Energia

Come Stati Uniti, Israele ed Egitto stanno consolidando le sinergie sul gas

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L’approfondimento di Fabio Vanorio sulla partnership energetica che si va consolidando sul gas tra Stati Uniti, Israele ed Egitto

Lo scorso febbraio, l’egiziana Dolphinus Holdings, di proprietà del businessman egiziano Alaa Arafa ha annunciato l’importazione – già dal 2019 – di gas naturale da Israele, per circa 64 miliardi di m3 di gas ed un controvalore di circa 15 miliardi di dollari, definita in due accordi di durata decennale. Il gas proverrà (in misura equamente distribuita) dai giacimenti offshore di gas israeliani Tamar e Leviathan il cui sfruttamento è in capo all’israeliana Delek Group Ltd ed alla texana Noble Energy Inc.

L’accordo rappresenta un importante contributo al processo di trasformazione dell’Egitto nel principale hub energetico della regione ed il fatto che gli operatori privati alla base di questo contributo siano israeliano e statunitense rappresenta un fatto di rilievo. Pur riconoscendo che Dolphinus Holdings non è un’entità pubblica, il Governo egiziano di Al Sisi ha espresso la sua soddisfazione per l’operazione. L’accordo, che si concretizzerà mediante la costituzione di più società offshore, prevede anche la soluzione di arbitrati che da tempo ostacolano qualsiasi accordo di importazione di gas tra Egitto e Israele.

Per quanto riguarda Israele, il passo avanti nelle relazioni energetiche con l’Egitto rafforza il ruolo dell’industria del gas israeliana, non solo nello spazio economico e ambientale, ma anche in quello geopolitico. Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che l’accordo aiuterà nel rafforzare sia l’economia interna israeliana che i legami regionali con Il Cairo. Il Ministro per l’Energia, Yuval Steinitz, ha puntualizzato come questo rappresenti il più significativo accordo di esportazione con l’Egitto sin dai tempi del trattato di pace del 1979.

Le dichiarazioni dei due governi evidenziano l’interesse condiviso tra Tel Aviv ed Il Cairo per una significativa, ulteriore profondità nei loro rapporti commerciali. L’auspicio di entrambe le parti è che l’accordo di esportazione sia solo un tassello di una più ampia cooperazione energetica regionale. A parte le quantità di gas disponibili per l’esportazione già rilevate al largo delle coste israeliane, infatti, il potenziale per ulteriori scoperte è di circa 2.100 miliardi di m3 al largo della sola costa israeliana.

L’accordo consolida, inoltre, il ruolo statunitense nello sviluppo delle capacità israeliane di produzione ed esportazione di gas naturale. Stati Uniti e Israele condividono la visione della sicurezza energetica come pilastro centrale della sicurezza nazionale. Insieme a Noble Energy ed ai suoi partner globali, infatti, Israele sta sviluppando i suoi vasti giacimenti di gas naturale che hanno il potenziale per migliorare la sicurezza energetica di Israele.

I progetti relativi allo sfruttamento del gas naturale israeliano sono due:

  • Leviathan, situato ad 80 miglia (130 km) ad ovest di Haifa, rappresenta il maggiore progetto energetico nella storia di Israele, l’investimento in Leviathan è stato definito nel febbraio 2017, ed è al lavoro per raggiungere la sua prima produzione alla fine del 2019. Il gas prodotto da Leviathan è diretto sia al mercato interno che a quello dell’esportazione. Il controllo di Leviathan è suddiviso tra Delek Drilling (45,34%), Noble Energy (39.66 %, con compiti di operatore sul campo) e Ratio Oil (15%).
  • Tamar, situato a 1,700 metri di profondità nella Zona Economica Esclusiva (EEZ, Exclusive Economic Zone) israeliana, a circa 50 miglia (approssimativamente 80 km) ad ovest di Haifa. Noble e Delek partecipano nella gestione di Tamar insieme ad Isramco Negev, Tamar Petroleum (uno spin-off of Delek) e due altri partners minori. Tamar ha iniziato la produzione nel 2013. L’avvio delle esportazioni nell’ambito dell’accordo è atteso tra la seconda metà del 2020 e la fine del 2021.

Alla guida dei progetti relativi ad entrambi i giacimenti di gas vi sono:

l’israeliana Delek Group Ltd con quartier generale a Netanya (Israele), di proprietà del miliardario israeliano Ytzhak Sharon Tshuva, con svariati interessi anche negli Stati Uniti laddove è noto, tra l’altro, per essere stato proprietario del Plaza Hotel di New York;

 

 

 

e la texana Noble Energy Inc. con quartier generale a Houston (USA), la cui proprietà è riconducibile a Capital Group Companies, uno tra i più importanti gruppi finanziari al mondo con 1.7 trilioni di dollari di asset in gestione.

 

 

 

L’accordo prevede la costituzione di joint venture a Cipro (da parte di Delek Drilling LP, Noble Energy Inc) e nei Paesi Bassi (da parte del loro partner egiziano East Mediterranean Gas Company, EMG partecipata dai businessmen Sam Zell e Yossi Maiman. La partnership tra le due joint venture avrà sede nei Paesi Bassi ed acquisterà una partecipazione del 37% nella Eastern Mediterranean Gas, che collega Israele all’Egitto.

