Energia

Eni, Edison-Edf e Depa. Tutti i subbugli a 5 stelle nel governo sul gasdotto EastMed

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Di maio Salvini

L’Italia dirà no al gasdotto EastMed ribaltando il sì dei governi a guida Pd e in particolare dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda?

E’ quello che si chiedono in queste ore analisti e addetti ai lavori dopo che sono trapelati i tormenti del Movimento 5 Stelle.

I Pentastellati, incalzati dalle associazioni No Triv, No Tap e No Tutto, hanno una posizione diversa rispetto a quella dichiarata pubblicamente dalla Lega di Matteo Salvini.

Ma a pesare sul ripensamento in corso dei Pentastellati ci sarebbero anche nella maggioranza di governo le posizioni anti-francesi (il progetto è gradito a Parigi, tanto che la società del gasdotto è al 50% di Edison controllata dal gruppo statale francese Edf).

I SOCI

Igi Poseidon SA è una joint venture al 50-50% tra la società greca DEPA SA ed Edison (gruppo Edf controllato dallo Stato con circa il 70%). La società – si legge sul sito – è impegnata nello sviluppo di progetti di infrastrutture per il gas nell’Europa sudorientale e sta attualmente promuovendo l’interconnessione Grecia-Bulgaria (IGB), il gasdotto Poseidon e il gasdotto del Mediterraneo orientale (EastMed).

IL PROGETTO

EastMed prenderà avvio a circa 170 chilometri dalla costa meridionale di Cipro, sarà lungo 2 mila chilometri e trasporterà il gas estratto dai giacimenti israeliani e ciprioti nel Levante fino ad Otranto (circa 30 chilometri più a Sud di Melendugno, approdo della Tap), passando per Creta e la Grecia.

COSTI E LUNGHEZZA

Vanterà – secondo i piani annunciati – il tratto sottomarino tra i più estesi al mondo, 1.300 chilometri e avrà un costo totale superiore ai 6 miliardi di euro. L’infrastruttura avrà la capacità di trasportare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

I LAVORI

I lavori per la realizzazione del progetto, affidati ad Igi Poseidon, dovrebbero (meglio, sarebbero dovuti) iniziare nel giro di pochi mesi per concludersi in 5 anni.

I TEMPI

Entro la fine di marzo sarebbe dovuta esserci la firma dell’accordo definitivo tra Italia, Cipro, Israele e Grecia, ma l’Italia ora prende tempo.

SI RICOMINCIA

Come hanno rivelato ieri Secolo XIX e La Stampa, dopo una lettera inviata da una trentina di associazioni ambientaliste al premier Giuseppe Conte, al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, l’esecutivo ha rinviato la firma, in attesa di una nuova valutazione di impatto ambientale.

LE INDISCREZIONI

«Non firmeremo l’ accordo intergovernativo a fine marzo con Cipro, Grecia e Israele. La decisione è in capo a Di Maio», hanno detto ieri da M5S al quotidiano La Stampa. E il motivo della scelta risiederebbe nelle promesse tradite sul gasdotto Tap: «Non è conveniente, per noi, lanciarci in un’ altra avventura del gas come EastMed».

CHE COSA SI DICE AL MISE

«Tutto è fermo – ha confidato a Francesco Capurso de La Stampa una fonte di primo livello al ministero dello Sviluppo economico – e prima delle elezioni Europee difficilmente si arriverà a una decisione». Il dossier viene definito come «ancora da approfondire», «molto complesso», «oggetto di forti pressioni».

IL PROGETTO ALTERNATIVO?

Nel frattempo, al Mise, si starebbe pensando a una strada alternativa, sfruttando proprio il tanto osteggiato gasdotto Tap. EastMed, infatti, potrebbe collegarsi al Tap in Albania, raddoppiando la portata di gas da 10 a 20 milioni di metri cubi ed evitando così l’ arrivo di un secondo gasdotto in Puglia. «Ma è complicato – ammettono dal Mise, scrive La Stampa – perché anche la Russia preme per collegarsi al Tap. In questo caso, la capacità di trasportare il gas di EastMed non sarebbe sufficiente».

IL PESO DELL’EST DEL MEDITERRANEO

L’est del Mediterraneo è per Eni una regione chiave, dove la società è impegnata in modo significativo nello sviluppo di risorse di gas naturale, una fonte indispensabile alla transizione energetica.

IL POTENZIALE

Queste risorse offrono un enorme potenziale per lo sviluppo economico della regione e possono favorire la cooperazione tra stati e con l’Unione Europea, divenendo volano di integrazione politica ed economica.

LA DIVERSIFICAZIONE

I progetti di gasdotto verso l’Italia (nei quali Eni non è coinvolta) potranno divenire importanti rotte di diversificazione dell’approvvigionamento di gas per l’Europa una volta che i volumi prodotti nella regione saranno significativi, si sottolinea in ambienti del gruppo capitanato dall’ad, Claudio Descalzi.

LO SCENARIO

In sostanza, notano esperti del settore, potranno affiancare infrastrutture più flessibili e già esistenti come i terminali di gas naturale liquefatto, che possono essere utilizzati già nel breve termine e con volumi di gas minori.

LE DOMANDE

Le domande che serpeggiano tra gli esperti si sintetizzano così: davvero ci saranno i volumi di gas di cui si parla che alimenteranno il gasdotto EastMed? Ossia, come dicono molti addetti ai lavori: sarà sostenibile economicamente il gasdotto?

MENO RUSSIA, PIU’ INDIPENDENZA?

La costruzione del gasdotto, comunque, avrebbe certamente importanti ripercussioni geopolitiche. L’opera cambierà gli equilibri dello scacchiere energetico mondiale, con l’Italia e l’Europa in generale sempre meno dipendente dalla Russia, secondo alcuni osservatori.

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