Energia

Che cosa succederà all’ex Italsider di Bagnoli?

di

Bagnoli

L’articolo di Nunzio Ingiusto sulle ultime novità che riguardano il progetto di risanamento dell’area di Bagnoli

Riuscirà il governo – qualunque esso sia – a settembre a mettere un primo punto fermo sull’area ex Italsider di Bagnoli?

La fiducia sulla capacità della politica di riunire in un solo grande progetto ambiente, strutture e innovazione, è ormai bassa. Ne parliamo da due decenni e ancora non si vede un cantiere, uno. Il concorso di idee di Invitalia, finalmente chiuso, per ridisegnare l’area ha raccolto oltre 160 studi di architettura. 40 sono arrivati dall’estero, ha chiarito Invitalia stessa, che è il soggetto attuatore del programma di risanamento. A settembre saranno premiate le tre migliori proposte pervenute.

Il Ministro per il Sud Provenzano si era impegnato a dare una svolta all’antica questione, ipotizzando addirittura una nuova equipe tecnico-burocratica a Roma. Barbara Lezzi, che lo aveva preceduto come Ministro per il Sud, aveva indicato il 2024 come l’anno di una prima concreta fase di lavoro sull’area. Due interventi non adeguati alla sfida.

Ma per come è aggrovigliata la storia di Bagnoli, le decisioni vere sono nelle mani di più soggetti non sempre in pace tra loro. Bagnoli è stato il fiore all’occhiello ambientalista, ma ormai vistosamente appassito, di governi, Regione Campania, Comune di Napoli, manager, intellettuali indifferentemente di destra, centro, sinistra, ultrasinistra e via dicendo. Oggi respiriamo nel sapere che il concorso di idee internazionali si è concluso.

Tra le proposte arrivate saranno selezionati i 20 raggruppamenti che a maggio presenteranno i progetti sul nuovo paesaggio. Una commissione di Comune, Regione, Sovrintendenza, Ordine degli architetti e Invitalia entro settembre, designerà poi il vincitore. Nel rispetto del bando sono state presentate 36 candidature di raggruppamenti di studi, a cui fanno capo, appunto, oltre 160 studi. Il buonsenso ci dice che prima si seleziona il progetto da cantierare, meglio è. Per ridare fiducia ai napoletani in primo luogo e, finalmente, attrarre investimenti in un area strategica.

La politica dovrebbe trarne vantaggio. Nonostante qualche tesi ancora contraria ad un progetto unico di risanamento e prese di posizioni su perché e chi ha deciso cosa. Francamente una storia non avvincente.

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