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Vi spiego cosa dicono (e cosa fanno davvero) Usa, Francia, Egitto e Arabia Saudita in Libia

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Tutte le ultime novità in Libia commentate e analizzate dall’editorialista Guido Salerno Aletta

 

Libia nuovamente in fiamme, e non per caso. Numerosi eventi, nelle scorse settimane, hanno fatto precipitare il fragile equilibrio tra le forze in campo.

L’IMPEGNO DELL’ONU IN LIBIA

Da una parte, l’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salam, aveva finalmente indetto la tanto attesa Conferenza di riconciliazione nazionale, da tenere a Ghadames nei prossimi giorni, tra il 14-16 aprile, cui parteciperebbero tra 120 e 150 delegati in rappresentanza di 57 entità del Paese.

OBIETTIVO ELEZIONI IN LIBIA

L’impegno assunto a Palermo di procedere in terra libica a una serie di intese volte a definire la data per le elezioni generali stava prendendo finalmente corpo, in un contesto in cui si confermava la centralità del ruolo dell’Onu, che a Tripoli da sempre ha sostenuto la presidenza di al Sarraj, capo dell’Anl (Accordo nazionale libico). Un ruolo sostenuto ufficialmente dall’Italia, ma condiviso solo formalmente dalla comunità internazionale.

IL DOSSIER LIA CHE DIVIDE SARRAJ, MISURATA E HAFTAR

Come sempre, c’è sotto anche una questione di soldi, davvero tanti: si tratta di quelli della Lia (Libyan investment authority) presieduta da al Sarraj. Le nomine decise da quest’ultimo nel board, che sarebbero state effettuate contravvenendo al Libyan political agreement (Lpa) che prevede una procedura di codecisione, hanno suscitato le ire della componente di Misurata. La gestione autonoma, e si dice anche poco trasparente, di tante risorse da parte di al Sarraj viene considerata un fattore di sbilanciamento politico a favore di quest’ultimo. Gli interessi sono tanti e in aspro conflitto.

SARRAJ CONTESTATO

Il ruolo di al Sarraj è stato sempre contestato, definendolo fallace e inconsistente, dall’altra componente politica che ha sede a Tobruk, capitale della Cirenaica, con il generale Haftar alla guida dell’Lna (Esercito nazionale libico). Haftar gode sia del sostegno dell’Egitto e degli Emirati Arabi, sia di quello di Russia e Francia.

LA FRANCIA SCOMMETTE SU HAFTAR

Quest’ultima, in particolare, scommette sul Haftar come antagonista di Sarraj, che invece conta sul sostegno dell’Italia. C’è poi una terza componente, che fa capo a Misurata, terza città della Libia, in Tripolitania, ma che estende il suo controllo del territorio fino alla periferia meridionale di Tripoli, condizionando di fatto la tenuta della presidenza Sarraj, tanto da denominarsi Tripoli protection force (Tpf). In passato, ha potuto contare sul sostegno della Turchia e del Qatar.

COME SI MUOVE LA TURCHIA IN LIBIA

Sullo scacchiere mediorientale, tutto è in movimento: ci sono le recenti difficoltà del premier Recep Tayyip Erdogan in Turchia, sia in campo economico sia per i rovesci subiti nelle elezioni comunali a Istanbul e ad Ankara. È dunque assai verosimile che l’iniziativa del generale Haftar, che ha dato il via a un’avanzata verso Tripoli per liberarla dai cosiddetti terroristi che la infestano, non sia altro che la risposta a una duplice congiuntura: la necessità per la componente di Tobruk di ridurre, in vista della Conferenza di Ghadames, se mai si terrà, sia il ruolo della componente di Misurata, sia quello del presidente al Sarraj.

LE MOSSE DI EGITTO, ARABIA SAUDITA ED EMIRATI ARABI UNITI

L’iniziativa di Haftar avrebbe avuto la benedizione dal governo francese, nei cui confronti è stata espressa una nota di protesta. Ma a Egitto, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti forse non dispiace che la componente libica sostenuta da Turchia e Qatar sia messa alle strette. La reazione degli Usa è anodina. Nonostante la nomina del nuovo ambasciatore Richard Norland, che ha anche il rango di plenipotenziario, è stato il segretario di Stato americano Mike Pompeo a chiedere ad Haftar, in modo assai sbrigativo quanto poco ultimativo, di fermare la sua avanzata. Intanto, giravano in rete le immagini dei militari dell’Africa Command che si imbarcavano su gommoni armati alla volta delle navi appoggio, in attesa al largo.

PAROLE E AZIONI DEGLI STATI UNITI IN LIBIA

Gli Usa si tirano fuori dalla Libia, lasciando la strada spianata ad Haftar: vogliono intanto vedere che cosa sia in grado di fare l’Italia, da sola, dopo che ha manifestato tanta voglia di autonomia sul piano diplomatico firmando il Memorandum con la Cina sulla Via della Seta, nonostante la forte contrarietà espressa da Washington. Grondanti di ipocrisia, uno stringatissimo comunicato dei ministri degli Esteri del G7, seguito da uno analogo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno auspicato l’immediato cessate il fuoco. In Libia continua la guerra mondiale per procura, che piaccia o no.

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