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La liberalizzazione Ue non è servita contro la crisi del gas. L’analisi Clò

Clò

Tutte le colpe energetiche dell’Unione europea, che si è concentrata troppo sul libero mercato dimenticando la sicurezza degli approvvigionamenti. Il pensiero di Alberto Clò, economista ed esperto di energia, dal suo ultimo libro

 

Nel suo ultimo libro – Il ricatto del gas russo. Ragioni e responsabilità, edito da Il Sole 24 Ore – Alberto Clò, esperto di questioni energetiche e direttore della rivista Energia, ha criticato le scelte dell’Unione europea in materia di regolazione dei mercati dell’energia, responsabili a suo dire di aver inasprito la crisi attuale delle forniture e dei prezzi.

LE DIREZIONI OPPOSTE DI UE E RUSSIA

La “preoccupazione primaria della Commissione europea e degli Stati membri”, scrive, era quella di “completare i processi di liberalizzazione dei mercati, de-verticalizzare gli ex-monopolisti, ridurre l’importanza dei contratti a lungo termine ritenuti di ostacolo al dispiegarsi di una piena concorrenza nei mercati nell’illusorio presupposto che vi sarebbero state moltitudini di imprese desiderose di entrarvi. Mentre la Russia rafforzava il suo potere concentrandolo in Gazprom”, prosegue Clò, “l’Europa muoveva in direzione opposta”.

LE COLPE DELL’ANTITRUST

L’economista scrive poi che “nessuna obiezione […] veniva avanzata dalle autorità Antitrust nazionali – tanto severe sul loro piano interno quanto indifferenti su quello esterno – mentre quella europea dopo due anni di indagini sull’accusa di abuso di posizione dominante da parte di Gazprom in otto paesi europei dell’Europa Centrale e dell’Est decretava il non luogo a procedere nonostante che almeno in cinque di essi il monopolista russo avrebbe praticato prezzi anormalmente elevati”.

LIBERALIZZAZIONI E SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI

Secondo Clò, “le liberalizzazioni non erano poi in grado di per sé di fronteggiare la sicurezza degli approvvigionamenti né il mercato di perseguire interessi pubblici non curandosi d’altro se non conseguire profitti”.

“Perché”, si domanda retoricamente, “rafforzare l’interconnessione dei mercati accrescendo la concorrenza con grandi investimenti di cui avrebbe beneficiato il sistema più che gli incombenti? Perché, parimenti, rafforzare le connessioni tra Spagna e Francia che avrebbe consentito all’intera Europa di sfruttare l’ampia capacità inutilizzata di rigassificazione spagnola […] riducendo il potere di mercato degli incombenti in Francia?”.

IL PARERE DI BERNABÈ (EX-ENI)

Le tesi di Clò sono state sostanzialmente riprese da Franco Bernabè, ex-amministratore delegato di Eni e oggi presidente di Acciaierie d’Italia, in un’intervista recente al quotidiano La Stampa.

Bernabè, appunto, ha detto che l’Unione europea ha proceduto a “smantellare il sistema dei grandi approvvigionatori che avevano garantito per decenni disponibilità e prezzi competitivi del metano”. “Negli anni Ottanta e Novanta”, argomenta, “l’assetto del mercato era molto più solido: in Europa c’era una grande produzione interna di gas e le forniture dall’estero erano gestite da tre o quattro grandi compratori che erano in grado di negoziare da posizioni di forza con Gazprom o con l’Algeria”.

Secondo l’ex-dirigente di Eni, Bruxelles “ha riformato il mercato [energetico, ndr] rendendolo competitivo dal lato della domanda senza poter influire su quello dell’offerta. I grandi compratori sono stati smantellati, la struttura si è indebolita. E questa situazione non è rimediabile” nell’immediato.

Con l’obiettivo di creare un mercato competitivo, le autorità europee hanno “smontato i monopoli integrati: Eni aveva le infrastrutture con la Snam, la distribuzione con Italgas. A un certo punto questo a Bruxelles non è più andato bene. In più, ha chiesto di smontare i contratti a lungo termine, con cui l’Eni e gli altri soggetti europei avevano il pieno controllo”.

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