L’acquisizione del 37% garantirà alla joint venture la proprietà del gasdotto EMG. Secondo i termini dell’accordo, Delek, Noble e East Gas completeranno la due diligence tecnica sul gasdotto dopo la firma dell’accordo di buyout iniziale dando avvio alle importazioni di gas da Israele all’inizio del 2019.

Come detto inizialmente, l’acquisizione da parte di Delek Drilling, Noble Energy ed EMG Company risolve anche tre dei quattro casi di arbitrato che avevano bloccato l’accordo sull’importazione di gas. Il governo egiziano ha raggiunto un accordo per ridurre una sentenza arbitrale internazionale risalente al 2012 da 1,76 miliardi di dollari contro EGAS (Egyptian Natural Gas Holding Company), EGPC (Egyptian General Petroleum Corporation) e EMG per la mancata fornitura di gas da parte di IEC (Israel Electric Corporation).

La multa sarebbe stata ridotta a circa 470 milioni di dollari ed ammortizzata in un periodo di circa 15 anni. I negoziati sono in corso su quale banca emetterebbe una lettera di credito. L’IEC vuole un prestatore internazionale di alto livello, mentre l’Egitto sta spingendo per la Banca Nazionale d’Egitto. In entrambi i casi, qualsiasi risoluzione del caso cancella il più grande ostacolo tra un accordo sull’importazione di gas tra Israele ed Egitto.

Gli altri due casi di arbitrato che trovano soluzione grazie all’operazione sono una richiesta di danni presentata da Yossi Maiman e altri azionisti di EMG contro lo Stato egiziano (risolta nel febbraio scorso aggiudicandosi 1,03 miliardi di dollari grazie ad una sentenza di un tribunale arbitrale del Cairo) ed un caso di arbitrato da 270 milioni di dollari con la SEGAS (Spanish Egyptian Gas Company), che gestisce l’impianto di liquefazione di Damietta (Egitto) e che appartiene all’80% dell’iberica Union Fenosa Gas. Quest’ultima nel 2013 aveva presentato una denuncia alla International Court of Arbitration sostenendo che il suo partner statale non aveva rispettato i contratti arrestando le forniture di gas nel 2012 e non effettuando pagamenti.

Un ultimo accenno va riservato a Noble Energy. Analizzando i dati tratti da OpenSecrets.org, Noble Energy ha finanziato prevalentemente la componente repubblicana negli ultimi due cicli elettorali, quello presidenziale del 2016 e quello in corso delle MidTerms, favorendo decisamente gli Incumbents, ossia chi detiene il seggio.

L’aspetto interessante riguarda i lobbysti incaricati dalla società. Fondamentalmente, Noble Energy si occupa direttamente del supporto al Congresso per le proprie iniziative e destina l’importo più importante del finanziamento previsto per questo scopo alla sua propria attività. La società immediatamente successiva è il CGCN Group, lobbying firm repubblicana vicina alla leadership del GOP ed alla sua ala conservatrice, che nel 2018 ha finora ricevuto da Noble Energy 145 mila dollari per i suoi servizi di lobbying, ma che sia nel 2016 che nel 2017 ha ricevuto 270 mila dollari per la sua attività.

In CGCN, Noble Energy si è avvalsa dal 2015 al 2017, tra l’altro, dei servizi di Michael J. “Mike” Catanzaro, lobbysta di prim’ordine, da sempre nella squadra del Presidente Donald Trump, dapprima come componente del Transition Team, successivamente nominato nel Febbraio 2017 responsabile per la politica energetica ed ambientale nell’ambito del National Economic Council diretto da Larry Kudlow. Nell’Aprile 2018, Catanzaro ha lasciato la Casa Bianca per tornare al CGCN. Le parole con cui Ludlow l’ha salutato (“His expertise and dedication to the Trump Administration’s energy independence priorities was greatly valued and he will be missed. We thank him for his leadership and we wish him well on his future endeavors”.) fanno capire come il suo impiego al CGCN sarà sempre sotto una speciale benedizione dell’Amministrazione Trump.

CGCN ha dichiarato che Catanzaro dovrà osservare nella sua attività tutti i requisiti etici come ex dipendente della Casa Bianca, ossia nessuna azione di lobbying sui suoi ex colleghi per cinque anni, e nessuna attività di lobbying per conto di un governo straniero. Due condizioni che sarebbero entrambe rispettate qualora Catanzaro tornasse ad avere Noble Energy come cliente.

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Fabio Vanorio è un dirigente del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in aspettativa dal 2014. Attualmente, è Global Macro Strategist indipendente, operativo a New York in materia di mercati finanziari, economia internazionale ed economia della sicurezza nazionale. È anche contributor dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.

DISCLAIMER: Tutte le opinioni espresse sono da ricondurre integralmente all’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né al Governo italiano, né al Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale.

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