Energia

Ecco come si muoverà Eni in Libia, Egitto e Turchia

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Che cosa ha detto in Parlamento Lapo Pistelli, direttore relazioni internazionali del gruppo Eni, che ha tenuto un’audizione alla commissione Affari esteri e comunitari della Camera sulla “politica estera energetica dell’Italia”

“La situazione europea: il declino produttivo richiederà maggiori importazioni di gas”. E’ il titolo di una delle slide consegnate in Parlamento da Lapo Pistelli, direttore relazioni internazionali del gruppo Eni, che ha tenuto un’audizione alla commissione Affari esteri e comunitari della Camera il 14 febbraio.

Il presente e il futuro dell’Europa in campo energetico è stato uno dei temi toccato da Pistelli nell’audizione: “L’Europa è un continente che consuma di meno sia per ragioni di popolazione sia di efficienza energetica ma è destinato in questo momento e continuerà ad essere destinato a importare larghissima parte delle fonti per le proprie necessità”. ha detto.

Ma quali sono i punti di debolezza e di forza dell’Europa? “Ha alcuni nodi strutturali da sciogliere come il collegamento fra Spagna e Francia ma sostanzialmente è ben attrezzata – ha sottolineato il capo relazioni internazionali di Eni -. Nel nuovo mercato Gnl l’Europa dispone di un certo numero di impianti di gassificazione che, da soli, se tutti utilizzati, possono coprire il 45% del fabbisogno”.

In questo senso, ha evidenziato Pistelli, “il mercato europeo sta cambiando. La quota di gas liquefatto sta fortemente crescendo. Il futuro è il gas liquefatto. Oggi è il 42% ma diventerà il 60% nei prossimi venti anni”.

LA MAPPA GEOPOLITICA

“La Cina nei prossimi venti anni arriverà ad importare in termini di gas liquefatto quanto oggi importa l’intera Europa. Anche la Russia si sta rafforzando sul mercato del Gnl. Nel 2017 la Russia ha pesato sulle importazioni di gas liquefatto in Europa per lo 0,3%, nel 2018 già superiore al 10%. Il Qatar nel 2017 ha pesato per il 45%, la Nigeria per il 20%, l’Algeria per il 17%, gli Usa per il 3%. Già nel 2018 si riscontra una diminuzione delle importazioni dal Qatar e un aumento sostenuto delle importazioni di LNG statunitense e russo”, ha evidenziato il direttore relazioni internazionali del gruppo capitanato dall’ad, Claudio Descalzi. Per quanto riguarda invece lo stoccaggio, “Italia e Germania da sole fanno il 50% dello stoccaggio europeo che può avere una capacità di riserva del 20%”. (qui un approfondimento di Start Magazine sulla mappa geopolitica aggiornata dell’Eni sulla base della produzione del gruppo nel 2018)

CHE COSA SUCCEDE IN ITALIA

“L’Italia produce il 5% del proprio petrolio e l’8% del proprio gas, quindi importa il 92% dei propri bisogni con una strategia identica a quella europea – ha spiegato Pistelli -. Il carbone ha ancora un ruolo significativo in Italia, l’11%, quindi la battaglia per la decarbonizzazione in Italia è ancora molto significativa”.

FAME DI GAS

Quanto al gas “l’Italia è il paese che in Europa fa più utilizzo di gas metano per produrre elettricità. E c’è una componente molto importante di rinnovabili, 32%. Infine c’è una parte piccolina di geotermia, e una parte che sta incrementando di eolico e solare che arrivano in tutto al 12%”.

ROTTA MEDITERRANEA

In sostanza, ha spiegato il capo delle relazioni internazionali di Eni, il nostro Paese si trova in una “condizione simile a quella europea sia in termini di consumi energetici che in strategie di diversificazione” ma a differenza di altri Paesi, “è riuscita ad accoppiare al tradizionale fornitore russo l’importanza del corridoio meridionale, quindi Algeria e Libia. È diventato Paese protagonista dello sviluppo delle risorse del Levante Mediterraneo e sta facendo molto in termini di transizione energetica lavorando su nuove fonti di energia per dare contributi a una strategia di decarbonizzazione italiana ed europea”. (qui tutte le ultime mosse di Eni anche nel Golfo Persico, mentre persistono le tensioni in Libia).

COME SI MUOVE ENI IN AFRICA

Infine Pistelli ha dato uno sguardo alla geopolitica internazionale, come ha sottolineato Energia Oltre. Innanzitutto il manager ha ricordato che Eni, tra le grandi compagnie internazionali “è la più africana di tutte: facciamo lì il 45-50% delle nostre produzioni, riserve e investimenti. Negli ultimi due anni l’Italia è stato il terzo Paese investitore diretto in Africa al mondo, dopo Cina ed Emirati Arabi, e dal punto di vista privato Eni è stata la terza compagnia mondiale per investimenti diretti in Africa. Sugli 11 miliardi di investimenti diretti fatti in Africa dal Paese circa 9 li ha fatti Eni”.

DOSSIER LIBIA

Uno deiPpaesi più importanti e ora più “difficoltosi” è la Libia dove il Cane a sei zampe “ha continuato a produrre dal 2011 senza alcuna interruzione. È ovvio che come tutta la comunità internazionale auspichiamo una stabilizzazione più veloce e durevole di quella che in realtà sta avvenendo, però in Libia il nostro Paese ed Eni possono vantare due caratteristiche: siamo partner di lunga durata ed Eni ha come priorità quella di lasciare la risorsa nel mercato domestico, per cui la nostra produzione – che è prevalentemente a gas – accende la Libia. Questo mette Eni e l’Italia al fianco della stabilizzazione e dello sviluppo del Paese. L’Italia c’è e il suo ruolo è difficile da porre in discussione”.

CAPITOLO EGITTO

Altro paese da tenere d’occhio è l’Egitto “che ha una crescente fame di energia, e c’è una classe media ed un tessuto imprenditoriale. Eni è abituata ad operare in contesti difficili, ma nel rispetto delle regole internazionali”, ha continuato Pistelli, secondo cui “la Turchia rivendica il proprio ruolo di paese hub ed è sicuramente nel suo interesse essere connesso”.

OCCHIO ALLA TURCHIA

Proprio la Turchia, che sta vivendo da qualche anno un cambio di posizionamento “dovrà essere guardata con molta attenzione. Un dialogo corretto con la Turchia e ogni tentativo politico per far sentire Ankara non esclusa ma dentro questo gioco è un bel game politico-diplomatico che quest’anno si svilupperà sicuramente”.

 

 

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