Energia

Come e perché la Germania punta sull’idrogeno

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La Germania stanzia 650 milioni di euro per l’idrogeno da energie rinnovabili. I piani green del governo Merkel

Una gara per il primato dell’economia verde. La Germania la vuole vincere e mentre gli altri Stati stanno ancora mettendo a punto strategie e modalità per la partita del futuro, Berlino cala un’altro pesante asso: 650 milioni di euro per l’idrogeno da energie rinnovabili.

È la seconda carta calata dai tedeschi dopo i 400 milioni di euro per la decarbonizzazione annunciati da Angela Merkel poche settimane fa. Di cosa si tratta? Un piano per l’idrogeno che oltre a scavalcare gli altri Paesi viene chiaramente descritto nella strategia nazionale tedesca diffusa in questi giorni. Un piano secondo il quale il 20% dell’idrogeno tedesco sarà prodotto da energie rinnovabili.

Nessun impatto ambientale, ma il cosiddetto “accoppiamento settoriale” con fonti pulite da importare. Soldi, produzione ed investimenti dovranno essere chiari e trasparenti entro il 2030. Ci sembra un obiettivo alto, ma con la giusta determinazione. Nel frattempo bisognerà costruire anche nuovi elettrolizzatori per non avere emissioni in atmosfera durante i processi industriali.

Il primato inseguito dai tedeschi viene valutato dagli altri Paesi. Soprattutto rispetto alla quota di rinnovabili fissata al 14% -sempre entro il 2030 – dalla Commissione europea. La Germania vuole superarla di 6 punti, conquistando una leadership continentale che le garantirà sicurezza energetica nazionale e relazioni economiche con i paesi vicini. Il Ministro dell’Economia, Peter Altmaier, ha spiegato che l’idrogeno sarà utilizzato in una vasta gamma di settori, compresi i trasporti. Una parte dei soldi andrà a laboratori e centri di ricerca per l’elettrolisi e un’altra parte, ancora, a progetti di integrazione con le altre fonti.

Visti i tempi ristretti, il governo dovrà definire anche gli accordi di importazione di energia. Le reti di trasporto vanno adeguate e potenziate. Ma “noi stiamo già lavorando a soluzioni concrete di pianificazione tecnica per garantire che l’integrazione possa avere successo”, ha detto Ralph Bahke, Presidente dell’Associazione degli operatori dei sistemi di trasmissione del gas. I soldi non gli mancano ed è pensabile che firmeranno accordi di partnership con il governo.

Nei prossimi dieci anni il Paese avrà dunque a disposizione un mix di energia: rinnovabili in crescita e tradizionali non dismesse del tutto. Certamente la soluzione transitoria più saggia, invisa soltanto a chi pratica l’ambientalismo ideologico. Non ai verdi tedeschi che stanno accompagnando il Paese in un passaggio epocale. La strategia verso la decarbonizzazione include anche l’idrogeno convenzionale ricavato dal gas naturale, che ha lo svantaggio di liberare in atmosfera molto CO2. La contemporaneità di combustibili fossili e rinnovabili, del resto, non è un tabù nemmeno per l’ambizioso green deal della Presidente Ursula von der Leyen. Gli sforzi si concentrano in pochi anni, e i soldi da mettere in campo sono davvero tanti, con tutte le implicazioni per i bilanci dei singoli Stati. La Germania, per ora, sembra l’unico a non preoccuparsene.

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