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Energia, serve un protezionismo anti-Cina. Parola di Crosetto e Torlizzi

Acciaio Ucraina

Secondo Crosetto e Torlizzi c’è bisogno di un protezionismo “climatico” per proteggere le aziende energivore europee dalla concorrenza cinese. Ecco come e perché

 

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore, Gianclaudio Torlizzi e Guido Crosetto – esperto di materie prime e fondatore di T-Commodity il primo; imprenditore, presidente di Aiad e co-fondatore di Fratelli d’Italia il secondo – auspicano che l’Unione europea imponga dazi sulle importazioni di “prodotti considerati strategici”. “Implementare nuovi dazi”, aggiungono i due, “è la naturale conseguenza della cieca adozione di zelanti piani climatici. Perché se c’è Green, ci deve essere allora protezionismo nei confronti di chi Green non è”.

LA CRISI DEI PREZZI DELL’ENERGIA

La loro analisi parte dalla crisi dei prezzi del gas e dell’elettricità, grave soprattutto in Europa vista la dipendenza dalle forniture estere (principalmente russe), che sta penalizzando molte aziende e in particolare quelle più energivore: cioè quelle che consumano grandi quantità di energia nei loro processi produttivi, ad esempio le industrie siderurgiche, della plastica, del vetro o della ceramica.

COSA FARE

Il caro energia non può essere risolto attraverso continui stanziamenti di fondi da parte del governo, scrivono Torlizzi e Crosetto: è la linea – questa degli stanziamenti da miliardi di euro – seguita nei trimestri scorsi e anche nel prossimo, ma si tratta di una misura di breve termine, che mitiga il problema ma non ne affronta le cause profonde.

Secondo gli autori dell’analisi, c’è bisogno di “interventi immediati su piani diversi” per sostenere il comparto produttivo italiano ed “evitare che alcune filiere collassino”, a partire proprio da quelle energivore. Propongono allora di rivedere i rapporti con i paesi fornitori di gas, a cominciare dalla Russia; di accelerare sullo sviluppo delle riserve italiane di idrocarburi (l’idea piace al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani); di prendere in considerazione il fatto che le tecnologie per le energie pulite non sono sempre efficienti: immagazzinare energia nelle batterie, ad esempio, ha costi molto alti e lo stoccaggio è possibile per relativamente poco tempo.

LA CONCORRENZA CINESE SULL’ACCIAIO

Ma, secondo Crosetto e Torlizzi, “la dinamica di medio lungo termine su cui il Governo dovrebbe già da ora iniziare a ragionare è il crescente gap di competitività che si sta sviluppando nei confronti della Cina”. La crisi energetica in Europa sta aumentando i costi di produzione di tutta una serie di beni e ampliando il divario di prezzi con le merci cinesi. I due fanno l’esempio dell’acciaio inox: quello cinese ha un costo di circa 600 euro a tonnellata inferiore rispetto a quello europeo.

Almeno per il momento, l’industria siderurgica europea è al riparo perché gli intoppi alla logistica hanno fatto salire i costi di trasporto marittimo dell’acciaio tra la Cina e il Vecchio continente (“sopra i 14.000 dollari”), disincentivando gli acquisti dal mercato cinese. Ma le difficoltà delle filiere si risolveranno col tempo, e non appena la situazione si sarà normalizzata – avvertono Torlizzi e Crosetto – “gli acquisitori europei si ritroveranno nella condizione di poter comprare acciaio e i prodotti da esso derivati, come per esempio elettrodomestici e, attenzione, anche automobili, a un prezzo inferiore anche del 30%”.

LE RIPERCUSSIONI PER L’ITALIA

La perdita di competitività dei comparti europei sarà grave soprattutto per l’industria italiana, scrivono, perché questa è “caratterizzata da un minor grado di verticalizzazione rispetto a quella dei partner comunitari e quindi più vulnerabile alla concorrenza asiatica”.

PROTEZIONISMO CLIMATICO

La soluzione, concludono Torlizzi e Crosetto, è il dazio sulle importazioni di prodotti ad alte emissioni di gas serra.

È suppergiù questo, peraltro, il piano della Commissione di Bruxelles. Nel pacchetto climatico Fit for 55 viene infatti proposto un meccanismo, chiamato CBAM, per l’applicazione di dazi sulle merci – innanzitutto acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti – provenienti dai paesi extra-europei che non si sono dotati di politiche rigorose per il clima.

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