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FerX, il governo frena gli incentivi al fotovoltaico cinese

Un nuovo aggiornamento al decreto FerX (quello che incentiva le fonti rinnovabili) contiene un "contributo di resilienza" per gli impianti solari privi di pannelli e di componentistica cinese. L'Italia si allinea agli obiettivi europei, potendo contare sulla fabbrica di Enel 3Sun a Catania.

Il 27 agosto il ministero dell’Ambiente ha pubblicato un decreto contenente le regole per la seconda asta sull’assegnazione di incentivi economici agli impianti fotovoltaici; asta che si concluderà il 31 dicembre prossimo e che – è forse l’aspetto più notevole della misura – esclude per la prima volta la componentistica prodotta in Cina.

LE REGOLE DELL’ASTA PER GLI IMPIANTI FOTOVOLTAICI

Il documento pubblicato dal ministero dell’Ambiente introduce un nuovo articolo, il 5-bis, al cosiddetto decreto “FerX transitorio” del 30 dicembre 2024 (entrato in vigore il 28 febbraio scorso) che supporta la realizzazione degli impianti di energia rinnovabile dai costi di generazione vicini alla competitività di mercato: vale a dire, ad esempio, i parchi eolici e solari e le centrali idroelettriche.

Il nuovo articolo 5-bis prevede un “contributo di resilienza” per gli impianti solari fotovoltaici dalla potenza superiore a 1 megawatt: i pannelli e i vari componenti che formeranno questi impianti – come celle, inverter e non solo – non dovranno essere né assemblati né originari della Cina.

FARE A MENO DELLA CINA

L’obiettivo dichiarato è la promozione della resilienza, appunto, delle filiere fotovoltaiche europee. Nel decreto si legge infatti che “nel corso del 2023, per la tecnologia fotovoltaica, la quota dell’approvvigionamento dell’Unione da paesi terzi, e in particolare dalla Cina, è risultata di molto superiore al 50%”.

In effetti, più del 95 per cento dei moduli solari che vengono installati nell’Unione europei sono stati precedentemente importati dalla Cina. Il paese è il maggiore produttore al mondo di wafer (con una quota di circa il 95 per cento del totale mondiale), celle (85 per cento), moduli (intorno al 75 per cento) e inverter per la connessione dei pannelli alla rete elettrica (l’azienda più importante del settore è Huawei).

ALLINEAMENTO AL NET-ZERO INDUSTRY ACT

Il decreto italiano è allineato agli obiettivi dell’Unione europea, che con il Net-Zero Industry Act, in vigore dal giugno 2024, ha stabilito che entro il 2030 la capacità manifatturiera comunitaria di “tecnologie pulite” (pannelli solari, turbine eoliche, batterie, pompe di calore, elettrolizzatori e non solo) dovrà soddisfare almeno il 40 per cento della domanda annua. Attraverso un’altra legge, il Clean Industrial Deal dello scorso febbraio, saranno mobilitati 100 miliardi al sostegno della produzione interna delle clean tech.

LA FABBRICA DI ENEL 3SUN A CATANIA

Competere con i grandi volumi produttivi della Cina e con i bassi prezzi di vendita dei pannelli realizzati nel paese, però, sarà difficile. L’Europa, tuttavia, potrebbe decidere di puntare non sulla rincorsa di Pechino ma sull’innovazione tecnologica, che potrebbe garantirle un vantaggio competitivo nel lungo periodo.

A Catania, per esempio, Enel sta lavorando all’espansione della fabbrica di 3Sun, dove intende produrre su larga scala dei pannelli solari bifacciali dall’efficienza superiore a quelli standard. Una delle nuove tecnologie in fase di sviluppo si chiama Tandem, che combina al tradizionale silicio un materiale chiamato perovskite in modo da ampliare la parte di spettro solare convertibile in elettricità.

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