L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato delle modifiche al regime di dazi sulle importazioni negli Stati Uniti di alluminio, un metallo utilizzatissimo in pressoché ogni settore dell’economia, inclusi i comparti rilevanti per la sicurezza nazionale.
La Casa Bianca ha infatti stabilito che le aziende che investono nella costruzione o nell’espansione di impianti di fusione negli Stati Uniti potranno ricevere degli incentivi pari alla metà pari alla metà dell’attuale dazio del 50 per cento sull’alluminio grezzo. L’obiettivo è incoraggiare lo sviluppo di una filiera domestica e ridurre la dipendenza dall’estero dell’industria aerospaziale e della difesa, in particolare.
LO STATO DELL’INDUSTRIA DELL’ALLUMINIO NEGLI STATI UNITI
Nel comunicato diffuso dalla Casa Bianca si legge che l’alluminio è un materiale “fondamentale per la produzione di sistemi militari statunitensi, tra cui veicoli corazzati, navi da guerra, veicoli spaziali e missili, nonché altri prodotti strategici di primaria importanza”.
Il problema è che, al momento, gli Stati Uniti sono dipendenti dalle importazioni perché la loro capacità produttiva è molto ridotta: vale appena l’1,7 per cento del totale globale. Circa la metà di tutto l’alluminio utilizzato nel paese arriva dunque dall’estero, soprattutto dal Canada, che con 3,2 milioni di tonnellate nel 2024 vale il doppio di tutti i nove fornitori successivi. Oltre che dal Canada, gli Stati Uniti si riforniscono principalmente dagli Emirati Arabi Uniti (347.000 tonnellate) e dalla Cina (222.800 tonnellate).
Nel 2023 l’America ha acquistato dall’Italia acciaio, alluminio e prodotti in ferro e acciaio per 2,7 miliardi di dollari: in quell’anno siamo stati il decimo maggiore fornitore.
IL PROBLEMA CON L’ALLUMINIO PER LA DIFESA
Secondo il think tank Safe, agli Stati Uniti mancano soprattutto le fonderie in grado di produrre leghe di alluminio ad alte prestazioni, richieste dall’industria della difesa per la realizzazione di missili, aerei da caccia e armature da combattimento avanzate, come piastre balistiche e esoscheletri. Negli ultimi vent’anni il numero di questi impianti sul territorio americano è sceso da ventidue a quattro.
Le stime di Safe dicono che entro il 2029 gli Stati Uniti saranno in grado di soddisfare solo un quarto delle domanda di alluminio prevista. Secondo il centro studi, le interruzioni delle forniture possono degenerare velocemente in “rischi operativi per le forze armate”.
Anche la Casa Bianca ha ammesso che “la domanda di alluminio primario degli Stati Uniti supera attualmente la capacità produttiva degli impianti di fusione americani”.
NUOVE RESTRIZIONI AGLI ACQUISTI DA NAZIONI AVVERSARIE
Oltre a prevedere delle condizioni favorevoli per le aziende che investono nell’espansione della capacità manifatturiera negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha anche inasprito i requisiti che consentono alle imprese di ottenere delle deroghe per l’acquisto di materiali critici da nazioni “avversarie” come la Cina e la Russia, in assenza di alternative.
LA REAZIONE DELLE IMPRESE
L’amministratore delegato di Century Aluminum, un’azienda americana, ha accolto con favore l’alleggerimento dei dazi, sostenendo che la decisione renderà “più facile effettuare investimenti come quello in Oklahoma Primary Aluminium”, una nuova fonderia, come riportato dal Financial Times.
L’Aerospace Industries Association, un’associazione di categoria, è stata invece meno positiva: ha detto di “apprezzare gli sforzi dell’amministrazione volti a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti da nazioni ostili per quanto riguarda i materiali critici”, ma pensa che le nuove restrizioni “ostacoleranno il raggiungimento di tali obiettivi”. “Per molti dei minerali individuati”, spiega, “le fonti nazionali o non esistono attualmente, oppure gli Stati Uniti non dispongono della capacità, della scala o dei requisiti di purezza necessari per soddisfare la domanda”.
Per esempio, la Cina – la principale rivale geopolitica degli Stati Uniti – domina i mercati delle terre rare, dell’antimonio, del gallio e del germanio, tutti elementi rilevantissimi per l’industria della difesa.



