza di Haftar nei confronti della Banca centrale nazionale “deriva da molteplici fattori – prosegue -. La minaccia militare ha impedito di arrivare a colloqui risolutivi sull’unificazione dell’autorità monetaria, rimasta divisa. La Banca di Al-Bayda ha un debito verso la Banca di Tripoli per circa 40 miliardi di dinari (oltre 25 miliardi di euro) che non sta ripagando. Per sopperire ai problemi di liquidità degli istituti di credito nella regione orientale la Banca centrale parallela di Haftar ha detto di avere fatto stampare circa 10 miliardi di dinari in Russia”. Per questo a ogni conquista di importanti centri di produzione petrolifera “corrisponde una speculare richiesta o minaccia di Haftar verso l’autorità monetaria centrale che custodisce i proventi del petrolio”.

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