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Come si gaserà l’Europa con Tap

Tap

E’ giunto in Europa il primo miliardo di metri cubi di Gas in arrivo dall’Azerbaijan tramite il gasdotto Tap. Fatti, numeri e scenari

 

Gas! Gas! Gas!

Il primo miliardo di metri cubi di gas via TAP (Trans Adriatic Pipeline) in Europa è giunto. “La nostra infrastruttura continua a rafforzare la diversificazione e la sicurezza di numerosi mercati europei. I volumi di gas consegnati da TAP rivestono un ruolo chiave nel garantire all’Unione Europea una nuova fonte di energia sicura, affidabile e competitiva, contribuendo allo stesso tempo al percorso di transizione energetica del continente”, ha commentato Luca Schieppati, Managing Director di Tap.

TAP è un tratto del cosiddetto Corridoio Meridionale del gas che lo trasporta dall’Azerbaijan fino in Europa. Il corridoio si compone sostanzialmente di due sezioni: il TANAP (Trans Anatolian Pipeline) ed il TAP. Il TANAP parte dal giacimento azero di Shah Deniz II passa in Georgia per poi attraversare tutta la Turchia fino alla frontiera greca dove diventa TAP. Poi il TAP attraversa il nord della Grecia, l’Albania e l’Adriatico fino in Puglia, dove si allaccia alla rete italiana di distribuzione del gas.

TAP ha una capacità di trasporto di 10 mld di m³ annui, ma è progettato per una potenziale espansione della capacità fino a 20 mld di m³.

Proprio sulla potenziale espansione della capacità del gasdotto Marija Savova, Head of Commercial, ha aggiunto: “A luglio di quest’anno, daremo avvio alla fase di offerta vincolante del test di mercato per la potenziale espansione della capacità del gasdotto.”

Il punto di contatto dove si è registrato il primo miliardo di m³ di gas è stato a Kipoi, al confine greco turco, dove il tratto del gasdotto anatolico si congiunge a quello adriatico. Kipoi può essere considerato un luogo di frontiera simbolico per il momento storico che sta vivendo il Mediterraneo orientale. Un primo record di consegna del gas misurato tra due Paesi che proprio sul gas sono ai ferri corti.

Grecia e Turchia sono in contrasto sulla questione dello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Il problema ruota intorno alla questione delle rispettive piattaforme continentali. La Grecia, le cui isole arrivano fin sotto la costa turca, reclama tali diritti di sfruttamento.

La Turchia allo stesso modo sostiene di avere giurisdizione su alcuni giacimenti di gas naturale e lamenta la costrizione della propria piattaforma a favore della Grecia. Evidente punto di frizione ad esempio è l’isola di l’isola greca di Kastellorizo, a 2 km dalla costa turca, ma a 570 km dalla Grecia continentale.

I problemi tra le due sponde dell’Egeo sono molti ed affondano le radici nel tempo. Oltre la delimitazione delle ZEE (Zona Economica Esclusiva) i problemi si estendono allo spazio aereo ed allo status di Cipro, (zona occupata da Ankara nel 1974 dichiaratasi repubblica indipendente riconosciuta solo dalla Turchia).

L’8 marzo si è aggiunto un ulteriore elemento di tensione, ovvero l’accordo per la posa di un cavo sottomarino che collegherebbe le reti elettriche di Grecia, Cipro e Israele e che, a detta di Ankara, passerebbe sulla piattaforma continentale turca.

Problema simile è il gasdotto EastMed, che partendo da Israele e Cipro, passerebbe per la Grecia andando a connettersi a TAP. Anche in questo caso la Turchia sostiene che tale gasdotto attraversi una parte della piattaforma continentale che reclama.

Il 16 marzo si è tenuto un colloquio esplorativo tra Atene e Ankara per gettare le basi per affrontare la questione dei confini marittimi. Gli occhi sono puntati al 25 e 26 marzo quando la questione sarà dibattuta nel prossimo vertice del Consiglio Europeo.

La Turchia, pur alzando i toni nel dibattito politico e mostrando i muscoli, è alla ricerca di una soluzione diplomatica per uscire dall’angolo in cui si è infilata (come dimostrano i tentativi di apertura con Egitto e Israele).

La Grecia anche utilizza da un lato la diplomazia, raggiungendo accordi marittimi con Italia ed Egitto. Dall’altro procede con il riarmo, con commesse che fanno gola a molti Paesi, Francia e USA in primis, ma anche all’Italia che concorre alla vendita di 4 FREMM, le fregate multimissione realizzate da Fincantieri in partnership con Leonardo.

Diplomazia e dimostrazioni muscolari da entrambi i fronti, nel frattempo comincia a scorrere il gas.

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